"Entrato nel pollaio vide il serpente che aveva appena ingoiato l'uovo di legno, esca per la volpe. Così, mentre lo guidavo dal telefono, prese a fargli una manovra per farlo rigurgitare"

"Era preoccupato per la salute del serpente, mentre a liberarsi della volpe non ci avrebbe pensato due volte". Esiste un paese, nel Centro Italia, dove i serpenti vengono adorati: a loro è dedicata la festa del patrono del paese. Questo legame con il mondo erpetologico, oggi offre un'enorme contributo alla scienza, ma dà vita anche a storie piuttosto curiose

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
"Un signore di Cocullo, in Abruzzo, facendo dei lavori al cimitero con un martello pneumatico, un giorno ferì un biacco, che probabilmente stava svernando. Preoccupato per il serpente, lo portò dal veterinario a sue spese. Il veterinario, però, che non era di lì, gli disse che ormai c'era poco da fare per la povera bestia. L'operaio invece andò in farmacia, comprò tutti i disinfettanti, garze, fili da sutura e - così pare - lo disinfettò, se ne prese cura e riuscì a rimetterlo incredibilmente in sesto. Non so quanto sia sopravvissuto questo serpente, però, non mi sembra che sia una cosa che succede in altre parti del mondo".
Forse più di ogni altro animale, la vista di un serpente suscita in noi umani una paura recondita, una forte repulsione: siamo arrivati persino a farne l'immagine stessa del male assoluto. Sia colpa della Bibbia o del veleno che possiedono alcuni di loro, siano le squame o il loro procedere silenzioso e furtivo, fatto sta che pochi di noi si troverebbero lieti di un simile incontro e, anzi, c'è da sperare che il malcapitato serpente non ci trovi armati di qualche strumento contundente.
Se questo ragionamento vale – quasi sempre ingiustificatamente - per la maggioranza dei casi, c'è invece un luogo, in centro Italia, dove questa prospettiva è capovolta: non solo non odiano i serpenti, ma provano enorme affetto e cura per essi, più che per altri animali, e ne hanno fatto addirittura un'immagine religiosa da accompagnare al santo patrono del paese. Parliamo del comune di Cocullo, in Abruzzo, dove ogni anno, in maggio, si tiene la celebre Festa dei Serpari, in onore di San Domenico da Sora.
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Tutto inizia il 19 marzo, con i primi tepori di primavera: a raccontarcelo è un serparo di Cocullo in persona. "Qui in paese – racconta – c'è un proverbio che dice: 'San Giuseppe la prima serpe'. Il 19 marzo infatti, giorno di San Giuseppe, parte la caccia dei serpenti, che appena usciti dal letargo sono ancora piuttosto lenti e facili da catturare".
Decine di abitanti del paese si disperdono tra i boschi e i fiumi circostanti alla ricerca delle quattro specie prescelte per accompagnare la processione. Dall'enorme cervone al celebre colubro di Esculapio, insieme alla natrice dal collare e al tenebroso biacco: tutte specie innocue per l'uomo. Questo affinché, per un giorno, oltre 150 serpenti invadano la piazza di Cocullo, rendendo onore al santo, lasciandosi avvicinare dalle persone e smentendo come possono lo stereotipo che li riguarda.
"Molte credenze girano attorno ai serpenti, sono un modo per dare forma alle paure della gente. Però a Cocullo non è così, non c'è nessun astio per queste bestie, per niente proprio. Anzi, tutti gli spettatori che vengono da fuori negli anni, ci giocano e man mano si fanno coraggio. È uno spettacolo".
Delle origini cattolico-pagane di questa celebrazione e del suo crescente successo di pubblico abbiamo già parlato in altre occasioni, con un reportage dal nostro inviato Emanuele Valeri. Oggi invece, vogliamo parlare degli aspetti scientifici dietro a questa peculiare tradizione, ma soprattutto di questo innato senso di empatia dei cocullesi verso questi animali. Per questo, ci siamo rivolti al dr. Ernesto Filippi, uno dei massimi esperti in Italia di ecologia e conservazione dei serpenti, che dal 2010 collabora con la Festa dei Serpari di Cocullo.
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Ma prima c'è da chiarire un punto. Con la direttiva Habitat, recepita in Italia dal Dpr 357 del 1997, tutte le specie di serpenti che citavamo non potrebbero essere catturate, manipolate, detenute. Com'è possibile dunque che vi sia l'autorizzazione per una simile celebrazione?
Per molti anni dopo l'entrata in vigore delle leggi di protezione, in effetti, il rituale venne ancora praticato, grazie a deroghe saltuarie e a qualche distrazione, in una zona grigia di dubbia legalità. Nella primavera del 2006, però, mentre conduceva uno studio in una riserva naturale della zona, l'erpetologo Gianpaolo Montinaro incontrò alcuni serpari in cerca di animali da catturare per la festa. La loro dimestichezza con i serpenti lo sorprese.
"Ero abituato alla repulsione e al disgusto suscitati dai luoghi comuni sui serpenti", raccontava Montinaro a Mediterraneaonline. "Mi sarei aspettato che i serpari si comportassero da cacciatori. Al contrario, la loro conoscenza e il rispetto per gli ofidi mi diedero l'idea di considerare la festa un'opportunità per studiare e proteggere l'erpetofauna locale".
Per farlo, si rivolse a uno studioso romano di fama internazionale, il dr. Ernesto Filippi. Convintolo a partecipare, i due scienziati prepararono insieme una bozza di progetto. Con la collaborazione del Comune di Cocullo, proposero alle autorità di trasformare la cattura annuale dei serpenti in uno studio scientifico. La proposta fu approvata e il monitoraggio dei serpenti catturati per la Festa di San Domenico iniziò ufficialmente nel 2010.

