La grotta sul ghiacciaio del Rodano deve chiudere: rimossi i teli che coprivano la galleria da 100mila visitatori all'anno, ma la famiglia che gestisce il sito non ci sta

La grotta si trova a 2300 metri di quota sul versante vallese del ghiacciaio. Vi si accede attraverso una galleria coperta da un sudario di teli geotessili, che viene scavata nuovamente ogni primavera e attira decine di migliaia di turisti ogni anno. Ora, però, il Consiglio di stato si è espresso contro l'attività: rimossi i teli, si è imposto anche il cessare della fruizione turistica

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
La grotta sul ghiacciaio del Rodano deve chiudere. Il Consiglio di Stato vallesano, secondo quanto riportato dalla Radio Televisione Svizzera Rts, ha respinto il ricorso del gestore contro la decisione che ordina il ripristino del sito e la cessazione della sua attività che era contestata da diversi anni. Rimossi i teli, è stato imposto l'effettivo stop alla gestione del sito, ma la gestione sembra intenzionata a nuovi ricorsi.
La grotta si trova a 2300 metri di quota sul versante vallese del ghiacciaio, a circa 3 chilometri sotto il passo della Furka, poco lontano dalla strada e dall'Hotel Belvédère. Vi si accede attraverso una galleria – coperta da un sudario di teli per rallentare la fusione – al cui interno le pareti di ghiaccio sono di colore azzurro intenso, che termina in una "stanza" di ghiaccio, che dal 1870 viene ricreata ogni anno. Scavata nuovamente ogni primavera, la grotta è lunga quasi 100 metri a inizio stagione, ma perde oltre trenta metri nel corso dell'estate per la fusione.
A gestire il sito da diverse generazioni è una famiglia dell'Alto Vallese. L'accesso costa 9 franchi per gli adulti e 6 per i bambini sopra i 5 anni, e la grotta – nonostante le condizioni di fusione - attira con successo fino a 100mila visitatori all'anno. Ora, però, il Consiglio di Stato ha emesso la sua sentenza: via i teli e stop all'accesso turistico.
L'origine della contesa risale a tre anni fa, quando la Fondazione svizzera per la tutela e la gestione del paesaggio (SL-FP) ha espresso perplessità riguardo alle conseguenze ambientali dei teli dispiegati sulla lingua glaciale per rallentarne la fusione, temendo un inquinamento da microplastiche. Inoltre, la Fondazione avrebbe denunciato la presenza di un cunicolo scavato senza alcuna autorizzazione.
Nell'ottobre del 2023, la Fondazione svizzera per la tutela e la gestione del paesaggio ha presentato una denuncia penale al Consiglio di Stato del Cantone del Vallese e alla Commissione cantonale per l'edilizia. Campanelli d'allarme che erano stati poi presi in carico dalle autorità quando una petizione della Fondazione per la tutela del paesaggio aveva ottenuto oltre 10mila firme.
La commissione cantonale per l'edilizia aveva allora chiesto il ritiro dei teli ed esigeva che i lavori di scavo della galleria fossero immediatamente interrotti. Nell'agosto 2025 aveva inoltre emesso una decisione di ripristino allo stato naturale del sito.
Il Consiglio di Stato si è ora schierato dalla parte della Fondazione e ha confermato la decisione della commissione cantonale per l'edilizia. Stando a quanto riportava Mountain Wilderness, nell'agosto 2025 il governo cantonale avrebbe confermato che la costruzione di una grotta di ghiaccio di queste dimensioni, così come l'installazione di teloni protettivi sul ghiacciaio, avrebbe richiesto un permesso di costruzione. La decisione del Consiglio di Stato, dunque, imponeva il ripristino allo stato naturale del sito e la rimozione dei teli che ne rallentavano la fusione.
"Se i teli di plastica sono stati effettivamente rimossi - come riporta Rts -, nulla è stato fatto per quanto riguarda il ripristino del sito". Il gestore aveva allora presentato un ricorso, già respinto dal Consiglio di Stato: queste installazioni si trovano in un'area alluvionale protetta e all'interno di una fascia proglaciale di importanza nazionale, ragion per cui tale permesso non può essere rilasciato in nessun caso.
Da ora – a tutti gli effetti - la grotta non potrà essere gestita in ogni caso. Nella sua decisione, il Consiglio di Stato ha infatti tolto l'effetto sospensivo in caso di ricorso presso il Tribunale cantonale. Ad ora, lo storico gestore si è rifiutato di commentare. La commissione cantonale per l'edilizia inoltre ha imposto il divieto di utilizzare anche la passerella pedonale che porta alla grotta, per il rischio di caduta sassi. Su questo tema, la gestione ha già presentato ricorso.
Si attendono aggiornamenti dal punto di vista legale, nel frattempo una cosa sembra certa: il tempo della grotta sul ghiacciaio del Rodano è ormai agli sgoccioli.
Immagine di apertura: a sinistra, fotografia di Patrick Robert Doyle a destra, fotografia di Chris Henry, da Unsplash












