"Ne avevano più bisogno di me", dorme all'aperto a 3mila metri per lasciare il bivacco a due alpinisti: "Nonostante tutto, la montagna più autentica esiste ancora"
Mentre per alcuni il bivacco rappresenta la meta, per altri costituisce punto d'appoggio per riposare in previsione di escursioni più impegnative. Ed è per quest'ultimo motivo che, di recente, Matteo Peroni ha deciso di lasciare il proprio posto in bivacco a due alpinisti, dormendo all'aperto a quota 3.000: "L'indomani mentre noi saremmo tornati a casa due ragazzi si preparavano per affrontare una traversata molto dura. Lasciare loro i letti è stato giusto e naturale"

VALTOURNENCHE. Da un lato bivacchi vandalizzati, targhe commemorative distrutte e rifiuti abbandonati, dall’altra, la montagna più autentica. Quella fatta di piccole grandi cose, ma soprattutto di escursionisti pronti a tendersi la mano.
E, che sulle terre alte ci approdino ancora persone che la natura la amano e la rispettano davvero (ma anche che fanno lo stesso con il prossimo), lo dimostrano storie come quella di Matteo Peroni, appassionato (ed esperto) escursionista che racconta la montagna e le proprie avventure in quota sul suo canale YouTube.

In particolare, durante una delle ultime l’uomo ed il suo compagno di gita si sono ritrovati a fare i conti con un bivacco, raggiunto pensando che vi avrebbero trovato riparo per la notte, quasi del tutto pieno. "Gli imprevisti in montagna possono capitare - fa però notare Peroni a Il Dolomiti - ed è per questo che bisogna essere pronti a tutto". L'episodio accaduto di recente in Valle d'Aosta racconta la volontà di aiutarsi e, ancora di più la capacità di "arrangiarsi" ed adattarsi che dovrebbero contraddistinguere tutti i frequentatori della montagna.
Così, un paio di weekend fa Peroni si è ritrovato a cedere il proprio posto nel bivacco Balestrieri in Valtournenche (raggiunto dopo aver percorso con un amico la cresta dei Cors) a due alpinisti scegliendo di dormire fuori a 3.000 metri, "anche se il posto era molto precario", fa sapere lui stesso.


E prosegue: "Racconto quanto successo non con la volontà di 'auto-celebrarmi' ma perché ritengo che di questi tempi ci sia bisogno di tornare a raccontare la montagna più autentica. Nonostante i vandalismi e la maleducazione, sulle terre alte ci sono ancora escursionisti che la montagna la amano (e la sanno vivere) davvero - conclude -. Quello che ho fatto io è ciò che si dovrebbe fare sempre quando si trova qualcuno che ha più necessità di noi di usare un bivacco, nulla di più".














