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Ambiente | 30 settembre 2026 | 06:00

"Credevo che tra gli alberi stesse ringhiando un orso: stavo per svignarmela in bicicletta quando un altro verso mi ha fatto cambiare idea". L'esperienza di un lettore e un affascinante fenomeno

"Ho percepito un suono gutturale provenire dagli alberi a bordo strada. Ho pensato: 'Che si tratti del famoso orso che l'estate scorsa si aggirava da queste parti?'. Poi un concerto di altri versi mi ha fatto intendere che il povero orso non centrava nulla". In questi giorni i boschi risuonano di bramiti, che affascinano e possono anche intimorire. Dall'esperienza personale di un lettore, con l'aiuto di un esperto del Parco dello Stelvio, abbiamo tracciato una panoramica su questo fenomeno

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Lo scorso fine settimana, il 26 settembre, la lettera di un lettore è giunta alla casella mail di redazione. L'uomo raccontava un episodio vissuto personalmente durante un'uscita sull'Altipiano dei Sette Comuni, soffermandosi su uno dei temi "caldi" di questo periodo: il bramito dei cervi.

 

La lettera

 

"Gentile Redazione de L'Altramontagna,

con la presente desidero rendervi partecipi di un simpatico episodio che mi capitato di vivere in prima persona lo scorso fine settimana e che spero possa servirvi per approfondire un fenomeno che affascina molte persone: il bramito dei cervi.

 

Sabato mattina stavo raggiungendo la Piana di Marcesina in bicicletta, da Asiago, senonché, quando mi trovavo all'altezza dei boschi che precedono il comprensorio sciistico delle Melette, ho percepito un suono gutturale provenire dagli alberi a bordo strada. Inizialmente credevo si fosse trattato di un abbaglio, ma dopo qualche istante quel suono si è ripetuto. Sembrava che l'animale in questione ringhiasse. Questa è stata la mia prima impressione. Mi sono fermato e ho pensato: 'Che si tratti del famoso orso che l'estate scorsa si aggirava da queste parti?'.

 

Proprio mentre stavo girandomi per svignarmela in discesa, ho sentito un verso simile provenire dal versante opposto della valle. E poi un altro ancora, più in quota. E poi uno ancora, nel fondo della valle. Un concerto struggente che mi ha fatto capire che il povero orso non c'entrava nulla. Si trattava indubbiamente del bramito dei cervi.

 

Questo fraintendimento ha evidenziato la mia ignoranza sul tema: ad esempio pensavo che il bramito si potesse ascoltare soltanto la notte. Allora ho pensato di scrivervi per domandarvi – naturalmente se avete piacere – di scrivere uno dei vostri approfondimenti. Potrebbe tornare utile a me, ma, penso, anche a molti lettori. Grazie".

 

L'approfondimento

 

Entusiasta del suggerimento del lettore, L'Altramontagna ha deciso di approfondire questo tema: così capace di affascinare ma spesso oscuro ai più, interpellando un esperto del settore.

 

Quella che segue è un'intervista a Luca Corlatti, responsabile dell'attività di monitoraggio e ricerca del settore lombardo del Parco dello Stelvio. Tra le altre cose che abbiamo scoperto da questa chiacchierata, vi è che - in certi casi - le dimensioni contano, e soprattutto che vince chi ha la "voce grossa".

 

 

Parliamo del bramito dei cervi. È davvero un suono così intimorente?

 

Si tratta senz'altro di un suono davvero impressionante, soprattutto per qualcuno che lo sente per la prima volta. È una sorta di ruggito, un suono molto profondo che si sente a grande distanza e che lascia veramente intimoriti.

 

 

Qual è il periodo clou per i bramiti?

 

Il periodo è variabile, ma sul lato italiano delle Alpi il periodo è questo: da fine settembre alle prime due settimane di ottobre.

Ci sono alcuni animali che anticipano un po', altri che ritardano, però il fulcro è più o meno questo. Nelle nostre zone è la prima decina di ottobre.

