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Trento
26 luglio | 13:23

Dai controlli negli allevamenti ai macelli: in Trentino quasi 3 mila verifiche in un anno. Tezzele: "L'antibiotico-resistenza è uno dei più grossi problemi di salute pubblica"

Se da un lato le infrazioni più gravi risultano oggi limitate, "non ci troviamo quasi mai davanti a casi eclatanti", spiega il direttore dell'Unità operativa di Igiene e sanità pubblica veterinaria dell'Azienda sanitaria, dall'altro non mancano le criticità. C'è il tema dell'antibiotico residenza che è uno fra i più grossi problemi di salute pubblica ma anche le zoonosi emergenti come listeria ed Escherichia coli stec, favorite anche dall'aumento del consumo di alimenti crudi

TRENTO. Quasi 3 mila controlli in un anno tra allevamenti, stabilimenti alimentari, macellerie, attività produttive e verifiche sui mangimi. Ci sono poi ispezioni, prelievi di campioni e l'attività sempre più in aumento che riguarda il benessere degli animali di affezione.

 

Sono numeri davvero importanti quelli che fotografano il lavoro portato avanti dell'Unità operativa di Igiene e sanità pubblica veterinaria dell'Azienda sanitaria, chiamata a presidiare un settore sempre più strategico per la salute pubblica. “Dove c'è un animale noi ci siamo” ha spiegato a il Dolomiti il direttore Roberto Tezzele.

 

Se da un lato le infrazioni più gravi risultano oggi limitate, "non ci troviamo quasi mai davanti a casi eclatanti", spiega Tezzele, dall'altro non mancano le criticità. C'è il tema dell'antibiotico residenza che è uno fra i più grossi problemi di salute pubblica ma anche le zoonosi emergenti come listeria ed Escherichia coli stec, favorite anche dall'aumento del consumo di alimenti crudi. Un contesto nel quale la prevenzione resta la principale arma.

 

Dottor Tezzele, quali sono gli obiettivi principali della vostra Unità Operativa e quante persone sono impegnate?

È un'unità che porta avanti un'attività molto complessa e varia. La nostra missione è quella di tutelare la salute pubblica come protezione dell'uomo dai pericoli che possono derivare dal contatto diretto o indiretto con gli animali. Dal punto di vista indiretto intendo malattie che si possono trasmettere attraverso gli alimenti e questo rappresenta una parte importante del nostro lavoro. C'è poi il nostro impegno negli allevamenti per tutelare la salute e il benessere animale e il patrimonio zootecnico, in un'ottica di garantire la produzione su un territorio. Siamo 34 veterinari, 10 tecnici della prevenzione e 15 amministrativi. L'attività è divisa in diversi filoni e, in generale, possiamo dire che sono quelli del controllo della salute degli animali, soprattutto per la produzione zootecnica, e il controllo della loro alimentazione, dalla quale potrebbero poi arrivare dei pericoli anche per il consumatore. C'è poi la filiera della trasformazione, dai caseifici ai salumifici, dove vengono fatti i controlli, e l'ambito degli animali di affezione. Siamo organizzati in 3 unità operative che corrispondono ai distretti sanitari, con uffici in tutti gli ambiti territoriali. Dove c'è un animale noi ci siamo.

 

Quanti controlli sono stati effettuati nell’ultimo anno (2025) su allevamenti, macelli, aziende alimentari e attività con animali? Quante sono state le criticità rilevate e di che tipo?

Partendo dai diversi controlli diretti sugli animali, abbiamo circa 1170 allevamenti bovini con 40 mila animali all'interno. Ci sono poi 658 allevamenti ovicaprini con 44 mila animali. I controlli avvengono almeno una volta all'anno in questi allevamenti per verificare la situazione e la presenza di malattie come la tubercolosi e la brucellosi, che sono zoonosi storiche. Per i bovini a livello provinciale abbiamo anche piani di controllo di altre malattie che non sono zoonosi, come l'IBR e la BVD. Lo stesso avviene per la paratubercolosi. Sono controlli che non vengono fatti in molte regioni d'Italia. I controlli sanitari vengono portati avanti con molta attenzione nei vari allevamenti. Riguardano anche il benessere animale, l'alimentazione e la biosicurezza per evitare che all'interno delle strutture entrino malattie. C'è poi la farmacovigilanza e l'igiene del latte che viene prodotto. Sono quasi 800 le verifiche che vengono fatte nell'arco di un anno. Sono state 112 nell'arco del 2025 le verifiche sui mangimi, attraverso le quali si cerca la presenza di sostanze che potrebbero essere dannose per l'uomo e per questo sono stati fatti anche 160 campioni. Per quanto riguarda, invece, la trasformazione degli alimenti, in Trentino abbiamo 156 stabilimenti riconosciuti come macelli, caseifici, salumifici e altri. In questi abbiamo fatto 559 ispezioni, a cui si aggiungono 68 audit che sono dei controlli più particolareggiati. A questo impegno si aggiunge quello sulle attività più semplici come macellerie e gelaterie, nelle quali abbiamo fatto 394 controlli. I prelievi degli alimenti servono per verificare la presenza sempre di sostanze oppure di residui di farmaci. C'è poi il settore degli animali di affezione, l'attività mira a controllare le colonie feline, abbiamo sterilizzato in un anno 737 gatti, abbiamo seguito 321 casi di morsicatura da cani soprattutto, oltre all'anagrafe canina e al rilascio di passaporti per l'estero. Non meno importante è anche l'attività sui selvatici. Sono stati 156 gli interventi in questo caso e riguardano, per esempio, il nostro intervento in caso di un incidente che vede coinvolto un ungulato per capire la situazione dell'animale.

