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Idee | 14 agosto 2026 | 12:00

Nella valle l'atmosfera è surreale, con in gola un sapore acre e davanti agli occhi un sole schermato dal fumo: il monte Amariana in fiamme indica una nuova "normalità" da affrontare

L'Amariana, la montagna simbolo della conca tolmezzina, è invasa dalle fiamme. Un incendio partito probabilmente da un fulmine che poi si è espanso a causa delle condizioni della vegetazione, secchissima dopo settimane di caldo anomalo. Una riflessione su questa "nuova normalità", sempre più osservabile anche sulle Alpi, e su come affrontarla insieme. Il nostro sopralluogo

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Appena arrivato in Carnia, sabato scorso, ho notato lo stato di secchezza dei boschi della conca tolmezzina. Non avevo mai visto, a inizio agosto, una tale situazione. Raramente avevo sentito, quassù, una cappa di caldo così opprimente.

 

Sul monte Amariana, una colonna di fumo indicava un incendio in atto in un punto remoto del versante, tra rocce e pini. Molto probabilmente un incendio naturale, partito da un fulmine e favorito dalle condizioni di estrema disidratazione della vegetazione. Un elicottero AIB già cercava di spegnerlo, mentre 4-5 altri incendi simultanei erano in atto in altre zone della regione.

 

Evidentemente domare quella bestia di fuoco, in quel punto così impervio della montagna, non è stato facile. Ieri è infatti accaduto che, probabilmente a causa di condizioni meteo favorevoli alle fiamme, l'incendio si è espanso velocemente sull'intero versante. Fiamme visibili da lontano, fumo denso che ha invaso le valli, aziende agricole e paesi a rischio. Una situazione di vera emergenza.

Stamattina dalla Val Degano si poteva osservare solo la punta di quel "triangolo perfetto" che l'Amariana disegna vista da nord. Sotto di essa, solo una cupa coltre bianco-giallastra. Sono sceso verso Tolmezzo in un'atmosfera surreale, straniante, con in gola un sapore acre e davanti agli occhi un sole alto ma innocuo, schermato dal muro di fumo.

Poi, vicino alla montagna, ecco le fiamme. Un'unica soluzione: fare dietrofront. Inutile, per raccogliere qualche foto, rischiare e intralciare le già difficili operazioni di lotta e protezione civile in atto

Mi sono sentito nel mezzo di uno scenario che, purtroppo, sarà sempre più probabile, anche sulle Alpi.

 

Non c'entra "il piromane" in questo caso, né la negligenza nell'uso del fuoco da parte di qualche agricoltore, né la sigaretta del turista maleducato e distratto. C'entrano solo le condizioni derivanti dalla crisi climatica, lo stress della vegetazione e la vegetazione stessa, espansa enormemente negli ultimi decenni. 

 

Per questo gli esperti insistono tanto sul tema della prevenzione: su interventi selvicolturali specifici nelle aree a rischio, sulla necessità di disporre di infrastrutture per aiutare la lotta attiva, sul fatto che le comunità rurali si debbano organizzare, guidate dalle autorità, per rendere l'intorno dei loro nuclei abitati più sicuro. Per questo gli esperti parlano di "gestione integrata" del fenomeno incendi: non solo lotta, ma anche previsione, prevenzione, controllo, cultura, in una visione d'insieme che sappia ribilanciare investimenti e azioni.  

 

Tanti altri incendi, in questa estate torrida, stanno interessando anche le Alpi. Al di là del caso specifico, con le sue peculiarità che saranno analizzate da chi di dovere, il messaggio è ormai chiarissimo: non si tratta più soltanto di lottare contro il fuoco, ma di imparare ad affrontare, a tutto tondo, questa "nuova normalità".

 

Una nuova normalità che dovrebbe rappresentare anche un "cantiere collettivo per abitare in altro modo la Terra", come lo ha definito Pauline Vilain-Carlotti, citata in un recente articolo apparso su L'Altramontagna

 

"Non si tratta più solo di lottare contro il fuoco", si sottolineava in quell'articolo, realizzato insieme all'esperto Giuseppe Mariano Delogu, "ma di averci a che fare". "Perché il fuoco non è solamente una minaccia. È un rito di passaggio verso un nuovo mondo che verrà, una prova che ci obbliga a cambiare i modi di vedere e di fare. La questione non è più, quindi, sapere se avremo altri incendi, ma come noi sceglieremo di affrontarli, insieme".

 

Ecco il punto chiave, che mi ripeto osservando, laggiù in fondo, la conca tolmezzina invasa dal fumo: scegliere come affrontarli, insieme. Una sfida che coinvolge amministrazioni e comunità, scuole e realtà produttive, esperti e volontari. Una sfida urgente da affrontare localmente, da affiancare alla sfida più grande, globale: quella di agire alla base delle cause che hanno portato a tutto questo.

 

 

Foto di copertina e prima immagine: Protezione Civile FVG

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