La situazione cambia se ci spostiamo di latitudine o di altitudine. A quote e a latitudini inferiori i cervi tendono un pochino ad anticipare il periodo, mentre a latitudini superiori – per esempio nelle popolazioni d'oltralpe o del nord-Europa - tendono un pochino a posticiparlo.

 

 

A quali ore del giorno è più frequente questo "ruggito"? È normale sentirli durante il giorno?

 

In termini di orario, principalmente si tratta delle ore crepuscolari e notturne, quindi tarda serata, notte, prima mattina. Durante il giorno si può occasionalmente sentire qualche cosa, ma diciamo che il periodo più intenso è sicuramente quello delle ore di buio.

Un episodio come quello del lettore può capitare, non è una cosa rara che si senta anche di giorno. Però l'intensità, in termini di frequenza, sicuramente aumenta con le ore notturne.

 

 

Perché i cervi maschi emettono questo fragoroso bramito? Com'è che accade solo in questo periodo?

 

Le funzioni sono legate chiaramente al periodo degli amori, quello in cui i cervi si riproducono. Nello specifico, a due aspetti in particolare.

Anzitutto è un modo per segnalare la propria autorità e prestanza fisica agli altri maschi della specie: è un'informazione che serve ai maschi per imparare un po' chi sono i contendenti.

Poi serve a segnalare alle femmine la propria presenza e dimensioni: da queste si intuisce la qualità riproduttiva dei maschi di cervo e fondamentalmente la propria capacità riproduttiva.

Queste sono le motivazioni principali del bramito. Questi segnali poi si accompagnano ad una serie di altri segni di presenza: raspate sul terreno piuttosto che sfregamenti su piante o arbusti.

 

 

In che modo un animale intuisce le dimensioni dell'altro soltanto sentendone il bramito?

 

Diversi studi parlano di questo bramito come di un segnale onesto, cioè un segnale che traduce in maniera fedele quella che è la caratteristica fisica dell'animale. Gli animali che hanno la stazza fisica superiore emettono anche dei bramiti che sono più forti, più intensi.

Nel momento in cui un altro maschio sente un maschio bramire riesce a tradurre questa informazione sonora in un'informazione che riguarda le caratteristiche del maschio che la sta emettendo. Una cosa curiosa è il motivo per cui bramiscono di notte: di giorno ci si vede benissimo l'uno con l'altro, mentre al buio il confronto si basa soprattutto su segnali sonori.

Questo segnale è molto importante perché permette ai maschi, in un periodo piuttosto intenso in termini di energie spese, di evitare degli scontri inutili. Cioè, "se io capisco, semplicemente ascoltandoti, che tu sei un maschio più grande di me è inutile che ci mettiamo a combattere", no? Così risparmiano energie e rischi per la salute.

 

 

Quali sono i passaggi successivi verso l'accoppiamento?

 

Dopo quel confronto fra maschi a distanza, in realtà, tutto si può fermare lì, nel senso che i maschi contendenti stabiliscono le loro gerarchie e tutto finisce lì. Allora, il maschio dominante segue femmina per femmina per cercare di accoppiarsi.

Se invece due maschi di simili dimensioni si trovano a bramire e non riescono a capire dal bramito chi è più forte dell'altro, possono scontrarsi. Allora possono mettere in campo tutta una serie di altri comportamenti. Ad esempio la "marcia parallela": due maschi di dimensioni più o meno simili si mettono a camminare in linea quanto più dritta possibile, parallelamente l'uno con l'altro, per confrontarsi fisicamente. Quindi si danno un'occhiata l'uno con l'altro per capire chi è più grande di chi.

Se anche questo non è bastato a stabilire chi è più grande di chi, a quel punto si può arrivare anche a una lotta diretta: nella maggior parte dei casi si risolve con un maschio che se ne va e l'altro che rimane vincitore e quindi può tornare dalle femmine per potersi accoppiare. In altri casi, che sono più rari, può portare alla morte degli individui. Ogni anno ci sono diversi eventi di maschi che rimangono incastrati fra di loro con i palchi e non riescono a divincolarsi.

