Risorse idriche, i Consorzi Irrigui: “Con siccità prolungata, non possiamo escludere limitazioni”. Sale la preoccupazione in Trentino
Tra riserve nivali sotto la media e temperature in aumento l'attenzione in Trentino è in crescita soprattutto in vista dell'estate. "Le precipitazioni primaverili non sono state sufficienti a colmare pienamente il deficit accumulato. Si prospetta un'estate caratterizzata da possibili tensioni idriche, particolarmente nei mesi di luglio e agosto" ha spiegato a il Dolomiti Mauro Capra presidente della federazione provinciale dei Consorzi Irrigui

TRENTO. L’acqua sta diventando una delle risorse più 'sensibili' e strategiche per il Trentino, soprattutto in una situazione climatica come quella che stiamo vivendo oggi, sempre più instabile. Tra riserve nivali sotto la media e temperature in crescita, la gestione idrica si trova oggi davanti a sfide senza precedenti.
La soglia di attenzione è molto alta. Guardando in particolare all'Adige (QUI L'APPROFONDIMENTO), negli ultimi giorni la portata del principale fiume trentino all'altezza del Ponte di San Lorenzo è stata di circa il 50% inferiore rispetto al valore medio annuale, pur rimanendo su livelli attualmente superiori alle soglie di sicurezza. E la situazione è simile anche per altri corsi d'acqua sul territorio: la portata del Brenta segna infatti un -58% rispetto al valore medio degli ultimi 40 anni, il Sarca un -30%.
“Si prospetta un'estate caratterizzata da possibili tensioni idriche, particolarmente nei mesi di luglio e agosto” spiega Mauro Capra presidente della federazione provinciale dei Consorzi Irrigui “ma già ora le criticità si fanno sentire”.
E' in questo scenario che i consorzi sono chiamati non solo a garantire la distribuzione della risorsa nell'agricoltura trentina, uno dei settori che negli ultimi vent’anni ha investito di più per ridurre i consumi, ma ripensarne ancora di più l’uso in chiave sostenibile e condivisa. L’estate che si profila, infatti, potrebbe essere tra le più delicate degli ultimi anni.
Presidente Mauro Capra, come è la situazione idrica? Che estate vi aspettate?
La situazione richiede impegno e trasparenza. I dati raccolti negli ultimi mesi evidenziano che le riserve nivali sono al di sotto della media stagionale e che le precipitazioni primaverili non sono state sufficienti a colmare pienamente il deficit accumulato. Si prospetta un'estate caratterizzata da possibili tensioni idriche, particolarmente nei mesi di luglio e agosto. Tuttavia, anche questo periodo, segnato da un anomalo aumento delle temperature e dall'assenza di precipitazioni significative, potrebbe risultare critico. Non è mia intenzione generare allarmismo, ma ignorare la portata della situazione sarebbe altrettanto irresponsabile.
Ci sono zone del Trentino in situazioni più difficili?
Sì, le criticità non sono uniformi sul territorio. Le aree più esposte sono quelle a quote medio-basse, dove la dipendenza dallo scioglimento nivale è maggiore e dove l’irrigazione agricola è più intensa.
I dati dei nostri consorzi mostrano che in alcune di queste zone i portatori d’acqua hanno già registrato portate inferiori rispetto agli anni precedenti nello stesso periodo. Stiamo monitorando la situazione settimana per settimana.
L’agricoltura consuma troppa acqua? Cosa si è fatto per evitare sprechi?
È una critica comprensibile e valida, ma necessita di essere inserita nel giusto contesto per comprenderne appieno le implicazioni. È innegabile che l'agricoltura rappresenti il settore con il maggior consumo di acqua, ma non va dimenticato che questa risorsa ritorna comunque nel ciclo naturale. Inoltre, esiste un legame inscindibile tra acqua e cibo: produrre alimenti equivale a utilizzare l'acqua necessaria per la loro realizzazione, e quindi consumare cibo significa indirettamente consumare anche l'acqua impiegata per produrlo. È un equilibrio cruciale che deve essere tenuto in considerazione quando si affrontano temi legati alla sostenibilità e alla gestione delle risorse idriche.
Ma è anche il settore che negli ultimi vent’anni ha investito di più per ridurre i consumi. I nostri consorzi hanno accompagnato una trasformazione profonda: si è passati dall’irrigazione a scorrimento ai sistemi a goccia e a pioggia programmata, con risparmi idrici documentati anche del 30-40% su alcune colture. Il Trentino ha una frutticoltura e una viticoltura di eccellenza che richiedono acqua, ma che la usano sempre meglio. Il tema oggi non è più “l’agricoltura spreca”, ma “come ottimizziamo insieme una risorsa condivisa”. Quella è la conversazione giusta da fare.
I territori alpini cambiano velocemente. Quali interventi servirebbero?
I cambiamenti che vediamo sulle Alpi — riduzione dei ghiacciai, innevamento ridotto e anticipato, eventi meteorologici estremi sempre più frequenti — non sono proiezioni future, sono la nostra realtà presente. Servono interventi su più livelli. Prima di tutto investimenti infrastrutturali: nuovi invasi e bacini di accumulo che ci permettano di trattenere l’acqua quando c’è, per usarla quando non c’è.
Sostenere l'agricoltura di precisione e promuovere una digitalizzazione avanzata delle reti di distribuzione, così da monitorare in tempo reale il flusso dell'acqua, individuare le perdite e identificare le zone che necessitano di approvvigionamento. Infine, è fondamentale adottare una pianificazione condivisa che tenga conto di tutti gli utilizzi dell'acqua — agricolo, civile, industriale e ambientale — poiché non è più sostenibile affrontare queste tematiche in maniera settoriale e isolata.
I Consorzi gestiscono un quarto della superficie provinciale. Quali sfide avete davanti?
Quella responsabilità è per noi uno stimolo enorme. Gestire 180.000 ettari e garantire il 78% dell’irrigazione provinciale significa che le nostre scelte hanno un impatto diretto sulla tenuta economica e ambientale di questo territorio. Le sfide principali sono tre. La prima è l’adattamento al cambiamento climatico, che richiede investimenti continui e una visione lunga. La seconda è la governance: dobbiamo costruire tavoli di coordinamento sempre più efficaci tra consorzi, Provincia, comuni e altri portatori di interesse, perché l’acqua non conosce confini amministrativi. La terza è culturale: dobbiamo aiutare la comunità intera — non solo gli agricoltori — a capire che l’acqua è un bene comune e che la sua gestione richiede partecipazione collettiva.
Ci saranno inevitabilmente limitazioni ai consumi?
In uno scenario di siccità prolungata, le limitazioni sono uno strumento che non possiamo escludere. Ma voglio dire chiaramente che le limitazioni non sono una sconfitta: sono una forma di responsabilità condivisa. L’obiettivo dei consorzi è fare in modo che si arrivi a quel momento — se si arriva — con regole chiare, condivise e giuste, stabilite in anticipo e non nell’emergenza. L’acqua è la risorsa più importante che abbiamo. Difenderla significa anche saper dire, quando serve, che bisogna usarne di meno.












