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Idee | 20 agosto 2026 | 06:00

"I destinatari dell'impianto da sci sono i ragazzi", ma siamo sicuri che per le nuove generazioni sia una priorità?

Un nuovo impianto di risalita verrà realizzato a Fangacci, nel Parco nazionale delle Foreste casentinesi (Appennino tosco-romagnolo). Viene quasi spontaneo pensare che queste iniziative riflettano i sogni che una generazione vorrebbe proiettare su quella successiva, riproponendo con nostalgia i propri entusiasmi giovanili

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Un nuovo impianto di risalita verrà realizzato a Fangacci, nel Parco nazionale delle Foreste casentinesi (Appennino tosco-romagnolo). L'intervento, dal costo di 880.358 euro Iva esclusa, prevede la sostituzione dell'obsoleta sciovia "Capanna".

 

Dopo l'annuncio, mi sono casualmente imbattuto in un commento entusiasta, pubblicato da un ex amministratore locale, che mi ha portato a riflettere su un aspetto a cui non avevo mai prestato attenzione.

 

Questa operazione, scriveva con gioia, "tornerà a far sciare ai Fangacci i nostri ragazzi, che a mio parere sono i destinatari privilegiati di questa struttura".

 

Indicare le nuove generazioni come i destinatari privilegiati di queste operazioni, è una formula spesso utilizzata per giustificare nuovi impianti di risalita. Se da un lato trovo importante che nelle aree interne vengano presi in considerazione gli interessi delle fasce più giovani della società, dall'altro sorge il dubbio che ai ragazzi continuino a essere proposti modelli di divertimento sincronizzati su un passato assai differente dall'attuale (e dal futuro) contesto climatico e sociale.

 

Viene quasi spontaneo pensare che queste iniziative riflettano i sogni che una generazione vorrebbe proiettare su quella successiva, riproponendo con nostalgia i propri entusiasmi giovanili.

 

Ma i ragazzi di oggi, e soprattutto di domani, verranno ancora attratti dallo sci in un territorio segnato da una progressiva diminuzione delle precipitazioni nevose?

 

Difficile, ora come ora, rispondere. Si può tuttavia affermare che passioni e attività spesso si evolvono o cambiano con l'evoluzione del contesto in cui sono inserite. E nel caso dello sci il contesto sta cambiando in modo vistoso, anche da un punto di vista economico. Il glaciologo Giovanni Baccolo sottolinea giustamente come, in passato, una giornata sugli sci fosse più o meno alla portata di tutti: "Ora - prosegue - le deteriorate condizioni non solo pregiudicano l'esperienza, ma obbligano a scaricare gli aumentati costi di gestione e la riduzione della durata della stagione sui prezzi per i consumatori. Lo sci di un tempo non può tornare, anche perché ormai è un'attività elitaria e destinata ai pochi che se la possono permettere".

 

Anche in questo caso, però, l'intenzione non è ostacolare un settore che tutt'ora riesce a generare importanti benefici economici in diversi territori montani, ma riflettere sull'odierna programmazione territoriale: alla luce di quanto detto, ha senso di questi tempi investire in un'attività dal futuro incerto risorse che potrebbero essere utilizzate per diversificare ulteriormente l'offerta?

 

Se è difficile trovare una risposta nelle abitudini dei ragazzi di ieri, magari si può cercare in quelle dei ragazzi di domani.

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