Fotovoltaico, in Trentino superati gli obiettivi di produzione. Stop Consulta ai pannelli a terra nei campi agricoli? L'esperto: “Nessuna retromarcia, crescita inevitabile”
Nei giorni scorsi è arrivata la decisione della Corte Costituzionale sulla legittimità del divieto di installare impianti fotovoltaici a terra nelle aree agricole. Maurizio Fauri, docente di Sistemi elettrici per l'energia del Dipartimento di Ingegneria Civile Ambientale e Meccanica, spiega che la sentenza non rappresenta una bocciatura del fotovoltaico ma semplicemente ridefinisce i confini di uno sviluppo destinato comunque a proseguire. In Trentino, intanto, per quanto riguarda il fotovoltaico è stato raggiunto il 102% di quella che era la previsione, rispetto al target per il 2026

TRENTO. Tra i campi coltivati e i pannelli fotovoltaici si gioca una partita da migliaia di euro l'anno. In alcuni casi gli affitti sono arrivati a 8 mila euro a ettaro e per molti è diventato più conveniente affittare i propri terreni rispetto all'uso per la produzione di ortaggi.
Il tema è importante e nei giorni scorsi ha fatto discutere la decisione della Corte Costituzionale (Qui la sentenza) sulla legittimità del divieto di installare impianti fotovoltaici a terra nelle aree agricole.
La decisione è stata salutata da Governo e organizzazioni agricole come una vittoria nella protezione dei terreni agricoli da usi industriali che ne limitino o ne rendano inservibili le potenzialità produttive primarie.
Secondo gli esperti, però, la sentenza non rappresenta una bocciatura del fotovoltaico ma semplicemente ridefinisce i confini di uno sviluppo destinato comunque a proseguire.
“Stiamo parlando di una risorsa economica che oggi non è più trascurabile. La sentenza? Nessuna retromarcia” ci spiega a il Dolomiti, Maurizio Fauri, docente di Sistemi elettrici per l'energia del Dipartimento di Ingegneria Civile Ambientale e Meccanica.
Oggi, secondo la fotografia fatta da Italia Solare, il fotovoltaico in Italia cresce. Secondo un'analisi fatta sui dati di Terna aggiornati al 30 giugno 2026, in Italia risultano connessi 2.255.654 impianti fotovoltaici. Nei primi sei mesi dell'anno sono stati connessi 3.093 MW di nuova potenza, per un totale di 89.173 nuovi impianti.
Professor Fauri, con una sentenza la Corte Costituzionale ha ritenuto legittimo limitare il fotovoltaico a terra nelle aree agricole. Dal punto di vista economico come valuta questa scelta? Da un lato Coldiretti è contenta, ma dall'altro può essere considerata una frenata alla transizione energetica o è un modo per renderla più sostenibile?
Non è una retromarcia, non è nulla di grave. Sono stati definiti un po' i confini per quanto riguarda le zone e le superfici sulle quali installare il fotovoltaico. Stiamo parlando di una risorsa economica ad oggi non più trascurabile. Sulla parte agricola gli affitti per l'utilizzo di un campo per uso fotovoltaico iniziavano ad essere superiori a quelli per l'uso dell'agricoltura. Molti contadini preferivano concedere i propri terreni per l'installazione di impianti fotovoltaici piuttosto che coltivarli, evitando così i problemi legati all'attività agricola. Questo ha portato nel corso del tempo ad uno stravolgimento della destinazione d'uso.
La sentenza, semplicemente, è una ridefinizione di quelli che sono i limiti del fotovoltaico ma non ne preclude lo sviluppo. Tetti e altre situazioni dove poter installare i pannelli fotovoltaici ce ne sono.
Ha parlato di affitti in crescita per l'utilizzo di un campo per uso fotovoltaico. Di che valori parliamo?
Attorno ai 5 mila euro ma si arriva anche agli 8 mila euro all'anno per ettaro. Per i cittadini significa non avere rischi causati dal cambiamento climatico e ricevere dei soldi. Con 10 ettari un proprietario riesce a portarsi a casa quasi uno stipendio senza fare nulla.
Negli ultimi anni il fotovoltaico ha avuto una forte espansione. Quali sono gli aspetti positivi? Quali i limiti che ci sono?
I vantaggi sono sicuramente verso una transizione energetica che produce energia senza combustibile fossile. Quest'ultimo purtroppo è responsabile di tutti i cambiamenti climatici. Il mese di giugno è stato tra i più caldi mai registrati. Questo ci dovrebbe far pensare, così come tutti i fenomeni estremi. Dall'altra parte, però, dobbiamo anche pensare che il fotovoltaico, in particolare, non è programmabile perché dipende dalla variazione del tempo. E quindi crea una complicazione tecnologica nella gestione della produzione ma che si può risolvere con degli accumuli o altri sistemi. Di certo l'espansione andrà avanti, è inevitabile e non può essere diversamente. Il beneficio di questa evoluzione è anche un abbassamento notevole dei prezzi. Non c'è nessuna altra fonte che abbia un costo di investimento così basso come il fotovoltaico in questo momento.
Quali tecnologie potrebbero ridurre il consumo di suolo? C'è l'agri--voltaico (sistema sollevato da terra), ma anche pannelli sui tetti industriali o parcheggi. Sarà sufficiente rispetto ai bisogni di energia?
Ma questo sicuramente. Terna ha avuto richieste di allaccio fino a 300 Gigawatt di potenza e supera abbondantemente la produzione energetica richiesta in Italia. Molti sono impianti agro-voltaici. È chiaro che questo deve presupporre che vengano fatte due attività, sia la produzione agricola che la produzione energetica e questa è una regola fondamentale. Ci sono poi tante altre situazioni, dalle tettoie ai tetti dei grandi stabilimenti. Una dimostrazione è quella che ha fatto Agip con l'installazione dei pannelli fotovoltaici sui tetti delle stazioni di rifornimento. Terreni non destinati a uso agricolo ce ne sono molti. Magari qui da noi in Trentino, in montagna, non molti, ma la situazione cambia nelle zone di centro e sud Italia. Basta pensare poi a tutte le nuove discariche che vengono fatte. La Pat ha già realizzato un progetto per un impianto fotovoltaico nella discarica di Cavalese.
E in Trentino, dal punto di vista delle energie rinnovabili, a che punto siamo?
Il Trentino grazie all'idroelettrico produce più energia da fonte rinnovabile rispetto a quello che consuma. Per quanto riguarda il fotovoltaico, invece, siamo arrivati al 102% di quello che era la previsione, rispetto al target per il 2026.


















