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Attualità | 15 settembre 2026 | 13:15

Da 200 milioni l'anno a 70: forte taglio al Fondo per lo sviluppo delle montagne destinato alle Regioni. Secondo Calderoli la quota mancante sarà destinata ai cittadini, ma mancano ancora i decreti attuativi

Tensione a Roma, in Conferenza unificata, sul tema dei finanziamenti per la montagna. Il confronto serrato, finito senza intesa, è nato attorno alla distribuzione del Fondo per lo sviluppo delle montagne Italiane - Fosmit. Preoccupazione espressa da Uncem per il calo dei finanziamenti alle Regioni, critiche dall'opposizione. Ma il Governo sostiene che non ci sia alcun taglio

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Tensione a Roma, in Conferenza unificata (l'organismo di raccordo e cooperazione istituzionale tra il Governo italiano, le Regioni e le autonomie locali), sul tema dei finanziamenti per la montagna. Il confronto serrato, finito senza intesa, è nato attorno alla distribuzione del Fondo per lo sviluppo delle montagne Italiane - Fosmit. Si tratta del fondo nazionale, istituito nel 2021, che ha unificato i precedenti finanziamenti dedicati alla montagna.

 

"Sono molto preoccupato per il riparto del fondo Montagna", ha commentato Marco Bussone, Presidente di Uncem - Unione Nazionale Comuni, Comunità Enti Montani.

 

Al centro della preoccupazione di Uncem è il taglio, previsto dal Governo, di quella parte del Fosmit che negli scorsi anni è stata destinata alle Regioni: 70 milioni di euro per il 2026 a fronte degli 86 milioni del 2025 e, soprattutto, dei 200 milioni stanziati nel 2024 e nel 2023.

 

I tagli, è stato spiegato dal Governo, servirebbero per coprire gli incentivi previsti dalla nuova legge 131/2025 sulla montagna. Incentivi per i quali, tuttavia, come spiega Bussone: "Mancano ancora i decreti attuativi".

 

"Il rischio vero è che non si arrivi all'attuazione della norma e che rimanga semplicemente un taglio del fondo alle Regioni su queste due ultime annualità", evidenzia il Presidente Uncem. "La nostra forte preoccupazione deve essere raccolta da tutte le forze politiche, per riportare il fondo ai 200 milioni l'anno".

 

A criticare aspramente il taglio dei fondi Fosmit destinati alle Regioni è stato Marco Niccolai, responsabile del Dipartimento Aree interne del Partito Democratico: "Fino al 2024, i 200 milioni annui del Fosmit venivano trasferiti alle Regioni e utilizzati per interventi fondamentali, ad esempio su dissesto idrogeologico, viabilità, tutela ambientale e sostegno alla residenzialità. Poi è arrivata la legge Calderoli e questo meccanismo si è bloccato. Il Governo aveva annunciato che avrebbe utilizzato quelle risorse per nuove politiche di sostegno non di tutti, ma solo ad alcuni comuni montani che avrebbe poi individuato. Siamo nel terzo trimestre del 2026 e quei soldi, che riguardano le annualità 2025 e 2026, sono ancora fermi a Roma". Niccolai ha infine proposto di innalzare il fondo a 300 milioni, come previsto da una proposta di legge recentemente presentata dal PD.

 

Il Ministro Calderoli, dal canto suo, parla di "inesistenza del taglio dei fondi Fosmit".

 

"Sostenere che il Governo abbia tagliato i fondi alla montagna è semplicemente falso", ha dichiarato Calderoli in un'informativa. "Parte di queste risorse, pari a oltre 100 milioni, verranno destinate alle misure previste dalla Legge 131, per una distribuzione più precisa ed efficace: interventi che arriveranno direttamente ai cittadini attraverso crediti d'imposta e incentivi per l'acquisto o l'affitto di case in montagna, premialità per medici e insegnanti, sgravi fiscali alle imprese di montagna e tanto altro ancora. A questi si aggiunge la quota regionale del Fosmit, che resta confermata e che potrà essere destinata autonomamente dalle Regioni ai territori che riterranno più idonei".

 

Un pesante taglio di quella parte dei fondi per la montagna destinati alle Regioni è indubbio, dato che dai 200 milioni del 2023 e 2024 si è passati ai soli 70 del 2026. Resta da capire se la restante parte sarà davvero destinata direttamente ai cittadini e con quali criteri e meccanismi, in attesa di quei Decreti attuativi alla Legge 131 che ancora mancano. E rimane, infine, una domanda di fondo: i 200 milioni del Fosmit, ripartiti nell'uno o nell'altro modo, sono davvero sufficienti per raggiungere gli ambiziosi obiettivi di cui spesso si parla a gran voce, immaginando una rinascita dei territori montani?

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