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Trento
03 ottobre | 16:11

A 40 anni dalla nascita di Arte Sella: "Un anniversario purtroppo ignorato". Lettera aperta dei fondatori: "I valori sono ancora visibili e c'è l'ambizione di nuovi percorsi"

Nel settembre 1986 nasceva Arte Sella, ma l'importante traguardo è passato piuttosto inosservato "anche da coloro che avrebbero dovuto riconoscerne i valori sociali, culturali, economici". Oggi tutto questo ha ancora senso? La lettera aperta dei fondatori Enrico Ferrari e Emanuele Montibeller

A 40 anni dalla nascita di Arte Sella: "Un anniversario purtroppo ignorato"

BORGO VALSUGANA. A 40 anni dalla nascita di Arte Sella, un luogo sinonimo di arte nella natura e un laboratorio creativo unico in Italia. Centinaia gli artisti internazionali che si sono avvicendati nel corso del tempo, chiamati a interpretare e il luogo e restituire opere in continua trasformazione.

 

A partire, infatti, dalla fondazione nel 1986 Arte Sella si è caratterizzata per due tratti distintivi: le opere nascono da una forte relazione che l’artista instaura con il territorio, con le sue caratteristiche naturali ma anche con la sua complessità antropologica e sociale. E' da qui che inizia un processo che, attraverso le fasi di ideazione, progettazione e realizzazione, porta un’opera a essere inserita nel contesto naturale. Poi, come accade per ogni essere vivente, le opere vengono inscritte nel ciclo della natura, che negli anni le fa proprie, le trasforma e completa lo sviluppo.

 

Un traguardo, però, che sembra passato piuttosto inosservato e così Enrico Ferrari e Emanuele Montibeller, fondatori di Arte Sella in Valsugana, inviano un documento/lettera aperta per evidenziare l'importanza del fare memoria attorno alla genesi di quell'idea, nella convinzione che lo spirito che ha caratterizzato le origini di Arte Sella sia leggibile ancor oggi nei tanti segni che ha lasciato, nella comunità locale e nella realtà dell'arte contemporanea in Italia.

 

Una lettera aperta nella quale viene ricordato l'avvio ("Un inizio che ha suscitato più incomprensioni che consenso locale ma Arte Sella ha saputo trasformare una piccola valle in un luogo conosciuto e molto apprezzato nel mondo dell'arte"), ma anche i successi perché la val di Sella è stato studiata e imitata per decenni in Italia e in Europa.

 

"Ricordare i quarant’anni di Arte Sella non significa celebrare una semplice data o abbandonarsi alla nostalgia", dicono Ferrari e Montibeller. "Significa rendere omaggio a un territorio e a tutti coloro che hanno dedicato a questa esperienza entusiasmo, lavoro, fatiche e ideali. Questa storia appartiene ormai alla cultura della Valsugana ed è piccola parte del più vasto fluire della storia dell’arte contemporanea. Per questo, custodirne la memoria non è un fatto rituale ma una responsabilità culturale che dal passato e al presente si rivolge al futuro".

 

Un documento per parlare del senso di quella visione e l'ambizione di tracciare nuovi percorsi e nuovi orientamenti di pensiero.

 

LA LETTERA APERTA DI ENRICO FERRARI E DI EMANUELE MONTIBELLER - ARTE SELLA

 

Nel settembre del 1986, quarant’anni fa, nasceva Arte Sella. Crediamo giusto ricordare questo anniversario, purtroppo ignorato anche da coloro che avrebbero dovuto riconoscerne i valori sociali, culturali, economici.

 

Pur avendo all’inizio suscitato più incomprensioni che consenso locale, come era ovvio all'epoca per una scommessa culturale così innovativa, Arte Sella ha saputo trasformare una piccola valle del Trentino in un luogo conosciuto e molto apprezzato nel mondo dell’arte. Studiata e imitata per decenni in Italia e in Europa, è diventata un riferimento costante nel rapporto tra arte contemporanea, natura e paesaggio, portando ovunque con sé e valorizzando sia il nome della Val di Sella che quello di Borgo Valsugana.

