"Diversi non erano attrezzati e hanno rischiato di tornare a valle al buio", dormono in 25 nel bivacco da 9 posti: "Ma grazie alla solidarietà tutto è andato per il meglio"
Il racconto di una escursionista: "C'era tantissima gente ma, grazie alla solidarietà, tutto è andato per il meglio. Così nel bivacco Fiamme Gialle è avvenuta la magia"

PRIMIERO SAN MARTINO DI CASTROZZA. Tutto è successo l'ultimo weekend di settembre, quando Chiara Santamaria, il suo compagno ed un amico sono approdati a quota 3.000 sul Cimon della Pala per raggiungere il bivacco Fiamme Gialle, recentemente sostituito con una struttura contemporanea (e che salta subito all'occhio).
Il nuovo bivacco, da 9 posti (più 3 suppletivi) è opera dell'architetto trentino Raffaele Cetto, che il 26 settembre si trovava in quota proprio con Santamaria "per realizzare alcuni video", spiega Chiara, intervistata da Il Dolomiti.

Un luogo di riparo e di riposo strategico per chi affronta le celebri ferrate della zona del Primiero e che ha subito "rubato l'occhio" per la tonalità accesa del suo colore giallo, anche perché la nuova struttura sostituisce quella "classe 1967" di lamiera rossa che era ormai fortemente provata dal tempo e dalle intemperie.
Un bivacco che, anche grazie alla molta pubblicità fatta sui social e alla presenza di impianti in zona, si è ritrovato a venire preso d'assalto a più riprese nel corso dell'estate: "Così è stato anche lo scorso 26 settembre - ammette Santamaria -. Noi però, che già ci aspettavamo di trovare molte persone, ci eravamo attrezzati a dovere per dormire all'aperto. Sapevamo di avere pochissime chance di riuscire a 'pernottare' nella struttura".
Così i tre, partiti prestissimo, raggiungevano il Fiamme Gialle già in mattinata: "Al nostro arrivo c'erano ancora dei posti ma, nel corso della giornata, c'è stato un continuo viavai di escursionisti, finché il bivacco è arrivato a completa saturazione, andando oltre la propria capienza - spiega -. Io, il mio compagno e Raffaele abbiamo osservato il tutto dall'esterno, senza preoccuparci molto, visto che avevamo con noi tutto il necessario per dormire (all'addiaccio) sonni tranquilli".
E prosegue: "Le persone erano evidentemente troppe e alcuni non erano minimamente attrezzati per riposare all'esterno. Contro ogni pronostico, però, è accaduto un qualcosa di straordinario: gli escursionisti hanno cominciato ad aiutarsi tra loro, a mettersi d'accordo (fra sconosciuti) per dividere dei letti oggettivamente piccoli. Dai più giovani ai più vecchi, tutti erano disposti a cedere il proprio posto. Poi, ancora, qualcuno ha offerto le proprie coperte a chi era costretto a dormire fuori. Insomma, nonostante fossimo in troppi, la solidarietà ha prevalso".
Se così non fosse stato, infatti, alcuni sarebbero stati costretti ad affrontare almeno 3 ore di camminata, al buio, per raggiungere il Rifugio Rosetta: "Vedere come tutti hanno scelto di aiutarsi è stato bellissimo: non immaginavamo che una situazione oggettivamente così difficile potesse essere gestita in quel modo, con 25 persone che sono riuscite a dormire nel bivacco e molti altri che sono riusciti ugualmente a riposare all'esterno senza problemi".
"Ad ogni modo, abbiamo trascorso la serata tutti insieme a parlare di montagna, del bivacco (con tanto di consigli all'architetto Cetto per eventuali migliorie) e di molto altro. E' stato davvero bello - ammette Chiara -. La montagna è cambiata e credo sia giunta l'ora di accettare che l'afflusso sulle terre alte è aumentato: in futuro toccherà tenere conto di ciò anche per quanto riguarda l'accesso ai bivacchi d'emergenza. Fortunatamente, nel nostro caso, siamo frequentatori della montagna da tempo e abituati a dormire all'aperto, anche perché il mio ragazzo è un astrofotografo".

"Per noi non è stato quindi un problema non trovare posto in struttura, anzi - conclude, invitando ad una riflessione -. Non credo sia importante sottolineare quanto quel weekend la zona fosse affollata ma quanto piuttosto sarebbe cruciale attrezzarsi correttamente. Se quel giorno non ci fosse stata così tanta solidarietà, diversi avrebbero dovuto dormire al freddo o, peggio ancora, sarebbero dovuti a rientrare a valle al buio (o avrebbero dovuto raggiungere il Rifugio Rosetta), correndo non pochi pericoli. Andate in quota, ma ricordate di attrezzarvi sempre a dovere".
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