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Trento
14 agosto | 13:24

Siccità, i consorzi irrigui: “Questa è l'annata che non potremo dimenticare, servono nuovi bacini di accumulo. Situazione critica su tutto il territorio”

A parlare è Mauro Capra, presidente della federazione provinciale dei Consorzi irrigui: “Messi a dura prova sia i corsi d'acqua che le falde. Non possiamo dimenticare quanto stiamo vedendo quest'anno e continuare a gestire la situazione in via emergenziale: serve una visione a lungo termine”

Foto a sinistra generata da Ia
Foto a sinistra generata da Ia

TRENTO. I primi allarmi erano arrivati in primavera: tra scarse precipitazioni, nevicate al di sotto della media e temperature molto alte – che hanno portato a una veloce fusione delle ridotte risorse nivali in quota – in vista dell'estate la situazione sul fronte della disponibilità acqua si preannunciava complicata. E di fronte alla lunga serie di ondate di calore straordinarie e a condizioni di prolungata siccità in buona parte del Nord-Est, le previsioni infine si sono purtroppo avverate.

 

“Questa – spiega a il Dolomiti Mauro Capra, presidente della federazione provinciale dei Consorzi irrigui – è l'annata che non potremo dimenticare. Non possiamo dimenticare quanto stiamo vedendo su tutto il territorio e continuare, stagione dopo stagione, a gestire la situazione in via emergenziale. Serve una visione a lungo termine”. Visione che, nel concreto, prevede una serie di passi concreti: da una maggior efficienza nei sistemi di irrigazione per aumentare il risparmio idrico fino a un piano infrastrutturale per realizzare nuovi bacini d'accumulo. Ma procediamo con ordine.

 

Innanzitutto, l'emergenza idrica sta colpendo tanto la pianura quanto i territori di montagna – e in particolare le strutture in quota, dove l'acqua scarseggia proprio in concomitanza con l'arrivo del picco della stagione turistica – e, da questo punto di vista, anche in Trentino le prospettive future non sono certo rosee. In altre parole, di fronte agli effetti della crisi climatica la gestione della risorsa idrica è sempre più complicata, e strategica, anche in quei territori, come la Provincia autonoma, dove in passato la disponibilità d'acqua era quasi data per scontata – e dove oggi invece sono decine le ordinanze per limitare il consumo di acqua a livello comunale, l'ultima lunedì a Trento.

 

A rappresentare un primo spartiacque in questo contesto è stata l'estate 2022: quattro anni fa, di fronte a una ridotta disponibilità d'acqua legata a una prolungata fase di siccità, gli interessi dei territori di montagna e di pianura – le prime legate in particolare alla produzione di energia idroelettrica, le seconde alle necessità irrigue – si erano manifestate con forza, dando il via a un vero e proprio braccio di ferro presto rinominato “guerra dell'acqua” tra Trentino, Alto Adige e Veneto.

 

E proprio l'annus horribilis 2022 è citato ormai di frequente come metro di paragone per tracciare il perimetro della presente emergenza idrica in buona parte del Nord Italia Trentino compreso – e chiedere maggiori interventi per gestire la scarsità d'acqua. Alla fine della scorsa settimana – dopo la conferma dello stato di severità idrica 'media' per il Trentino; in Veneto il livello è stato portato ad 'alto' – la Giunta provinciale aveva dato il via libera a un provvedimento per “razionalizzazione la fruizione delle risorse idriche”, consentendo ai Consorzi di bonifica e ai Consorzi di miglioramento fondiario di chiedere una “rimodulazione temporanea del deflusso minimo vitale (Dmv)”, cioè della quantità di acqua che deve rimanere in fiumi e torrenti a valle delle opere di presa.

 

“La settimana scorsa si era tenuto un tavolo sul tema siccità – continua Capra – con i responsabili della Provincia, Aprie, Consorzio trentino di bonifica. Era una misura fortemente voluta da parte nostra come Comifo (Federazione provinciale dei consorzi irrigui e di miglioramento fondiario) e quindi il nostro parere non può che essere positivo, ferma restando la necessità di salvaguardare sempre i nostri corsi d'acqua. Si tratta di una decisione che favorisce le aree del nostro territorio più sotto pressione in questo momento, ma si tratta naturalmente di una soluzione solo temporanea” e che permette, in sostanza, una riduzione del Dmv calibrata sulla base dei singoli casi.

 

E di fronte a quello che si sta osservando in questo caldissimo 2026, continua, le soluzioni da individuare sono giocoforza di lungo periodo: “Questa – dice il presidente di Comifo – è per noi la stagione più difficile dal 2022. La situazione è critica e il calo delle risorse idriche sta mettendo a dura prova il sistema agricolo sia per quanto riguarda la portata dei corsi d'acqua che per la disponibilità di acqua nelle falde. Ora l'obiettivo è riuscire ad arrivare al raccolto, che sarà tra l'altro anticipato visto il precoce arrivo delle alte temperature in primavera, ma successivamente sarà necessario riunire un tavolo per decidere cosa fare per la gestione futura del problema. Non possiamo continuare con un approccio emergenziale”.

 

Come anticipato, per Capra sono due le priorità su cui lavorare: “Aumentare il risparmio attraverso un efficientamento dell'infrastruttura e aumentare la capacità di accumulo, tramite opere infrastrutturali”. In altre parole: nuovi bacini per la raccolta dell'acqua. “Oggi – continua – la situazione è critica a livello generale in Provincia, non si poteva più aspettare: per questo è arrivato il provvedimento legato al deflusso minimo vitale, che ci garantisce un po' di respiro”. In concomitanza però, la Pat ha anche annunciato il via libera per l'accordo con la Lombardia legato al bacino del Chiese, per l'erogazione di volumi idrici aggiuntivi per un massimo di 10 milioni di metri cubi d'acqua per stagione nel biennio 2026-2027.

 

“L'ambito dei rilasci non è di nostra competenza – commenta Capra – e come contadini siamo d'accordo sull'aiutarci reciprocamente: anche in ottica futura però, la priorità deve essere data al nostro territorio. La domanda di partenza deve essere se ci sia acqua a sufficienza per chi opera in Trentino. In questa stagione in particolare, visto il gran caldo, stiamo tra l'altro osservando un aumento della necessità di acqua anche da parte dell'ambito della viticoltura, che normalmente invece ne richiede relativamente poca. La certezza è che finita la stagione tutti gli attori interessati dovranno discutere e decidere che azioni intraprendere. Non è più possibile fare finta di niente”.

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