"È come usare il Viagra, ci mancava". Il nuovo dispositivo elettrico per facilitare le escursioni in montagna è stato accolto dagli appassionati con ironia o irritazione, ma per qualcuno può avere dei risvolti positivi

C'è chi già immagina "colonnine per ricaricare le gambe" installate nei rifugi, e chi non nasconde l'entusiasmo. L'esoscheletro sarà un problema? Da un lato il potenziale pericolo esiste e subentra nel momento in cui la tecnologia anticipa la conoscenza del territorio. Allo stesso tempo, questa tecnologia potrebbe agevolare la salita a chi, pur essendo ben conscio delle peculiarità alpine, non riesce più a macinare grandi dislivelli per subentrati problemi fisici

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
"A questo rifugio do solo una stella perché non hanno le colonnine per ricaricare le gambe"; "Ci mancava solo l'esoscheletro, in montagna! Chissà quante ancora più frotte di incoscienti vorranno salire dappertutto ora"; "È come usare il Viagra".
Ma anche: "Una bellissima notizia per chi ha delle difficoltà motorie".
La notizia dell'arrivo sulle Alpi del cosiddetto esoscheletro (una sorta di cintura con motore e batterie che permette di avere un importante aiuto muscolare quando si cammina in salita - tutte le informazioni in questo articolo) come si poteva immaginare ha acceso una variopinta discussione: da molti è stata accolta con ironia, in qualcuno ha provocato una certa irritazione, e qualcun altro l'ha giudicata in modo positivo considerando i possibili vantaggi dal punto di vista dell'accessibilità.
Insomma, come sempre, quando si parla di una nuova tecnologia, i commenti si declinano in un ampio spettro di opinioni che, tuttavia, non entrano per forza in contraddizione: in ognuna è infatti custodita una forma di ragionevolezza.
Da un lato il potenziale pericolo esiste e subentra nel momento in cui la tecnologia anticipa la conoscenza del territorio; quando il gioco viene fornito senza le informazioni necessarie per utilizzarlo consciamente in un determinato contesto. Attraverso uno strumento come l'esoscheletro si corre il rischio di rendere accessibili territori di alta montagna a persone prive di un'adeguata preparazione: se le lacune fisiche possono essere infatti compensate dalla tecnologia, la consapevolezza non può venire magicamente alimentata a batterie.
L'aiuto tecnologico sembra quindi ridurre l'affascinante processo di crescita in parallelo tra le capacità del proprio corpo e la conoscenza delle situazioni in cui il nostro corpo si riesce nel tempo a spingere.
Allo stesso tempo, tuttavia, penso sia sbagliato condannare a prescindere l'esoscheletro. Questa tecnologia potrebbe infatti agevolare la salita in montagna a chi, pur essendo ben conscio delle peculiarità alpine, non riesce più a macinare grandi dislivelli per subentrati problemi fisici. In questo caso, una pregressa consapevolezza – magari acquisita anni prima, grazie a una condizione muscolare o articolare differente – può aiutare a servirsi correttamente dello strumento.
Proprio come nel caso delle e-bike o degli e-skimo (gli sci d'alpinismo elettrici), sono convinto che l'utilizzo di tali dispositivi debba appunto essere accompagnato a un doveroso percorso educativo (come d'altronde dovrebbe avvenire per scialpinismo, escursionismo e ciclismo anche quando privi di assistenza elettrica).
Spesso, infatti, le tecnologie arrivano senza il libretto di istruzioni. È quindi necessario avviare o potenziare i percorsi formativi affinché i territori vengano vissuti con maggiore cognizione di causa (anche per alleggerire il lavoro del soccorso alpino).
Il problema credo dunque non sia il mezzo in sé, ma il suo utilizzo inappropriato, e questo non dipende sempre dal fatto che sia o meno elettrico.












