Vide degli alberi rosicchiati, con dei tronconi a forma di matita: una cosa inedita. A 8 anni di distanza, per tutelare i castori tornati tra le montagne del Friuli si stanno mappando tutti i fiumi regionali

Nell'autunno del 2018, una guardia forestale del Tarvisiano, in Friuli, vide segni lasciati da poderosi incisivi. Potevano essere solo del castoro euroasiatico. Ma lì il castoro non si era mai visto. Era, in realtà, proprio un castoro arrivato controcorrente lungo il torrente Slizza, dalla Carinzia, sino alla piana di Fusine. Il primo a ritornare in Italia dopo 500 anni di assenza

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Era l'autunno del 2018 quando una guardia forestale del Tarvisiano, in Friuli, vide degli alberi rosicchiati, con dei tronconi a forma di matita. Qualcosa di mai visto in quella zona. Quei segni, lasciati da poderosi incisivi, potevano essere solo del castoro euroasiatico. Ma lì il castoro non si era mai visto.
Era, in realtà, proprio un castoro arrivato controcorrente lungo il torrente Slizza, dalla Gailtal, in Carinzia (Austria), sino alla piana di Fusine. Il primo a ritornare in Italia dopo 500 anni di assenza. E a Tarvisio si è trovato bene, stabilendosi in pianta fissa.
"Il castoro è rinomato come bioregolatore, un 'ingegnere della natura' che, realizzando dighe e tane, contribuisce a creare nuovi ambienti umidi, migliorando la biodiversità. Così un torrente, spesso con poche dita d'acqua, può diventare una zona acquitrinosa, ricca di libellule e anfibi, con delle pozze con acqua più profonda, perfetta per i pesci", spiega Renato Pontarini, fotografo naturalista, ricercatore del progetto Lince Italia, da subito coinvolto nell'osservazione della comunità dei castori di Tarvisio. Renato è stato colui che ha riconosciuto i segni sugli alberi e che ha seguito, sin dai primi giorni, il castoro con le fototrappole. Tanto che quel primo castoro, in suo onore, è stato chiamato 'Ponta'.

Nel 2023, dopo 5 anni, un altro castoro è arrivato dall'Austria. "L'Austria, e la Carinzia in particolare, sono sature, i castori cercano nuovi territori e dalla Gailtal ci sono solo due "strade acquatiche" che portano a sud: lo Slizza verso Tarvisio e il fiume Gail stesso, verso la Pusteria", spiega Pontarini. "È stato un caso fortunato, ci sono dighe e centraline idroelettriche da scavalcare, esistono non pochi ostacoli per un animale che deve spostarsi lungo il corso d'acqua. Uscire dal torrente vuol dire andare incontro a molti rischi, spesso mortali". Ma per fortuna, dopo altri tentativi di "emigrazione", nel 2023 un secondo castoro è arrivato in Italia, sempre risalendo lo Slizza.
La nuova arrivata era una femmina e la famiglia, così, è cresciuta. "Ora sono sei o sette, non abbiamo un'indicazione più precisa, ma quello che conta è che la popolazione aumenti, che abbiano conquistato nuovi corsi d'acqua. I giovani rimangono circa un anno con la famiglia, aiutando i genitori all'allevamento dei nuovi nati. Poi si allontanano, cercando un loro territorio", spiega il ricercatore.
Le briglie fluviali sono apparse, da subito, un bel problema, che poteva bloccare i castori. "L'ultima zona conquistata è stata la Val Bartolo, lungo il fiume Bartolo, un affluente dello Slizza", aggiunge Renato Pontarini. Negli ultimi tempi c'era stato l'allarme per le griglie, soprattutto, un problema importante per gli spostamenti. "Ma stiamo procedendo con il progetto della mappatura dei corsi d'acqua, promosso dal Corpo Forestale Regionale del Friuli Venezia Giulia, che gestisce, in pratica, tutti i corsi d'acqua regionali. Sono stati mappati tutti i punti critici, dove gli animali sono costretti ad uscire dall'acqua, anche con l'obiettivo di prevedere delle opere che possano aiutare castori e lontre in primis a muoversi in sicurezza lungo i fiumi. Si può trattare di passerelle o semplici pile di massi o sassi, ma anche opere più impegnative, in cemento, che permettano di superare ostacoli critici", spiega l'esperto. È un progetto che viene portato avanti, in realtà, in tutta Europa, per mantenere fiumi e torrenti come dei veri corridoi, fondamentali per gli spostamenti della fauna.

"Se pensiamo a quanto abbia fatto bene l'arrivo del primo castoro al nostro territorio e a quanto siano cresciuti di numero - aggiunge sorridendo Renato Pontarini - non possiamo che essere contenti. Soprattutto in tempi complicati come questi, con siccità e piogge più rare. Nelle zone frequentate dai castori, ad esempio, possiamo sperare che le ovature degli anfibi, che si schiudono proprio in estate, possano mantenersi, senza seccarsi. Anche gli odonati, come le libellule, sviluppano la loro fase larvale in acqua e pure in questo caso le dighe dei castori aiutano tantissimo. Qui nel tarvisiano, poi, abbiamo anche dei rari gamberi di torrente e l'acqua è necessaria per mantenere in vita queste specie: quindi grazie ai castori ci aiutano a creare ambienti umidi e pozze, fondamentali per tutti. Ne fruisce anche alla lontra, un altro mammifero ritornato da poco in Friuli".
E i castori, come stanno? "Stiamo attendendo di vedere i nuovi cuccioli, la mia sensazione è che siano più d'uno, perché in genere uscivano prima, già a metà luglio, dalla tana", risponde Renato Pontarini. I castori di Tarvisio sono monitorati, con enorme rispetto. Sono animali schivi, crepuscolari e notturni, che passano la loro vita lungo i corsi d'acqua. Vale, come sempre, la regola di non avvicinarsi, di non disturbare. Per far sì che vivano tranquilli, il più possibile lontano dai pericoli che ne minacciano la sopravvivenza.
Le fotografie inserite nell'articolo sono state gentilmente concesse da Renato Pontarini