 

La memoria, la gratitudine

 

Nel 1986 Carlotta Strobele, Enrico Ferrari ed Emanuele Montibeller, diversi per età, per formazione e per sensibilità, diedero forma a un sogno condiviso. Unirono conoscenze, esperienze artistiche, ideali, luoghi e paesaggi, creando qualcosa fino ad allora inedito: non un museo tradizionale né una semplice esposizione all’aperto, ma un processo culturale nel quale l’arte incontrava la natura e interagiva con essa, scoprendone i valori e le potenzialità e accettandone i tempi e le trasformazioni.

 

Una gratitudine particolare e un ricordo affettuoso vanno a Carlotta Strobele, che rese possibile dare concretezza al progetto, mettendo a disposizione due spazi fondamentali come Palazzo Strobele a Borgo Valsugana e Casa Strobele in Val di Sella. Fu infatti in questi spazi che Arte Sella nacque e mosse i suoi primi passi.

 

Carlotta e Casa Strobele

In quarant’anni molte cose, con ritmi diversi, sono cambiate: il paesaggio, le persone, le istituzioni e la stessa associazione Arte Sella. Ma le trasformazioni non possono e non hanno cancellato le origini. La memoria ritrova in questo lungo tragitto stagioni, colori, impressioni, momenti, luoghi, incontri, emozioni, ricordi di persone e di opere che, insieme, hanno dato vita ad Arte Sella.

 

Ricordare i quarant’anni di Arte Sella non significa quindi celebrare una semplice data o abbandonarsi alla nostalgia. Significa rendere omaggio a un territorio e a tutti coloro che hanno dedicato a questa esperienza entusiasmo, lavoro, fatiche e ideali. Questa storia appartiene ormai alla cultura della Valsugana ed è piccola parte del più vasto fluire della storia dell’arte contemporanea. Per questo, custodirne la memoria non è un fatto rituale ma una responsabilità culturale che dal passato e al presente si rivolge al futuro.

 

Dallo spirito originario una "lettura" dell'oggi

 

A ben vedere la novità di Arte Sella - di cui noi stessi quarant'anni fa eravamo, in fondo, inconsapevoli - consisteva nel tentativo di rispondere a una necessità diffusa, soprattutto in quel momento storico: negoziare una nuova relazione con l'ambiente. L'arte - de-musealizzata, de-localizzata, abbandonata al decadimento e quindi trasformata anche nel suo stesso significato - aveva l'ambizione di diventare un nuovo tramite fra uomo e natura.

 

Oggi tutto questo ha ancora un senso?

 

A metà degli anni Ottanta - subito dopo eventi drammatici, autentici spartiacque temporali, come la tragedia di Stava e l'incidente nucleare di Chernobyl - il focus era naturalmente centrato sulla salvaguardia dell'ambiente. Oggi, il cuore della questione sembra riguardare, per la prima volta nella nostra storia, la salvaguardia stessa dell'umanità. Intesa sia come genere umano, sia come "humanitas".  Proprio in questo concetto - humanitas - sta il punto di saldatura fra il tempo presente e la nascita, quarant'anni fa, del nostro progetto.

 

Arte Sella ha messo in luce come il nostro essere "umani" si rivela solo nel rapporto con ciò che umano non è. Non c'è un confine, una linea di demarcazione, fra "humanitas" e "natura".

 

Questo punto di saldatura ha segnato anche l'incontro, quando il progetto ebbe inizio, fra le diverse sensibilità artistiche e culturali fra noi fondatori: quella classica, quella contemporanea, quella spiritualistica.

 

Oggi non ha alcun senso rievocare la storia di Arte Sella in chiave meramente celebrativa: ha molto più senso leggerne i segni ancor oggi vitalissimi, diffusi a livello internazionale nelle svariate esperienze che sono nate sulla scorta di questa nostra avventura.

 

La consapevolezza, oggi quasi scontata, di una relazione dinamica all'interno della triade composta da artista, curatore, pubblico; la necessità di definire una "casa" comune e il modo di abitarci, di viverci dentro; l'arte che travalica i suoi confini classici per relazionarsi con altre discipline, umanistiche, tecniche, scientifiche; l'ambizione di tracciare nuovi percorsi, nuovi orientamenti di pensiero: tutto questo era già pienamente compreso, forse anche inconsapevolmente ma già con chiarezza, nello spirito originario di Arte Sella.

 

La sintesi più efficace, quasi un ponte fra il tempo presente e quella fase storica, ce la fornisce quattrocento anni dopo il genio visionario di Montaigne: "Se ne avessi la possibilità, naturalizzerei l'arte così come gli altri artificializzano la natura".

 

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