Perché le balle di fieno hanno questa forma? Quanto pesano? E quanto valgono? In tempo di fienagione, ne parliamo con un esperto

Non abbondante come il maggengo, né di qualità come l'agostano, il taglio di fine estate ha comunque un enorme valore per l'economia del calendario agricolo. Luca Battaglini, docente di Alpicoltura e di Etica e benessere animale all'Università di Torino, ci offre una panoramica sul taglio e sulla conservazione dell'erba in agricoltura

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
È stagione di "settembrino": l'ultimo taglio di fieno dell'anno. Meno preziosa in termini di qualità delle fienagioni primaverile (maggengo) ed estiva (agostano), il taglio di fine estate è un momento altrettanto fondamentale del calendario agricolo.
Il primo taglio, quello primaverile o "maggengo", è generalmente il più abbondante in termini di sostanza secca e quantità di fieno. Durante l'estate, in alcune zone e a seconda della quota, è possibile effettuare un secondo taglio, "agostano", che produce una quantità inferiore di foraggio ma può essere più ricco di proteine, anche grazie alla maggiore presenza di leguminose.
Quello di fine estate o di settembre è invece un ricaccio, cioè l'erba che cresce dopo uno sfalcio o un pascolamento. È una produzione meno abbondante, ma consente comunque di creare delle scorte utili a garantire l'alimentazione degli animali durante l'inverno, quando vengono tenuti nelle stalle. Inoltre, lo sfalcio di fine estate svolge una funzione di pulizia del pascolo: mantenere le superfici in ordine prima dell'inverno è importante, perché l'erba non tagliata può rendere il terreno più esposto agli scivolamenti della neve e a fenomeni di dissesto.
Di questi tempi, dunque, non sarà difficile incontrare sul nostro cammino campi freschi di taglio e disseminati di balle di fieno. È un panorama certamente noto agli abitanti dell'entroterra, ma ci siamo mai chiesti quanto sappiamo davvero della fienagione?
Quand'è il momento giusto per la raccolta? Quanto pesa una balla di fieno? In quali casi un certo foraggio si può dire "di qualità"? Non conoscendo la risposta a questi interrogativi, ci siamo rivolti ad un esperto. Ci offre un quadro panoramico sulla questione il professor Luca Battaglini, ordinario di Scienze e tecnologie delle produzioni animali, docente di Alpicoltura e di Etica e benessere animale all'Università degli Studi di Torino.
"Io stesso - ci raccontava il professore qualche tempo fa - ho avuto il mio primo contatto con il mondo agricolo proprio attraverso la fienagione. Prima ancora di iscrivermi all'Università, durante l'estate aiutavo alcuni agricoltori di un paesino della Valle d'Aosta a raccogliere il fieno dopo il primo e il secondo sfalcio. Utilizzavano proprio le piccole balle da circa 20 chili, ancora sollevabili per un ragazzino come me. È stato, in qualche modo, il mio primo incontro con il mondo agricolo".
Da questo antefatto parte anche il suo libro Pastori, animali e pascoli, edito da People per la collana firmata L'Altramontagna.