 

Rispetto agli anni precedenti, le violazioni sono aumentate o diminuite?

Non ci sono grosse violazioni, non ci troviamo quasi mai, fortunatamente, davanti a casi eclatanti. Negli allevamenti ci sono delle regole abbastanza restrittive a partire dall'alimentazione all'uso dei farmaci. Negli ultimi anni le regole fatte e l'uso di specifici programmi informatici hanno permesso un miglioramento della situazione e un netto calo delle infrazioni. Questo anche per quanto riguarda le buone prassi igieniche e di controllo. Da segnalare che per quanto riguarda il benessere animale l'attenzione è aumentata e ci sono sempre più segnalazioni. Nella maggior parte, però, rileviamo non proprio maltrattamenti ma quadri migliorabili, tranne qualche episodio effettivamente grave che porta al sequestro dell'animale.

 

L'antibiotico-resistenza è considerata una delle principali minacce per la salute pubblica. Qual è il ruolo del servizio veterinario nel contrastare questo fenomeno? Negli allevamenti trentini si è ridotto l'utilizzo degli antibiotici negli ultimi anni? Ci sono dati?

Negli ultimi anni abbiamo lavorato parecchio su questo tema, l'antibiotico-resistenza è uno dei più grossi problemi di salute pubblica. Una parte del problema è legata all'uso dei farmaci negli animali. Negli ultimi 3–4 anni il sistema di tracciabilità molto serrato e preciso del farmaco ha permesso di migliorare notevolmente la situazione. Oggi qualsiasi prescrizione fatta a un animale di produzione o a piccoli animali viene di fatto registrata in un sistema. Questi dati vengono poi incrociati con il numero di animali presenti in quel preciso allevamento, permettendo così di calcolare un indice che ci indica quanto antibiotico è stato usato in quella struttura. Ogni allevatore vede quindi quanto farmaco ha usato e se è sopra la media deve diminuire l'utilizzo. Ovviamente non si valuta solo la quantità ma anche la qualità degli antibiotici usati. Alcuni sono vietati o possono essere usati solo in casi speciali e cioè solo quando altri medicinali non funzionano. Questo sistema di controllo informatico, che ci invidiano varie zone d'Europa, ha permesso in Italia, per esempio, nell'allevamento avicolo un calo del 70% nell'uso dell'antibiotico. La situazione in provincia di Trento è analoga al resto d'Italia, siamo in media con il consumo nazionale di antibiotici.

 

Quanto è importante l'approccio "One Health" e viene praticato in Trentino?

Questo approccio ci ispira da anni come azione. Esiste un unico mondo, un'unica salute. La salute umana, la salute animale e la salute dell'ambiente sono tutte interconnesse fra di loro e questo significa che una dipende dall'altra. La salute degli animali, se presenta dei problemi, può influenzare quella dell'uomo. Un'attenzione verso questa interconnessione, verso questo approccio che sul nostro territorio portiamo avanti quotidianamente.

 

Quali zoonosi risultano oggi più monitorate (e più presenti) nel nostro territorio?

Ci sono zoonosi storiche come la brucellosi e la tubercolosi. Oggi i controlli fatti negli allevamenti garantiscono che queste malattie non entrino ma non possiamo abbassare la guardia. Questi controlli non devono cadere. Poi ci sono le zoonosi emergenti, tipo la listeria o l'Escherichia coli Stec. Queste zoonosi sono probabilmente aumentate negli ultimi anni perché c'è un diverso orientamento del consumatore per i prodotti che hanno un'aura di naturalezza perché sono crudi. Ma è bene sapere che consumandosi crudi c'è più rischio che queste patologie passino attraverso gli alimenti all'uomo. Questi problemi rimarranno sempre attuali anche nei prossimi anni. Il nostro impegno è stato quello di spiegare al consumatore i rischi che ci sono. Sono state messe in campo azioni di informazione e di formazione perché i prodotti siano fatti nel miglior modo e il più sicuro possibile. È impossibile poi arrivare a rischio zero ma viene richiesta l'attenzione affinché questi prodotti crudi non vengano dati alle fasce di popolazione più sensibili, dai bambini piccoli, agli anziani e a chi ha il sistema immunitario poco funzionante.

 

Fondamentale è anche il lavoro di prevenzione. Come viene portato avanti sul territorio?

Tutti i controlli che facciamo sugli allevamenti e sugli stabilimenti e le verifiche sui prodotti sono attività di prevenzione. Controlliamo la salute degli animali, quello che mangiano e come sono fatti i prodotti. È un'azione che viene fatta quotidianamente e nei nostri interventi, nei controlli o ispezioni, cerchiamo sempre di trasformarli in momenti di informazione e formazione dell'operatore spiegando l'importanza di alcune procedure e l'attenzione che deve essere messa in alcune cose. C'è poi l'attenzione e la prevenzione sulle malattie come la peste suina o l'aviaria. In questo caso la prevenzione riguarda il controllo delle movimentazioni degli animali per evitare che queste malattie entrino sul nostro territorio. Rappresenterebbero un grosso problema a livello produttivo ed economico con l'abbattimento forzoso dei capi.  

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