''Da un mese acqua razionata e quella che c'è è in comune con un allevatore e gli animali hanno priorità. Non tutti i turisti capiscono ma quassù non si può sprecare niente''
Christian Gris e Alex D’Incà, i due trentenni neo gestori del rifugio Dal Piaz ci raccontano come gli escursionisti affrontano la vita nelle terre alte e cosa vuol dire fare i conti con la siccità e con il disagio di dover smaltire i tanti rifiuti lasciati dai turisti: ''Sembra incredibile ma c'è chi ci riempie i bidoni dei bagni con la loro spazzatura. La imbosca e poi a noi tocca smaltirla''

FELTRE. “La montagna ci insegna che ciò che sembra scontato, in quota, non lo è”. Si apre così la riflessione di Christian e Alex, i nuovi gestori del rifugio Giorgio Dal Piaz che Il Dolomiti ha conosciuto all’inizio della loro avventura (qui). Dopo un loro post social per esortare al rispetto della montagna, li abbiamo ricontattati per sapere come sta andando: una stagione andata “alla grande” grazie al bel tempo, nonostante alcuni inevitabili contro.
Due infatti i grandi temi, noti ai frequentatori delle terre alte, sottolineati nel post: la siccità e la gestione dei rifiuti. “In questi mesi - scrivono - abbiamo toccato con mano quanto l’acqua sia una risorsa preziosa e tutt’altro che inesauribile. In un periodo di particolare scarsità, la disponibilità d’acqua ci ha portato anche a dover rinunciare, per un periodo, al servizio doccia. Una situazione che ci ha ricordato ancora una volta quanto sia importante utilizzare questa risorsa con attenzione. Anche un gesto semplice, come una doccia, assume un significato diverso quando l’acqua deve essere condivisa e non è sempre garantita. Per questo, quando siamo in montagna, impariamo a usare ciò che abbiamo a disposizione con un po’ più di consapevolezza”.
Il servizio docce è infatti sospeso da circa un mese: una scelta inevitabile, che ha un impatto sulla fruizione del rifugio ma che, forse, può diventare anche una misura di consapevolezza per tutti. È infatti di fronte alla rinuncia che ci si rende conto di quanto prezioso sia ciò che si è sempre dato per scontato.
“Quello dell’acqua - raccontano a Il Dolomiti - è stato un problema anche a valle. Quassù si moltiplica, perché non abbiamo l’acquedotto ma ci affidiamo a cisterne e raccolta dell’acqua piovana, per cui è stato difficile da gestire. Siamo riusciti ad arrivare fino a oggi centellinandola, in particolare chiudendo le docce: dato che non piove, avere anche 20 persone la sera non permette di fare altrimenti. L’unica vena d’acqua che ci alimenta si è infatti lentamente prosciugata e dobbiamo dividerla con il pastore in malga: c’è stato tra noi e lui un lavoro di collaborazione, ma chiaramente gli animali hanno la precedenza”.
Come la prendono gli escursionisti? “Diciamo che si dividono a metà. In parte - rispondono - le persone capiscono e non dicono nulla, altri invece si lamentano di non potersi nemmeno lavare. Teniamo presente che ogni gettone equivale a 15 litri d’acqua, ma c’era chi ne voleva due: non è una questione di soldi, cioè non è che pagando puoi fare andare la doccia cinque ore, perché il tema qui è la tutela della risorsa”.
“Noi siamo l’ultima tappa dell'Alta via 2 - aggiungono - e gli escursionisti ci raccontano come nei rifugi che ci anticipano questo problema non sia sempre presente, perché alcuni hanno l’acquedotto o sono vicini a fonti idriche più importanti. Perciò quasi ovunque possono fare la doccia e arrivando da noi rimangono un po’ sbalorditi, perciò abbiamo dovuto spiegare bene la situazione delle vette feltrine”.
Lo stesso vale per il tema immondizie. “L’aumento delle presenze in montagna - prosegue il post - significa un aumento dei rifiuti. Bottiglie, confezioni, fazzoletti e piccoli imballaggi possono sembrare poca cosa, ma moltiplicati per tante persone diventano un problema importante. Quello che portiamo a monte, riportiamolo a valle”.
Che situazione avete vissuto su questo fronte? “Abbiamo fatto il post - rispondono - per diffondere l’importanza di salvaguardare l’acqua e di riportare con sé i rifiuti. Molte persone si portano barrette, panini, acqua e noi dobbiamo poi fare i conti con i bidoni dei bagni pieni di immondizie. Laddove ci dovrebbe essere solo la nostra carta, infatti, troviamo plastica, vetri, bottiglie: anche qui, c’è chi comprende le difficoltà del rifugio di montagna e porta a valle tutto, mentre altri lasciano i rifiuti cercando magari di imboscarli nei bagni”.
“Per noi portarli giù - proseguono - più che un costo è un disagio, perché chiaramente non c’è un servizio di smaltimento. Inoltre, abbiamo riscontrato un problema anche a valle dove, non immaginando la situazione, avevamo lasciato aperti i bidoni al passo Croce D’Aune: purtroppo in agosto li abbiamo trovati presi d’assalto, al punto da dover smaltire le immondizie in quelli privati di casa. Ora abbiamo ordinato quelli con la chiave”.
Il rifugio continuerà la stagione tutti i giorni fino al 30 settembre, poi, meteo permettendo, resterà aperto nei fine settimana di ottobre. Sempre nella speranza che lo si frequenti con consapevolezza e civiltà. “Sono gesti semplici, che richiedono solo un po’ di attenzione: non sprecare acqua, evitare il superfluo, portare con sé i propri rifiuti. Perché vivere la montagna - concludono - significa anche rispettarne i limiti, le risorse e la sua fragilità. La montagna ci offre tanto. Sta a noi averne cura”.














