Il 15 agosto 2026 è una data che ha segnato la storia dello sci alpino estivo: non esiste più, da quel giorno, alcun luogo sulle Alpi dove sia possibile praticarlo

Una cosa che prima era possibile fare grazie ai ghiacciai, ora non è più realizzabile. È una piccola perdita rispetto alle molte trasformazioni che stanno investendo l'alta montagna, ma racconta con efficacia quanto rapidamente il cambiamento climatico stia modificando i ghiacciai e le attività che per oltre un secolo abbiamo potuto esercitare grazie a essi

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Scrivo all'ombra di un olmo cresciuto tra colli morenici che videro il ghiaccio l'ultima volta circa 20.000 anni fa. Il paesaggio che ho intorno appare tanto lontano dall'alta montagna: vigneti, campi di granoturco e cascine. Eppure le ondulazioni del paesaggio che riempiono lo sguardo furono scolpite da possenti colate glaciali in discesa dalle vallate alpine.
Questa suggestione è utile per raccontare come ghiaccio e ghiacciai possano lasciare il segno anche a grande distanza rispetto a dove ci aspetteremmo di trovarli. E in questi giorni è successo qualcosa di simile. Dalle alte quote alpine è giunta una notizia che a mio parere non è stata analizzata e commentata con la dovuta attenzione. Dal 15 agosto 2026 non esiste alcun luogo delle Alpi dove sia possibile praticare lo sci-alpino estivo.
Il giorno di Ferragosto la società che gestisce gli impianti e le piste del Ghiacciaio del Livrio, nelle vicinanze del Passo dello Stelvio, ha annunciato la chiusura a causa delle deteriorate condizioni del ghiacciaio.
La notizia è arrivata pochi giorni dopo che altre località si erano mosse in modo simile. Al Plateau Rosa, sopra Zermatt, le piste sono state chiuse il 1 agosto, a Saas-Fee il 10 agosto, e così via. Il Livrio è stato l'ultimo a cadere.
Il motivo della debacle è ovviamente l'impatto che il cambiamento climatico sta producendo sui ghiacciai delle Alpi. Le ondate di calore che si sono susseguite una dopo l'altra in Europa, hanno inferto profondi fendenti alla salute dei ghiacciai, consumando la neve fino alle quote più alte e fondendo il ghiaccio a velocità impressionante. Parliamo di ghiacciai che, in condizioni di normalità climatica, conservavano almeno parte della neve dell'anno. Sono oggi completamente spelati ed esibiscono un ghiaccio vecchio e grigiastro a quote ben superiori ai 3000 metri.
Quando la neve lascia posto al ghiaccio duro, attraversato da crepacci aperti e torrenti sopraglaciali, sciare diventa impossibile. Se tali condizioni permangono solo pochi giorni, è possibile intervenire artificialmente, spianando, riempiendo e muovendo la neve da una parte all'altra del ghiacciaio. Se però il ghiacciaio subisce tante settimane di temperature elevate, pioggia e assenza di rigelo notturno, non è possibile intervenire.
La scomparsa dello sci estivo è qualcosa che mi colpisce, ma a distanza. Sono nato alla fine degli anni '80 e non ho mai praticato questa attività. Sebbene quando ho cominciato ad apprezzare la montagna e la sua frequentazione, l'epoca d'oro dello sci estivo fosse già passata, questa attività mi affascinava. Sapere che mentre in pianura si andava a spasso in canottiera e ciabatte, qualcuno potesse sciare sugli alti ghiacciai delle Alpi, mi piaceva. C'era un che di esotico in quella magia capace di ingannare le stagioni.
Presto però la fascinazione ha lasciato spazio all'analisi critica dei contrasti che inevitabilmente si accompagnano alla pratica dello sci estivo su ghiacciaio. Quale il senso di investire energie e risorse per mantenere un'attività evidentemente in disequilibrio con il nuovo contesto climatico? Quale divertimento può scaturire dallo sciare su ghiaccio nerastro mezzo sommerso nell'acqua?
Lavorare sui ghiacciai con ruspe e bulldozer, sbancare ghiaccio, muovere neve, interferire con i crepacci, e intanto i giganti di ghiaccio subiscono i contraccolpi prodotti da temperature sempre più alte, perché? Sciare è un'attività meravigliosa, ma per farlo sono necessarie precise condizioni meteoclimatiche e nivologiche. Non appena ho iniziato a intravedere una forma di accanimento nel voler perseverare in questa attività, ho smesso di invidiare chi avesse la fortuna di riuscire a concedersi qualche giornata di sci estivo.
Ho iniziato invece a vedere nella perseveranza a tutti i costi di questa pratica una manifestazione di mal-adattamento al cambiamento climatico: il tentativo di conservare un'attività nata in condizioni ambientali diverse, investendo risorse crescenti per compensare artificialmente ciò che il nuovo clima non riesce più a garantire. Spremere fino l'ultima goccia di un succo che ormai è finito.
Ed è così che il 15 agosto 2026 è finita la storia dello sci alpino estivo come la conoscevamo. Le prime tracce documentate di questa epopea alpestre ci portano nell'Oberland Bernese. Nel 1914 sullo Jungfraujoch, pochi anni dopo l'arrivo della ferrovia a 3454 metri, venivano organizzate le prime gare di sci estivo. Dal 1919 divennero un appuntamento regolare, destinato a durare per decenni. Di lì a poco il numero di località per la pratica dello sci estivo crebbe velocemente, per poi iniziare a declinare a partire dalla fine degli anni '80.

