Quando "il montanaro diventa più simile al cittadino che lo vorrebbe, invece, più montanaro". I paradossi di un turismo che cerca in montagna le tradizioni perdute

La montagna sembra attirare proprio in virtù di essere considerata, da molti abitanti di pianure e città, uno spazio antitetico rispetto ai luoghi della quotidianità. Nel mondo fiabesco che pare nascondersi dietro alle alte bastionate che si innalzano sull'orizzonte, la natura si rivela ancora integra e le tradizioni non si sono sbriciolate sotto i colpi della modernità: tale affascinante percezione dà vita a un duplice paradosso

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Perché ogni anno i rilievi attirano migliaia, anzi milioni, di cittadini (il territorio alpino, su 13 milioni di residenti, ospita ogni anno circa 60 milioni di turisti)?
In più di un'occasione abbiamo provato a rispondere, su L'Altramontagna, a questa domanda. È un esercizio edificante per provare a leggere la montagna contemporanea.
L'odierno tentativo di risposta prende slancio da un apparente contrasto geografico: montagna-pianura. La montagna sembra quindi attirare proprio in virtù di essere considerata, da molti abitanti di pianure e città, uno spazio antitetico rispetto ai luoghi della quotidianità. Nel mondo fiabesco che pare nascondersi dietro alle alte bastionate che si innalzano sull'orizzonte, la natura si rivela ancora integra e le tradizioni non si sono sbriciolate sotto i colpi della modernità. Almeno tale è l'impressione dominante tra chi osserva i rilievi dall'esterno.
A consolidare queste percezioni; a dipingere l'erba del vicino con una tonalità più seducente di verde, entra in gioco una narrazione di matrice turistica:
"L'immagine della montagna", evidenziano Marco Aime e Davide Papotti nel libro L'altro e l'altrove, "è costruita attraverso un meccanismo di 'geografia oppositiva', fondata sull'elaborazione di immaginari spaziali che sono in totale antitesi con quelli delle città".
Ma è proprio qui che si concretizzano due notevoli forme di paradosso.
Da un lato, infatti, la crescente attrattività dei territori montani e i conseguenti sviluppi del settore turistico alimentano una capillare opera di infrastrutturazione: più le montagne affascinano e vengono frequentate, quindi, e più gli agognati spazi naturali perdono quella patina di purezza tanto decantata dalla promozione del territorio.
Dall'altro, la diffusa ricerca di tradizioni inalterate e di ancora solide tipicità (in un mondo sempre più tecnologico, dinamico e soggetto alle trasformazioni) espone le società montane (che a dire il vero non sono mai state esenti dalle trasformazioni) a maggiori relazioni, interazioni, contaminazioni culturali con gli abitanti delle città, e, di conseguenza, a un più vivo cambiamento.
Sono dinamiche positive o negative? Dipende: questa domanda richiede infatti un'analisi più articolata. Ciononostante, iniziando a comprenderle è possibile - come dicevamo in apertura di articolo - interpretare la montagna contemporanea eludendo le sovrastrutture narrative che oggi la bloccano in un'immagine cristallizzata.
Per cominciare a strutturare una risposta risulta comunque utile leggere il seguente passaggio de L'altro e l'altrove:
In molte vallate di casa nostra il turismo ha liberato gli abitanti dal duro lavoro del montanaro e ha aumentato la ricchezza diffusa, consentendo alla generazione successiva un più facile accesso a livelli di istruzione superiori. Se da un lato si vuole vedere in questo fenomeno una perdita d'identità, dall'altro si può invece parlare di avanzamento sociale. Così il montanaro diventa più simile a quel cittadino che lo vorrebbe, invece, più montanaro. Allo stesso tempo, nei contesti montani, la maggiore coscienza indotta congiuntamente dallo studio, dai più frequenti e profondi contatti con la realtà urbana e dal ripetuto incontro con i turisti stessi ha spinto molti giovani a riflettere sulla propria specificità e ad avviare un processo di valorizzazione della propria cultura; tale processo passa attraverso la riproposizione di feste e iniziative più o meno tradizionali, la realizzazione di musei etnografici, il recupero di usi linguistici locali ecc.
L'immaginario territoriale correlato alla montagna, dunque, da più parti tende a rivolgersi verso quel passato che è tanto amato dal turista proprio in quanto distante dalla quotidianità urbana. Il paradosso che sottende molto dell'immaginario turistico legato alla montagna è il seguente: il turista vuole essere almeno un po' e per un po' montanaro, mentre il montanaro vuole diventare cittadino. Le opposte pulsioni che caratterizzano da una parte la quest for authenticity (ricerca dell'autenticità) del turista e dall'altra la ricerca della modernità e del cambiamento nelle popolazioni montane, soprattutto nella fascia giovanile, concorrono a una progressiva virtualizzazione dell'esperienza di alterità turistica.
L'immagine in copertina generata con l'IA












