In molti boschi è possibile osservare strani arrossamenti delle chiome: stiamo vivendo un autunno anticipato? Ecco i segnali di sofferenza degli ecosistemi forestali

Quando il caldo e la siccità si prolungano così a lungo, a pagarne il prezzo non sono solo le persone e le colture agrarie, ma interi ecosistemi forestali. Chi frequenta i boschi giornalmente impara presto a leggere piccoli indizi che raccontano molto sul loro stato di salute. Ma quali sono questi segnali che chiunque potrebbe notare?

Chi frequenta la montagna come me ha sempre avuto un'idea rassicurante: che quassù, quando in pianura si soffoca, si possa trovare sempre refrigerio. Purtroppo quest'estate l'idea sta vacillando. L'estate 2026 si sta infatti confermando come una delle più calde mai registrate in Italia, con ondate di calore che si sono succedute fin dalla fine di maggio e che a fine luglio hanno portato lo zero termico sulle Alpi fino a quota 4.900-5.300 metri.
Secondo i climatologi giugno e luglio 2026 hanno già superato, in Italia, i valori record dell'estate 2003. Anche a 1000 metri di quota, dove di solito qualche grado in meno e le sere fresche offrono sollievo, quest'anno il caldo si fa sentire in modo insolito e anche io che normalmente ho sempre dormito con finestre chiuse e copertina sul letto, mi sono rassegnata a imposte aperte e solo lenzuolo. Non si tratta solo di temperature massime: come accennato, le notti non si raffreddano più, ma anche le precipitazioni mancano da settimane o generano acquazzoni violenti e pericolosi.
Quando il caldo e la siccità si prolungano così a lungo, a pagarne il prezzo non sono solo le persone e le colture agrarie, ma interi ecosistemi forestali.
Chi come me frequenta i boschi giornalmente impara presto a leggere piccoli indizi che raccontano molto sullo stato di salute di un ecosistema. Ma quali sono questi strani segnali silenziosi che potreste notare anche voi senza strumentazione professionale?
Sicuramente avrete notato strani arrossamenti o ingiallimenti delle chiome delle latifoglie: si tratta di una caduta anticipata delle foglie per limitare l'evapotraspirazione conseguente alla fotosintesi clorofilliana. Infatti se le piante si accrescono attraverso la fotosintesi utilizzano anche moltissima acqua catturata a livello radicale e che poi evapora da piccoli forellini collocati sulla pagina inferiore delle foglie e chiamati stomi. Ebbene, in momenti in cui le precipitazioni piovose sono scarse o in casi di elevata temperatura le piante bloccano questo flusso di acqua dalle radici alle foglie...chiudendo il tratto finale e seccando precocemente l'apparato fogliare.
In altri casi potreste trovare per lo stesso motivo foglie con margini secchi, arricciati o bruniti, soprattutto nella parte della chioma più esposta al sole. Anche negli abeti rossi e nei pini si può notare un ingiallimento o arrossamento degli aghi, spesso partendo dalle punte.

Ma la chioma potrebbe darci un altro segnale della siccità e del calore: infatti quest'anno le piante hanno avuto un'esplosiva e meravigliosa fioritura a cui è seguita un'ottima fruttificazione. Tuttavia guardando proprio i frutti avete visto come molti di questi siano avvizziti, secchi o addirittura siano caduti a terra prima della definitiva maturazione? Anche questo è indice di pochissima acqua: la fruttificazione se continuerà questo andamento meteo sarà sicuramente ridotta.
Non solo sulla chioma ma anche sulla corteccia si possono notare gli effetti del caldo: la siccità prolungata può causare piccole fessurazioni nella corteccia di alcune specie, ed è anche il momento in cui gli alberi indeboliti diventano più vulnerabili agli attacchi di insetti xilofagi, come il bostrico tipografo dell'abete rosso.
Se poi si guarda a terra nel bosco si potrà osservare una lettiera secca e friabile: non solo sotto i vostri piedi scricchioleranno muschi e licheni che generalmente sembrano invece dei morbidi piumini ma anche la lettiera di foglie e aghi è molto secca, quasi polverosa, nonché talvolta particolarmente scivolosa. Questo aumenta enormemente il rischio di incendio, anche in quota, dove un tempo era considerato un rischio marginale.
Se poi camminate in un bosco di conifere potreste accorgervi di un marcato odore di resina decisamente più intenso del normale: in presenza di forte stress termico, le conifere possono rilasciare più resina del solito, un meccanismo di difesa contro stress idrici e soprattutto attacchi di patogeni.
Un ulteriore indizio passeggiando in un caldo bosco estivo è il silenzio: non solo gli alberi ma anche uccelli e insetti riducono l'attività nelle ore più calde, e la fauna si sposta verso le quote più fresche o verso le poche fonti d'acqua rimaste, alterando equilibri che normalmente si mantengono stabili per tutta la stagione.
Infine, un ultimo segnale è la totale assenza di funghi anche in aree solitamente generose: la carenza di umidità nel suolo si riflette nella mancata fruttificazione dei funghi. Lo sanno bene gli appassionati che in questi giorni girano nei luoghi più disparati con una tristezza infinita sul volto.
Tutti questi segnali non sono solo curiosità naturalistiche: sono il modo in cui il bosco comunica una sofferenza che, se ripetuta negli anni, può tradursi in una maggiore vulnerabilità a parassiti e patogeni, e ad un maggior rischio di incendio. Osservarli con attenzione, stagione dopo stagione, è quindi un esercizio che vale la pena fare, che si sia tecnici del settore o semplici camminatori: guardare il bosco con occhi più attenti, oggi, significa anche imparare a leggere in anticipo i segnali di un cambiamento climatico che riguarda tutti noi.

Mi chiamo Paola Barducci, ma tutti mi chiamano Forestpaola. Sono una dottoressa forestale e Imparare a guardare il bosco è l'invito che rivolgo a chiunque desideri trasformare una semplice escursione in un'esperienza di scoperta profonda. Spesso, infatti, attraversiamo i paesaggi alpini percependo i boschi come uno sfondo statico, sempre uguale. Ma la montagna in cui si inseriscono è in realtà un organismo vivo, un insieme di dinamiche invisibili e storie scritte nel tempo.
In questo blog vi invito idealmente a camminare al mio fianco, lungo i versanti e tra i boschi di abete, larice o rovere, per decifrare insieme i segni della natura e l'evoluzione del paesaggio montano: dalla semplice definizione di bosco al riconoscimento degli alberi quando non hanno le foglie, faremo divulgazione scientifica "con gli scarponi ai piedi", imparando a leggere la complessità della foresta con occhi nuovi e consapevolezza tecnica, ma senza mai perdere lo stupore di chi sa ancora ascoltare il respiro della montagna.














