"Quando ho preso in mano la macchina fotografica, la predazione era appena iniziata e il cervo era ancora vivo. La situazione stava diventando pericolosa, per i curiosi, così ho chiamato le guardie dell'Ente Parco"

"È stato un momento incredibile, nel vero senso della parola". Una predazione durata oltre tre giorni, immortalata per caso nel momento cruciale. Come ha fatto il fotografo ad essere lì in quegli istanti? Quanto è raro un episodio simile? Perché ha aspettato a postare le foto? Una chiacchierata con la guido Piero Santucci, autore degli scatti, interroga il nostro modo di interagire con il territorio, fisicamente e mediaticamente, e le conseguenze che può comportare

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Il Parco d'Abruzzo, Lazio e Molise ospita una fauna affascinante e diversificata, che lo rende un paradiso per i fotografi naturalisti. Il rappresentante più importante è sicuramente l'orso bruno marsicano: l'animale simbolo del Parco, del quale - secondo le ultime stime - sono rimasti 81 esemplari: una popolazione ancora fortemente a rischio di estinzione.
Si tratta di un plantigrado con una dieta quasi interamente frutticola e vegetale che solo raramente si concede pasti a base di carne, per lo più carcasse ritrovate fortuitamente. Insomma: il marsicano non è un "cacciatore" come alcuni colleghi est-europei o nord-americani, ma più che altro un pigro approfittatore.
Immaginate dunque la sorpresa della guida Piero Santucci quando, dietro ad un obiettivo, ha visto e scattato in diretta le immagini di una predazione ai danni di un cervo adulto da parte di un'orsa femmina di marsicano.
Piero Santucci è una guida professionista da quasi trent'anni, e da oltre dieci è specializzato nelle uscite foto-naturalistiche, soprattutto a tema "wildlife". Accompagna fotografi, osservatori e amanti della natura alla ricerca della fauna selvatica del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, talvolta anche al di fuori dell'area protetta.
Incuriositi da immagini così forti, abbiamo voluto interpellare l'autore delle fotografie. Ne sono emerse riflessioni che vanno oltre i singoli scatti, interrogando il nostro modo di interagire con il territorio, fisicamente e mediaticamente, e le conseguenze che può comportare.

Come sei arrivato a scattare quelle foto?
È stato soprattutto un caso fortuito. Era una giornata incerta e stavo riportando i fotografi verso il paese: avevamo in programma una pausa per poi ripartire nel pomeriggio. Lungo la strada ho visto un turista straniero fermo che stava osservando qualcosa nel bosco. Poco dopo, un'altra persona si è fermata allo stesso modo. Allora ho girato l'auto e mi sono accostato. La cosa particolare è che tutto è avvenuto proprio vicino alla carreggiata, ad appena trenta metri da noi.
Quando ho preso la macchina fotografica l'orsa aveva appena catturato il cervo: la predazione era appena iniziata e il cervo era ancora vivo. Siamo rimasti completamente increduli davanti a quella scena. Ci siamo chiesti: com'è possibile che un orso bruno marsicano stia predando un cervo?
In passato avevo documentato una predazione di un orso su un piccolo cervo, un cerbiatto. Nei primi periodi di vita, infatti, i cerbiatti vengono nascosti dalle madri nell'erba. Hanno una particolare strategia di difesa: sono praticamente privi di odore e rimangono immobili, proprio per non essere individuati. A me era capitato di seguire un'orsa con la macchina fotografica e di assistere al momento in cui aveva sorpreso un cerbiatto nascosto nell'erba. Quello è un comportamento che può accadere, ma la predazione di un cervo adulto è tutta un'altra cosa.
Possiamo solo immaginare cosa tu abbia provato in quel momento. Quanto è raro assistere ad un evento simile?
È stato un momento incredibile, nel vero senso della parola. Osservare la predazione di un grande mammifero come il cervo da parte di un orso bruno marsicano è qualcosa di veramente unico e raro. Non credo ci siano molte, o forse nessuna, testimonianze di questo genere nemmeno negli archivi del Parco.
L'orso bruno marsicano, infatti, è prevalentemente erbivoro: per circa il 70% della sua alimentazione si nutre di vegetali, mentre la parte restante comprende anche alimenti di origine animale, soprattutto insetti. Non è un predatore eccezionale, è piuttosto un animale opportunista: se trova del cibo disponibile, ne approfitta, indipendentemente da quale sia la fonte.
Per questo tende a non predare. E il cervo adulto, inoltre, non è affatto una preda facile: è un animale che sa difendersi molto bene ed è estremamente veloce nella fuga. Per questo considero quello che è successo qualcosa di veramente eccezionale. È stata una grande fortuna e, direi, anche un grande privilegio poter assistere a una scena del genere.

