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Belluno
31 agosto | 18:41

Crisi idrica, i Consorzi di bonifica chiedono interventi strutturali. “La politica finanzi il piano invasi, altrimenti alla prossima siccità sarà ancora guerra per l’acqua"

Continua a destare preoccupazione il tema della crisi idrica nel territorio veneto. Dopo gli interventi della politica e il recente ddl presentato dal senatore De Carlo per i laghi bellunesi, a intervenire è anche Anbi Veneto, che chiede sostegno economico al Piano invasi proposto dai Consorzi di bonifica e la riconversione verso tecniche irrigue più efficienti

Crisi idrica, i Consorzi di bonifica chiedono interventi strutturali

BELLUNO. “I danni all’agricoltura (qui un esempio), come la sofferenza degli invasi in quota, sono facce della stessa medaglia: la crisi idrica non risparmia nessuno e si manifesta in base alle specificità di ciascun territorio. Il grido di allarme che giunge dalla pianura è lo stesso delle montagne e dei territori costieri e ci impone di andare oltre l’approccio di emergenza, per intervenire dal punto di vista infrastrutturale senza contrapposizioni di alcun genere”.

 

Così Alex Vantini, presidente di Anbi Veneto, l’associazione regionale consorzi di gestione e tutela territorio e acque irrigue, interviene sul tema che continua comprensibilmente a tenere banco in un’estate di grave siccità anche alle quote più alte.

 

Sul tema si è infatti espressa a più riprese anche la politica. Da un lato il centrosinistra, che ha attaccato la Regione per la mancanza di un bilancio idrico aggiornato (qui), dall’altro quest’ultima che, tramite l’assessore alla montagna Dario Bond, ha esortato lo stanziamento di “una grossa cifra” per realizzare micro-invasi che permettano l’accumulo di acqua da usare in caso di assenza (qui).

 

Solo pochi giorni fa, invece, il senatore Luca De Carlo ha presentato in Parlamento un disegno di legge in materia di livelli minimi d’invaso dei laghi della provincia di Belluno. “Non si tratta di una contrapposizione tra montagna e pianura - ha dichiarato - ma della consapevolezza che stiamo affrontando una questione che richiede la partecipazione di tutti i territori e di tutte le parti in causa, dalla gestione della risorsa idrica alla razionalizzazione del suo utilizzo anche per l’uso agricolo e domestico”.

 

Per i laghi bellunesi in particolare, la denuncia è di un loro “costante impoverimento della portata”, dovuto sia al clima sia a prelievi idroelettrici e irrigui e sottrazione d’acqua da parte dei fiumi che li alimentano. Per questo, “sono indispensabili - nota il senatore - interventi atti ad assicurare che i livelli minimi dei laghi non scendano mai sotto la quota di sicurezza. È inoltre auspicabile una riduzione significativa dei prelevamenti dal fiume Piave al fine di salvaguardare l’equilibrio ambientale ed ecologico e un’accurata revisione del bilancio idrico regionale”. Oltre alla realizzazione di bacini di acqua piovana per l’irrigazione.

 

Il disegno di legge prevede quindi i valori delle quote minime per i laghi maggiori e i bacini minori, stabilisce che tali livelli nei corpi idrici interni della provincia siano mantenuti secondo i parametri individuati, richiama la competenza di Regione Veneto e Autorità di bacino nell’attuazione di quanto disposto e la necessità che la stessa Regione provveda a garantire il deflusso minimo vitale nei corsi d’acqua appartenenti al bacino idrografico del Piave. Inoltre, dispone l’aggiornamento dei valori delle quote fissate nel caso in cui, per effetto di fenomeni climatici, non siano più adeguati a scongiurare l’impoverimento dei livelli minimi d’invaso.

 

A tutto ciò si aggiunge ora anche la richiesta di Anbi Veneto, che da anni esorta a dotare il territorio regionale di nuovi invasi. L’obiettivo, specifica Vantini, è “riscoprire la capacità di dare spazio all’acqua, per la sicurezza idraulica, l’ambiente e l’agricoltura. Attualmente il nostro territorio è in grado di trattenere solo una piccola parte dell’acqua piovana, perciò il Piano invasi che i Consorzi di bonifica e il comparto agricolo propongono, insieme alla riconversione verso tecniche irrigue più efficienti, rappresenta la strada maestra per adattare il territorio al clima che cambia”.

 

L’auspicio è dunque che nelle leggi di bilancio, sia a livello regionale sia a livello nazionale, si possa trovare lo spazio finanziario necessario per sostenerlo. “Altrimenti - conclude - alla prossima siccità parleremo ancora di emergenza, guerre dell’acqua e contrapposizioni che non permetteranno di far fronte al problema in maniera adeguata”.

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