 

 

Tendiamo a pensare al selvatico sempre in sofferenza rispetto al progresso umano. In realtà non è sempre così. Cosa possiamo dire rispetto alla presenza di cervi sulle Alpi meridionali?

 

Nelle Alpi, all'inizio del secolo scorso, il cervo era praticamente assente. Fino agli anni '40 era presente soltanto una popolazione di cui non si conosce bene la dimensione nella zona della Val Venosta, in Alto Adige.

All'inizio degli anni '50, le popolazioni hanno cominciato ad espandersi un po', i primi segnali di rientro riguardano individui sporadici che si spostavano verso il Trentino, la Val di Sole, la zona della Valtellina.

Dagli anni '60 in poi, con l'abbandono dell'attività rurale nei territori, sono aumentate le condizioni favorevoli per questi animali, per trovare rifugio.

Negli anni '70, '80 e'90, sono state fatte anche operazioni di reintroduzione, per cui individui sono stati presi e spostati in diverse parti d'Italia, e quindi la presenza in Italia è sicuramente molto aumentata.

 

 

Possiamo parlare di sovrappopolamento?

 

Parlare di sovrappopolamento è sempre un po' pericoloso, nel senso che è una prospettiva totalmente umana.

Io ho un problema di sovrappopolamento nella misura in cui ritengo che le popolazioni animali stiano causando un danno a qualche attività umana. Di per sé una popolazione animale può crescere quanto gli pare, fino a che l'ambiente glielo concede: ovviamente avrà degli impatti, ma diventa danno nel momento in cui dà fastidio a qualche attività umana.

Non c'è niente di male in tutto ciò, è semplicemente un distinguo importante da precisare: in natura non esiste il concetto di sovrappopolamento.

 

 

Quali conseguenze ha questa presenza sull'equilibrio degli ecosistemi?

 

Il cervo è una specie che ha un impatto importante sugli ecosistemi. Sugli ecosistemi forestali per esempio: laddove le popolazioni sono molto abbondanti in termini di densità causa sicuramente un impatto sulla rinnovazione del bosco. Laddove poi ci sono degli interessi forestali di approvvigionamento di legname sicuramente causa un impatto importante.

Non solo. Nella parte trentina Parco dello Stelvio abbiamo visto che l'aumento del cervo sta causando un calo della presenza camoscio. Questo presumibilmente perché fra le due specie si può creare una competizione: il cervo, essendo una specie molto più grande e impattante sulla vegetazione, sottrae nutrimento al camoscio.

Questo porta alla riduzione del loro numero, oppure alla migrazione in zone più elevate.

 

 

Dicevamo che il periodo dei bramiti cambia in base all'attitudine e all'altitudine, suppongo allora sia legato a questioni climatiche. I cambiamenti climatici hanno delle conseguenze sulla stagione degli amori?

 

Al momento non ci sono studi che abbiano indagato questa cosa, però è un'ipotesi assolutamente plausibile.

Il cambiamento climatico sta imponendo una serie di variazioni sulla fenologia della vegetazione: sulle tempistiche, la durata del periodo vegetativo, eccetera. Gli animali, purtroppo, hanno una capacità di risposta molto più lenta: la nascita, la riproduzione e tutti i meccanismi primari si sono fissati nel corso di centinaia e migliaia di anni.

A fronte di cambiamenti climatici così intensi, però, in molti si trovano obbligati a rispondere: in alcune specie - per esempio - si è notato che gli animali tendono a nascere prima, perché fa più caldo prima e quindi cercano di sfruttare il periodo vegetativo migliore anticipando le nascite.

Per quanto riguarda il periodo riproduttivo dei cervi non abbiamo ancora evidenze, però non mi stupirei se trovassero che il periodo piano piano comincia a modificarsi. Ad ogni modo, sarebbero modifiche che avvengono in tempi lunghissimi. Sono dinamiche innescate non solo dalla temperatura, ma anche dalla durata delle ore del giorno e della notte: non è un meccanismo immediato.

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