Non vi siete preoccupati del pericolo di restare lì, a così breve distanza?
Inizialmente no, in genere gli orsi marsicani sono animali piuttosto tolleranti. La situazione, però, è diventata rapidamente problematica. Nel giro di pochi minuti, visto che c'erano già due o tre automobili ferme, la notizia si è diffusa e la strada si è riempita di macchine. In pochissimo tempo ce n'erano sette, otto, forse dieci.
In quei primi minuti, mentre stavamo facendo le fotografie, l'orsa ha alzato più volte la testa verso di noi e ci ha guardati. Non dico che questo mi preoccupasse necessariamente per l'incolumità delle persone, perché quando un orso ha una preda tende a concentrarsi soprattutto su quella e a difenderla. Però la situazione non era certamente tranquilla. Inoltre, l'esemplare lo conoscevo: è una femmina ed è leggermente più diffidente rispetto ad altri individui.
Quando ho visto che la gente continuava ad arrivare e che la situazione stava diventando pericolosa, ho deciso di chiamare le guardie dell'Ente Parco. C'era anche un concreto rischio di incidenti sulla strada: a un certo punto un camion ha rischiato di scontrarsi con un pulmino. Le guardie sono arrivate in pochi minuti e hanno fatto allontanare le persone presenti. Soprattutto, hanno impedito che altre persone continuassero ad avvicinarsi dopo aver sentito la notizia.
Perché l'orsa è arrivata a puntare una preda così complessa da catturare? Può essere legato ad una carenza di cibo vegetale?
No, assolutamente. Conosco questa orsa e so che si alimenta regolarmente, anche in maniera abbondante. Mangia soprattutto frutta.
In questo periodo, però, siamo nella fase dell'iperfagia, cioè quel periodo dell'anno in cui gli orsi hanno continuamente bisogno di alimentarsi. Si muovono molto e cercano cibo praticamente dalla mattina alla sera e anche durante la notte.
Sta iniziando il periodo in cui il loro metabolismo rallenterà progressivamente e entreranno in quella che viene comunemente definita una sorta di pseudo-letargo. Gli orsi marsicani non vanno in un vero e proprio letargo: rallentano le funzioni vitali e trascorrono un lungo periodo in uno stato di sonno profondo e torpore.
In questo momento, quindi, il loro compito principale è mangiare e accumulare energie.

Perché hai aspettato che passassero dei giorni prima di diffondere quelle immagini?
Fin dall'inizio abbiamo pensato all'aspetto etico e al fatto che ci trovassimo in un'area estremamente protetta. Per questo non ho pubblicato fotografie o video relativi a quel momento. Ci siamo anche confrontati con l'Ente Parco, che ci ha chiesto di non divulgare immediatamente quelle immagini e di parlarne eventualmente in un secondo momento.
Devo dire che il Parco, in questa situazione, è stato veramente molto attento. Per quasi tre giorni, durante tutto il periodo in cui l'orso e successivamente i lupi sono andati a nutrirsi sulla carcassa, è stato predisposto un presidio fisso dalla mattina alla sera, per impedire alle persone di avvicinarsi. La situazione è durata tre o quattro giorni, fino a quando la carcassa non è stata consumata e tutto è tornato alla normalità.
Questa vicenda lascia emergere le responsabilità su più livelli che noi umani abbiamo oggi nel rapportarci con la fauna selvatica. Non solo il modo in cui ci comportiamo fisicamente, ma anche la diffusione di certi contenuti può avere delle conseguenze.
All'interno del mondo della fotografia naturalistica, il passaparola viaggia alla velocità della luce. Dopo un'ora mi avevano chiamato persone che si trovavano in tutt'altre zone d'Italia, che avevano già saputo che c'era stata una predazione e che l'orso era sulla carcassa. Questo fa capire quanto velocemente le informazioni circolino nelle chat tra fotografi, figurati su Facebook.
Noi portiamo le persone in giro e, inevitabilmente, interagiamo con il territorio. Basta poco per disturbare un animale e modificarne le abitudini o il comportamento. Come guida, anche io, in passato ha commesso degli errori. Quando si ha poca conoscenza e non si è pienamente consapevoli del ruolo che si ricopre, è facile sottovalutare il proprio impatto.
Oggi giorno, in situazioni come questa, è più importante il silenzio della condivisione immediata. Ognuno deve assumersi la responsabilità di ciò che condivide, specialmente se ama la fotografia naturalistica: soprattutto in un momento storico delicato per la conservazione della fauna selvatica, con il dibattito sui grandi carnivori e, più in generale, sulla gestione e sulla tutela della fauna.
Fotografie di Pietro Santucci