"Per l'alto valore antropologico e culturale della manifestazione – ci spiega Filippi - il Comune ha ottenuto il permesso del Ministero dell'Ambiente ad utilizzare i serpenti. Questo a patto della realizzazione di una serie di misure di tutela, tra cui il monitoraggio che viene fatto ogni anno. Tutti i serpenti catturati dai serpari vengono controllati: ne determiniamo la specie, il sesso, lunghezza testa-cloaca, coda, peso. Poi si fa un esame clinico dell'animale - dei prelievi per controllare se ci sono dei parassiti, salmonella e cose analoghe - e infine ogni individuo viene microchippato per essere riconoscibile nel caso di ricattura".
Al termine dell'evento, come si è sempre usato a fare, ciascun serpente viene rilasciato illeso nell'ambiente dove è stato trovato. Insomma, anche dal punto di vista scientifico, i serpari danno un contributo importante allo studio e al benessere dei serpenti. "Oggi, il progetto ha raggiunto a 1800 individui marcati in 15 anni di monitoraggio, il che lo rende il progetto di marcatura più importante d'Italia e uno dei più grandi d'Europa".
Ma se l'amor di scienza e l 'impegno nel conservare intatta la loro tradizione possono giustificare tanta dedizione e rispetto per il rettile, non bastano certo a spiegare l'amore che gli abitanti di Cocullo nutrono per esso. Nemmeno il dottor Ernesto Filippi, dopo quindici anni di collaborazione con i cocullesi, ha del tutto chiaro il loro segreto, tuttavia - per darci un'idea del profondo legame che lega gli abitanti ai loro serpenti – ha voluto raccontarci due episodi piuttosto emblematici.
Il primo, l'avete letto in apertura di articolo. Il secondo, ancor più stupefacente, è il seguente.
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"Qualche anno fa – racconta l'erpetologo - mi chiamò a Roma uno storico serparo di Cocullo. Questo signore aveva messo nel pollaio un uovo di legno, perché c'era una volpe che andava a nottetempo a predare le galline e a mangiarsi le uova. E invece mi aveva chiamato tutto agitato perché era entrato la mattina presto nel pollaio, e aveva trovato un grosso cervone che si era appena ingoiato l'uovo di legno. E lui era preoccupato per la salute del serpente, mentre a liberarsi della volpe non ci avrebbe pensato due volte.
Al che mi dice: 'Ernesto, ma che faccio? Vengo subito a Roma?'. Lui sarebbe venuto da Cocullo a Roma in giornata, subito, per curare il serpente. Invece, per telefono, gli ho detto: 'Guarda dove si trova il rigonfiamento dell'uovo…'. L'aveva per fortuna appena deglutito. Così, lì al telefono gli ho spiegato una manovra che alle volte si fa con i serpenti per conoscerne la dieta, capace di fargli rigurgitare ciò che hanno appena ingerito.
Così, piano piano, lui ha fatto questo movimento di palpazione, un po' di pressione dall'addome verso la testa, e il serpente ha finalmente rigurgitato l'uovo di legno. Non credereste alla sua gioia, fu una grande festa".