Nel 2026 i ghiacciai capaci di conservare la neve sono però sempre di meno e i vasti bacini di accumulo dotati di caratteristiche logistiche e topografiche adatte per la pratica dello sci sono terminati. Il dado è tratto.
Forse l'anno prossimo, e negli anni subito successivi, i pochi siti rimasti attivi proporranno ancora qualche settimana di sci estivo, ma lo potranno fare per periodi sempre più brevi, erodendo la possibilità di ripagare i forti investimenti necessari per addomesticare i ghiacciai e renderli fruibili per questa attività. Il percorso si snoda lungo un binario morto e siamo molto vicini alla fine delle rotaie.
Ho vissuto la fine di questa storia lontano dai ghiacciai. Le estati europee di questi anni sono troppo estreme per i ghiacciai superstiti. Lo squilibrio tra la loro condizione e il nuovo clima è troppo profondo. I ghiacciai non sono più i luoghi che avevamo imparato a conoscere negli scorsi decenni. Sono l'ombra affannata di quel che erano e ciò ha conseguenze dirette per chi frequenta l'alta montagna. Tante attività, incluso lo sci estivo, sono rapidamente diventate troppo pericolose o, ancor più semplicemente, troppo poco appaganti per poter essere praticate come nulla fosse.
Il 15 agosto 2026 rimarrà una data importante nella cronistoria del declino dei ghiacciai alpini. Una cosa che prima era possibile fare grazie ai ghiacciai, ora non è più realizzabile. Certo, tra i tanti servizi forniti dai ghiacciai, lo sci estivo era sicuramente tra i meno importanti, ma la sua fine rimane un simbolo. Non possiamo più sciare in estate, i rifugi faticano sempre più a rimpiazzare l'acqua un tempo in arrivo dalle fronti glaciali, i versanti prima consolidati dal gelo cedono, tante vie alpinistiche diventano troppo pericolose, e via dicendo. Insieme al ghiaccio stiamo perdendo una componente fondamentale del paesaggio alpino.
Le montagne rimangono meravigliose, ma senza quella sfumatura bianca dovremo inevitabilmente rivedere il nostro modo di approcciarci ad essa.
Immagine in apertura: il ghiacciaio del Livrio fotografato dalle webcam installate nei paraggi del Passo dello Stelvio il 15 agosto 2026: ghiaccio nero e totale assenza di neve. Crediti: www.pirovano.it












