Cosa succede ai funghi quando piove dopo una lunga siccità? È vero che in questi casi ne nascono a centinaia? Ne parliamo con l'esperto

Dopo i temporali che in questi giorni hanno interessato molte zone boschive della penisola, gli appassionati cercatori di funghi si sono riversati a frotte tra i pendii nella speranza di riempire le loro ceste. Avranno avuto successo? C'è davvero una correlazione tra l'improvviso arrivo delle piogge e la generosità della buttata? Ne parliamo con il micologo Nicolò Oppicelli

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Tra gli amatori appassionati di micologia si sente spesso dire che, quando scende la pioggia dopo lunghi periodi di caldo intenso, la produzione di funghi aumenti esponenzialmente. Se così fosse, le abbondanti precipitazioni di questi giorni avrebbero avuto ben ragione di portare ad altrettanto abbondanti "buttate".
In effetti, nei giorni scorsi i cercatori non hanno mancato all'appello, riversandosi tra boschi e pendii alla ricerca degli amati porcini. Non sono mancati nemmeno gli interventi del soccorso alpino, che in qualche caso ha soccorso cercatori infortunati o in difficoltà.
Ma è vero – come si dice – che una pioggia così abbondante dopo una lunga siccità porti tanto beneficio ai miceli da farli fruttare con generosità? Ne abbiamo parlato con Nicolò Oppicelli, micologo, giornalista e guida escursionista, da anni impegnato nella divulgazione attorno a questi temi.
Anzitutto, una premessa: "La siccità non fa assolutamente bene al bosco e alle foreste. Quest'anno è stata particolarmente intensa perché è stata prolungata e ci sono state ondate di calore intense e ripetute. Teoricamente sono condizioni terrificanti per l'ecosistema. Quello che vediamo è però è la resilienza di alcuni funghi, come i porcini e i boleti, che hanno prodotto anche in quantità importanti. Si dimostra così la loro particolare capacità di adattamento, a differenza di altri funghi che invece sono ancora piuttosto assenti".
Paradossalmente, condizioni pessime per l'ecosistema - nello specifico caso di alcune specie - hanno ha fatto sì che il micelio andasse a frutto con ancor più abbondanza.
"Il terreno si era riscaldato a tal punto che, non appena è arrivata una pioggia abbastanza consistente, alcune specie, non tutte e alcune anche piuttosto ristrette, hanno trovato condizioni favorevoli alla fruttificazione. Con le prime escursioni termiche provocate dai temporali, si sono quindi mostrate in quantità assai considerevoli".
Insomma, è un po' come se, nel momento in cui arrivano condizioni un minimo favorevoli, il fungo dicesse: "Ci proviamo, usciamo in abbondanza e vediamo come va". "È una sorta di meccanismo di autodifesa del micelio, che produce più frutti in un tempo più breve, probabilmente per massimizzare le opportunità offerte dalla poca pioggia ricevuta".
Attenzione, però: a giovare di queste condizioni sono solo alcune specie. "Sono soprattutto funghi resilienti e caratteristici di condizioni con una temperatura del suolo elevata. I porcini, per esempio, hanno una finestra di fruttificazione più ampia rispetto ad altri funghi. Tra le altre specie ci sono sempre alcune Boletaceae, ma non tantissimi funghi. Si è vista qualche specie, ma poco altro. Anche i funghi del genere Russula sono quelli che solitamente amano queste condizioni climatiche. Gli altri, invece, in generale sembrano essere abbastanza in difficoltà".
Entriamo nel dettaglio. Cosa succede ad un suolo arido quando viene bagnato dalla pioggia, dal punto di vista micologico?
"Sicuramente, con tutto questo caldo, il micelio dei funghi si era rifugiato più in profondità, quindi difficilmente si trova nei primissimi strati superficiali del suolo. La prima acqua che arriva riesce a bagnare il terreno, ma se il bosco è molto secco non produce immediatamente un grande effetto. Quando il terreno è molto arido, infatti, l'acqua può anche scivolare via, soprattutto se la pioggia è intensa e di breve durata. Una volta però che il primo strato secco si è ammorbidito, l'acqua riesce a penetrare meglio negli strati sottostanti. Paradossalmente, quindi, quando arriva una pioggia più abbondante, l'acqua percola più velocemente e viene assorbita dal terreno, provocando quella che poi si manifesta come una vera e propria 'buttata' di funghi, almeno delle specie più comuni".
Quindi possiamo dire che in questi giorni troveremo una buona quantità di queste specie di funghi? Pare di sì.
"C'è già stata una buona crescita. Ci sono stati diversi areali, nelle ultime tre settimane, lungo l'intero arco della penisola, in particolare nell'Appennino e nelle zone alpine del Nord-Est, ma anche del Nord-Ovest, dove ci sono state giornate con produzioni importanti di porcini. Soprattutto quelli. Si trovano e probabilmente ancora per qualche giorno se ne troveranno. Poi è tutto da vedere, perché sicuramente si tratta di una crescita molto rapida: maturano velocemente e quindi non dureranno tantissimo nelle condizioni migliori".
Ecco quindi spiegate certe raccolte "fortunatissime" di porcini, anche di dimensioni importanti. Per ora, la raccolta si è limitata per lo più a questa specie, mentre altre rimangono piuttosto latitanti. È chiaro, però, che abbassandosi ulteriormente la temperatura del suolo, con i prossimi temporali potrebbero comparire ancora più funghi.
Ma se invece piovesse improvvisamente solo dopo la buttata? La pioggia può avere delle conseguenze o danneggiare la produzione?
"Il bosco si rinnova costantemente. Se il bosco ha già prodotto una quantità importante di una determinata specie, è probabile che quella stessa specie non ricompaia subito con la stessa abbondanza. Non è una legge assoluta, ma la casistica ci dice che generalmente funziona così. Se sono nati tanti porcini in un bosco, il micelio ha già fatto uno sforzo produttivo importante: con le piogge successive ne nasceranno sicuramente di meno. Questo è un fattore da tenere presente: se una specie ha una produzione annua significativa e l'ha già realizzata, è come se dicesse: 'Il mio compito l'ho terminato'. A quel punto lascia spazio ad altre specie".
In questi giorni, intanto, chi può si gode il periodo propizio. Le raccolte sono state spesso talmente abbondanti che è lecito pensare che in molti abbiano colto l'occasione per "sforare" i limiti previsti di raccolta giornaliera, riempiendo fino all'orlo gerle e ceste. Ma tutto questo affollamento avrà conseguenze sul bosco?
"Quando i funghi ci sono, non è neanche necessariamente scorretto raccoglierli. Il punto è che, essendo stata una buttata improvvisa, abbondante e facile, in certi territori si è riversato praticamente l'universo dei cercatori. Se ci fossero gli stessi fungaioli distribuiti su una buttata di dieci o venti giorni, non sarebbe un problema, ma gli stessi fungaioli concentrati in quattro o cinque giorni fanno sì che il bosco soffra, soprattutto per il continuo calpestio".
Oltre al bosco, poi, la "corsa al porcino" rischia di diventare pericolosa per gli stessi cercatori: quando la stagione dei funghi entra nel vivo – ci insegnano gli esperti del soccorso alpino – aumenta anche il rischio di incidenti, malori e il numero di persone disperse. Ecco perché, il Corpo nazionale del soccorso alpino e speleologico ha voluto lanciare un appello a tutti i cercatori (disponibile a questo link), affinché una serena giornata nei boschi non scivoli in situazioni di emergenza.
Fotografia in copertina di Vittoria Lacasella












