Il fantasma dei boschi ha messo su famiglia: il gatto selvatico si riproduce sull'Appennino ligure

Prima bisognava dimostrare che ci fosse. Adesso che nei boschi dell'Appennino ligure si riproduce. Alla scoperta di uno degli abitanti più elusivi dei boschi italiani: il gatto selvatico europeo. È il nuovo capitolo di una ricerca iniziata otto anni fa da Paolo Rossi e Nicola Rebora, fotografi e documentaristi

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Prima bisognava dimostrare che ci fosse. Adesso, che in questi boschi dell’Appennino ligure si riproduce. È il nuovo capitolo di una ricerca iniziata otto anni fa da Paolo Rossi e Nicola Rebora, fotografi e documentaristi che dal 2018 seguono, attraverso fototrappole e camere nascoste, uno degli abitanti più elusivi dei boschi italiani: il gatto selvatico europeo, Felis silvestris silvestris.
Per oltre un secolo, racconta Rossi, da queste parti non erano state raccolte prove della presenza del felino. Prima delle immagini ottenute dal 2018, per vedere un gatto selvatico in Liguria bisognava andare al Museo di Storia Naturale di Genova e osservarne un esemplare tassidermizzato.
Oggi le telecamere raccontano una storia differente. Nelle immagini inedite diffuse in queste ore da Rossi si vede una femmina con i suoi piccoli, i cuccioli che giocano e imparano a riconoscere ciò che accade intorno a loro. Immagini rare, ottenute cercando di lasciare che il bosco continui a vivere come se l’uomo non fosse lì.
Rossi lavora sulla fauna selvatica da molti anni. Diplomato in Agraria con una tesi sul ritorno del lupo nell’Appennino ligure, dal 2010 è fotografo documentarista. Prima i lupi, poi gli altri piccoli e medi predatori dell’Appennino e infine quel felino che, proprio per la sua capacità di non farsi vedere, sembrava essere scomparso da queste montagne. Dal 2018, insieme a Rebora, ne raccoglie immagini e filmati nell’Appennino ligure-piemontese.

Paolo, qual era l’obiettivo quando avete cominciato a lavorare sul gatto selvatico?
Il primo step era dimostrare che il gatto selvatico fosse presente sull’Appennino ligure. Il secondo era dimostrare che si riproducesse. Sono ormai otto anni che lavoriamo in questi boschi.
E adesso siete riusciti a filmare una femmina con i piccoli. Che cosa mostrano queste immagini?
Sì, ci siamo riusciti. Nel video si vede la femmina che marca il territorio strusciando la schiena sul terreno, i piccoli che giocano tra loro, un tasso che arriva e annusa la loro “stanza dei giochi”, mentre loro continuano a giocare. In questi mesi, video dopo video, li abbiamo visti crescere: un’emozione grandissima.
Perché considerate una sequenza del genere così eccezionale?
"Siamo ben consci di quanto immagini simili siano difficili da ottenere, per noi come per molti altri documentaristi, amatoriali e non, in tutta Europa. Al di là della soddisfazione personale di potersi godere immagini simili, quello che ci colpisce è osservare e documentare “l’addestramento” della madre, intenta a crescere i suoi piccoli trasmettendo loro più informazioni possibili nel più breve tempo possibile.
Che cosa vi ha colpito in particolare osservando la femmina e i suoi cuccioli?
È straordinario notare come, già in tenerissima età, i piccoli imparino per emulazione dalla madre ad accorgersi di potenziali pericoli e a nascondersi rapidamente quando questi si presentano: possono essere l’uomo, i tassi, i lupi, le martore e altri animali. In futuro speriamo di riuscire a realizzare un documentario specifico sulle straordinarie immagini che stiamo ottenendo in questi mesi.
La particolarità è anche che tutto questo avviene senza che gli animali sembrino accorgersi della vostra presenza.
Ed è una cosa alla quale teniamo moltissimo. Siamo veramente felici di riuscire a lavorare nei boschi minimizzando il disturbo nei confronti della fauna. In questo, come in altri nostri lavori, l’animale non guarda praticamente mai in camera, che cerchiamo di posizionare sempre in modo poco invasivo. In questo modo riusciamo ad avere accesso a momenti di intimità che altrimenti sarebbe difficilissimo osservare di persona.
È un principio che attraversa tutto il lavoro di Rossi. Le sue immagini, spiega nella presentazione della propria attività, sono frutto di ricerca, studio e lunghe attese e non vengono ottenute utilizzando carnai o esche per attirare gli animali.