La stagione di quest'anno
Quest'anno le condizioni climatiche sono state meno favorevoli di quanto si potrebbe pensare. Anche le piogge tardive, in alcune zone, non sono state sufficienti a recuperare una distribuzione più regolare della produzione di erba nel corso della stagione.
Quando fa molto caldo, infatti, la fioritura viene anticipata e l'erba invecchia più rapidamente. Una volta raggiunta una fase avanzata di maturazione, diventa meno adatta sia al pascolo sia alla produzione di fieno.
Quest'anno, quindi, l'anticipo delle fioriture ha determinato un invecchiamento dell'erba soprattutto nelle superfici non pascolate, con la conseguenza che anche il fieno raccolto successivamente può avere un valore nutritivo inferiore.
Perché è importante essiccare il fieno
L'essiccazione è fondamentale per poter conservare il foraggio nel tempo. In pianura si possono utilizzare anche tecniche diverse, come il fieno-silo, che prevedono la raccolta dell'erba a un'umidità maggiore e la sua conservazione in assenza di aria (sono quelle che si vedono avvolte da teli di nylon). È una pratica che può essere utilizzata anche in montagna, ma richiede macchinari specifici e presenta alcuni rischi: se le balle non sono perfettamente chiuse e penetra aria, il foraggio può ammuffire e diventare dannoso per gli animali.
La tradizione della montagna è invece quella della fienagione secca: l'erba viene sfalciata, lasciata appassire ed essiccare al sole, poi raccolta una volta raggiunto il giusto grado di essiccazione. Tradizionalmente veniva raccolta a mano e portata nel fienile; oggi viene generalmente disposta in andane e raccolta con le imballatrici.
Il momento giusto per la raccolta
Per ottenere un fieno di buona qualità è fondamentale raccogliere l'erba nel momento giusto, prima che sia troppo avanzata nella maturazione. Quando la pianta è ancora giovane e tenera, il fieno conserva un maggiore contenuto di carboidrati e proteine.
Se invece si interviene troppo tardi, quando l'erba è già andata a spiga e ha raggiunto una fase avanzata dello sviluppo, si perde una parte significativa del suo valore nutritivo. Durante la lavorazione, inoltre, possono staccarsi le foglie: se si raccolgono soprattutto gli steli e si perdono le foglie, diminuisce ulteriormente la qualità del foraggio.
Anche l'essiccazione deve essere effettuata correttamente. In condizioni favorevoli possono essere sufficienti due o tre giorni, ma se durante questo periodo piove, l'erba si inumidisce nuovamente e il processo si allunga, con possibili danni alla qualità del foraggio. Per questo un buon agricoltore deve essere aiutato anche dalle condizioni meteorologiche: la pioggia è indispensabile per far crescere l'erba, ma dopo lo sfalcio sarebbe meglio non averne più.
Per quanto tempo si conserva il fieno
Il fieno prodotto durante l'estate viene normalmente utilizzato nell'inverno successivo e fino alla primavera. Può però essere conservato anche più a lungo. Con il passare degli anni tende a perdere alcune vitamine e sostanze caratteristiche dell'erba verde, come i caroteni, e quindi diminuisce progressivamente il suo valore nutritivo.
In genere, nelle aziende di montagna, il fieno viene comunque utilizzato da un anno all'altro. Il problema è che, se in una stagione non si riesce a produrne a sufficienza, le scorte possono non bastare e diventa necessario acquistarlo altrove.
Dalle forme tradizionali alle rotoballe
Fino a circa quarant'anni fa, prima della meccanicizzazione del lavoro agricolo, il fieno veniva raccolto a mano, trasportato su dei carri e accumulato in grandi mucchi: i cosiddetti "covoni". Oggi, le cose sono cambiate. I covoni erano parecchio esposti alle condizioni atmosferiche e richiedevano molto lavoro. Oggi, invece, le imballatrici permettono di raccogliere e conservare il fieno in modo più efficiente.
Tramite imballatrice, si producono due generi principali di balle di fieno. Le piccole balle prismatiche, da circa 20 chili, e le grandi rotoballe, in genere tra i due e i quattro quintali di peso. La scelta dipende fortemente dal territorio.
La rotoballa è molto vantaggiosa dove è possibile lavorare con grandi macchinari, soprattutto in zone pianeggianti e a poca pendenza. In montagna, invece, le pendenze e la conformazione dei terreni rendono spesso impossibile o pericoloso l'utilizzo di macchine pesanti. In queste situazioni sono ancora importanti le piccole balle prismatiche e, in alcuni casi, il lavoro manuale o l'utilizzo di macchine leggere.
Il prezzo del fieno e l'abbandono dei terreni
Negli ultimi tempi il prezzo del fieno è aumentato. Uno dei problemi principali è l'abbandono delle piccole aziende agricole che un tempo provvedevano a sfalciare e mantenere pulite molte superfici.
Oggi alcuni agricoltori raccolgono l'erba anche su terreni presi in affitto, producendo fieno in quantità maggiore e vendendolo. È una forma di commercio importante, ma rimane difficile trovare qualcuno disposto a sfalciare le superfici più impervie e complicate da raggiungere. Si tende quindi a intervenire soprattutto dove è più facile lavorare.
In determinate situazioni il prezzo può arrivare a 15-20 euro al quintale, cioè circa 150-200 euro alla tonnellata. I fieni di montagna hanno costi di produzione più elevati proprio perché è più difficile raccoglierli: le condizioni dei terreni aumentano i costi del lavoro e limitano l'utilizzo delle tecnologie e dei macchinari.
Il valore del fieno di montagna
Il fieno di montagna, però, non è soltanto più costoso: ha anche caratteristiche qualitative particolari. La sua ricchezza deriva soprattutto dalla biodiversità. Nei prati di montagna possono essere presenti decine di specie vegetali diverse, ciascuna delle quali contribuisce con componenti specifiche che possono avere effetti sia sul valore nutritivo sia sulle caratteristiche organolettiche del latte e, successivamente, del formaggio.
Utilizzare fieno di pianura per produrre latte di montagna significa quindi perdere una parte di questo valore. La ricchezza della vegetazione montana rappresenta una risorsa importante, ma rischia di andare perduta: meno queste superfici vengono utilizzate e sfalciate, più tendono a infittirsi e a impoverirsi dal punto di vista della biodiversità. E questo porta anche a un impoverimento della qualità del foraggio.
In definitiva, una buona azienda di montagna deve poter disporre di una superficie adeguata di prati e pascoli, così da poter alimentare gli animali in modo coerente con le caratteristiche del territorio. Oggi, invece, assistiamo in molti casi a una progressiva perdita di queste superfici e a un impoverimento del patrimonio agricolo e ambientale della montagna.












