"Abbiamo sentito il rumore di 'cento elicotteri' sopra alla testa: pensavamo di morire. Per proteggerci ci siamo rifugiati in un bivacco" (VIDEO)
Il racconto è quello di due escursionisti ritrovatisi dinanzi ad una grossa frana mentre cercavano di raggiungere il bivacco Boarelli, sul Monviso: "Ci siamo rifugiati in una struttura nelle vicinanze, ma per un attimo abbiamo avuto paura di morire"

MONVISO. "Non sempre le cose vanno come vorremmo. E non sempre quello che di brutto ci accade è colpa nostra. Alle volte dobbiamo solo essere capaci di accettarlo". Le parole sono quelle di Emma Formenti e Andrea Negro, compagni di escursioni in quota ma anche di vita, che di recente hanno pubblicato sui propri canali social (VIDEO di seguito) quanto loro accaduto sul Monviso nella notte fra il 13 e il 14 settembre 2026.
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I due giovani (lui 35enne friulano e lei 22enne veneta) a metà settembre si trovavano in Piemonte per trascorrere le proprie ferie. Escursionisti esperti, abituati a camminare e "ad affrontare anche vie non propriamente semplici", avevano deciso di scegliere la zona del Monviso per una serie di escursioni ma, purtroppo, la natura ha fatto la sua parte e la coppia - il primo giorno di vacanza - si è ritrovata a vivere una 'disavventura' (se così può essere definita ) che li ha (non poco) segnati.
"Partiti prestissimo la mattina per raggiungere la vetta - spiega Negro, intervistato da Il Dolomiti - ci siamo ritrovati in difficoltà sulla via del ritorno, non per colpa nostra ma in particolare dopo aver sentito una serie di scariche di sassi. L'idea - prosegue - era quella di raggiungere il bivacco Boarelli (conosciuto anche come bivacco delle Forciolline ndr), al quale però non siamo mai arrivati".
Tutto è successo a pochi passi dal bivacco Andreotti, dove i due a partire dalle 18e30 hanno cominciato a sentire diverse piccole frane susseguirsi, capendo che la situazione non prometteva nulla di buono: "Chi va in montagna spesso, come nel nostro caso, è abituato a sentire qualche caduta di massi. Quel pomeriggio, però, ci siamo subito accorti che non erano semplici scariche di sassi".
Così la coppia ha deciso prima di rifugiarsi all'interno del bivacco dismesso e poi di allertare il Soccorso alpino per capire come comportarsi: "Siamo corsi dentro al bivacco e dalle 18e30 in poi siamo rimasti in attesa, mentre fuori continuava a scaricare - prosegue Negro nel racconto -. Ad un certo punto ci stavamo assopendo, quando all'improvviso abbiamo sentito un rumore fortissimo, pensavamo di avere sopra alla testa cento elicotteri, invece stava venendo giù una frana enorme: pensavamo di morire. Mai sentita una cosa del genere".
E aggiunge: "Siamo stati in contatto circa due orette con il Soccorso alpino, e prima con il 112. Abbiamo detto ai soccorsi di non preoccuparsi e che saremmo rimasti in bivacco fino alla mattina, in modo da valutare la situazione (e per facilitare eventuali recuperi), ovviamente rimanendo svegli, ma loro ci hanno detto che sarebbe stato troppo pericoloso, quindi sono venuti a recuperarci con l'elicottero".
"Con il senno di poi - commenta il 35enne - è stato un bene venirci a prendere quella sera stessa. All'interno del bivacco il telefono non prendeva e per parlare con i soccorsi toccava uscire, rischiando di prendersi qualche sasso in testa. Con un tecnico del Soccorso alpino ci eravamo quindi messi d'accordo per sentirci ad orari precisi, finché poi hanno deciso di recuperarci. Dopo la grossa frana, peraltro, avevo aperto la porta del bivacco, e la nube di polvere era talmente fitta da impedire completamente la visibilità: impossibile anche solo respirare in mezzo a quella polvere".
L'elicottero abilitato al volo notturno si è quindi portato in zona ed ha tratto in salvo i due escursionisti utilizzando il verricello: "Ci è stato detto da alcuni sui social che non saremmo dovuti essere sul Monviso quel giorno ma non capiamo perché, visto che i sentieri erano aperti. Ci hanno poi accusati di esserci inventati della frana, invece di recente ne hanno parlato anche i giornali - concludono i ragazzi all'unisono -. Abbiamo raccontato quanto accadutoci per dimostrare che in montagna non sempre ci si ritrova in difficoltà per mancanza di esperienza o attrezzatura".
"Un grazie di cuore va sicuramente alla centrale operativa del Soccorso alpino piemontese, che considerato il pericolo oggettivo nel quale ci siamo trovati ha deciso in maniera immediata di attivare il nostro recupero e alla professionalità dei soccorritori".