È la prima volta, in otto anni, che filmate una femmina con i suoi piccoli?
No, è la quarta volta in otto anni. L’ultima era stata nel 2023: anche quell’estate la femmina era accompagnata da due piccoli."
Quindi non volete semplicemente dimostrare che il gatto selvatico esiste. C’è anche un lavoro di sensibilizzazione sul territorio.
Esatto. Vogliamo innanzitutto informare le persone che il gatto selvatico esiste e che rappresenta un tassello importantissimo del mosaico della biodiversità locale ed europea. Non è affatto scontato poterlo ammirare oggi.
Perché?
Perché dal Medioevo fino a pochi decenni fa è stato perseguitato dall’uomo con ogni mezzo: fucili, cani, veleno e tagliole. Le prime importanti forme di protezione sono arrivate soltanto dagli anni Settanta in poi.
Proteggere il gatto selvatico significa quindi anche proteggere il suo ambiente?
Certamente. Uno dei messaggi che vogliamo trasmettere è l’importanza della conservazione degli alberi e dei boschi vecchi, ambienti particolarmente importanti per questo felino.
È un tema che ritorna spesso nei lavori di Rossi e Rebora. Dove l’uomo non è più sovrano, ad esempio, è dedicato proprio ai boschi abbandonati dall’uomo, dove castagni e faggi riconquistano progressivamente lo spazio e, insieme a loro, torna la fauna selvatica. Nel 2025 il film ha vinto il Festival Internazionale di Montagna dei Pirenei.
C’è però anche un problema apparentemente sorprendente: quello rappresentato dai nostri gatti domestici.
È molto importante che amministrazioni e cittadini comprendano quanto sia importante sterilizzare i gatti domestici, Felis catus. Possono infatti ibridarsi con Felis silvestris silvestris, competere con lui per le stesse prede e trasmettergli malattie.
Dopo otto anni di lavoro, dove porterà tutto quello che state scoprendo?
Quello che stiamo scoprendo, filmando e imparando su questo incredibile animale un giorno diventerà un film. Come facciamo abitualmente, sarà un progetto indipendente sostenuto dal basso da persone appassionate come noi. Il tema sarà il gatto selvatico, ma anche l’etica con cui ci si avvicina e si documenta la fauna.
È un metodo che Rossi e Rebora hanno già seguito con altri progetti indipendenti. Il loro lavoro non si limita alle immagini: libri fotografici, cortometraggi ed eventi sul territorio vengono utilizzati anche per sensibilizzare il pubblico sulla biodiversità e sull’approccio alla fauna selvatica. Nel 2025 Rossi ha ricevuto il Premio Marcello Meroni nella categoria Ambiente, anche per questa attività di divulgazione e conservazione.
Rimane però una domanda alla quale forse non riuscirete mai a rispondere. Il gatto selvatico è tornato sull’Appennino ligure oppure non se n’è mai andato?
Questo resta un mistero, forse per sempre irrisolvibile. Potrebbe essere ritornato naturalmente in tempi recenti, come ha fatto il lupo, approfittando dell’abbandono della montagna da parte dell’uomo. Oppure potrebbe essere rimasto nascosto fino a oggi, per svelarsi soltanto recentemente alle nostre videotrappole.
Tu quale delle due ipotesi preferisci?
Tenderemmo a propendere per la seconda, che è anche la più poetica. E c’è un dato che per noi non è da poco: in otto anni di lavoro in questi boschi non siamo praticamente mai riusciti a incontrarlo bene di persona. Lo abbiamo filmato e fotografato attraverso camere nascoste.

Forse è proprio questa capacità di esserci senza farsi vedere a rendere il gatto selvatico diverso da molti degli animali che negli ultimi decenni hanno riconquistato le montagne italiane.
Otto anni di telecamere nascoste hanno dimostrato che il fantasma attraversa ancora questi boschi. E le immagini dei piccoli raccontano qualcosa in più: tra quegli alberi una nuova generazione sta crescendo.
Rimane soltanto da capire se sia davvero tornato.
O se, molto più semplicemente, non se ne sia mai andato.












