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Trento
15 aprile | 07:51

Ibr in Trentino, oltre 300 bovini malati. Allarme ai confini, la Pat pagherà i controlli al Veneto per 'blindare' le malghe. Tezzele: "Situazione sotto controllo"

Gli animali malati registrata ad Ala e Avio sarebbero stati contagiati nella zona della Lessinia venendo in contatto con bovini positivi veneti. Da qui la decisione del Trentino di pagare di tasca propria le analisi per gli allevanti veneti di confine. "L'accordo prevede che i veterinari veneti impediranno agli animali positivi di raggiungere il confine con il Trentino. Questo ci aiuterà a limitare la possibilità di introduzione della malattia" spiega o Roberto Tezzele, direttore dell’Unità operativa igiene e sanità pubblica veterinaria dell’Asuit

TRENTO. Un “cordone sanitario” attorno al Trentino per proteggere gli allevamenti dalla rinotracheite infettiva bovina, una malattia contagiosissima che purtroppo è tornata a colpire. E' la decisione presa dalla Pat dopo i casi di positività a Ibr che lo scorso mese sono stati rilevati ad Ala e Avio. Secondo gli ultimi dati (rispetto ai numeri comunità a fine febbraio) sono almeno 9 gli allevamenti trentini toccati dall'Ibr per un totale di oltre 300 animali risultati positivi

 

La Provincia di Trento da oltre 20 anni sta portando avanti tutte le azioni necessarie per evitare che questo virus colpisca gli allevamenti sul territorio. Purtroppo, però, lo stesso non sembra avvenire in Veneto e quindi i territori di confine si trovano in una situazione di maggiore rischio.

 

Quello che è successo ad Ala e Avio, infatti, deriva dal fatto che alcuni animali appartenenti a mandrie provenienti da aziende trentine siano venuti a contatto, nella zona della Lessinia, con altri bovini colpiti dal virus appartenenti ad aziende operanti in Veneto dove invece i controlli sono meno presenti.  

 

La movimentazione verso l’alpeggio dei bovini provenienti dagli allevamenti veneti su pascoli ricadenti nel territorio della Regione del Veneto, limitrofi a quelli che ricadono nel territorio trentino, non prevede infatti alcuna garanzia sanitaria nei confronti della Ibr/Ipv, pertanto possono essere monticati sia animali negativi sia animali positivi. Maggiore sicurezza era stata chiesta anche dall'Associazione Allevatori del Trentino. 
 
Da qui è emersa la necessità di conoscere lo stato di salute dei bovini che si trovano nei territori veneti di confine con il Trentino. “A seguito di un confronto per le vie brevi tra il Dipartimento salute e politiche sociali della Pat e l’Unità Organizzativa sanità animale e farmaci veterinari dell’Area Sanità e Sociale della Regione del Veneto – è stato spiegato dalla Provincia rispondendo ad una interrogazione presentata dalla consigliera provinciale Francesca Parolari - è emersa la disponibilità della Regione del Veneto ad organizzare l’attività di prelievo e la consegna dei campioni all’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie dei bovini degli allevamenti veneti che alpeggeranno sulle malghe e pascoli della Lessinia e del Monte Baldo site in territorio veneto, purché i costi analitici siano a carico della Provincia autonoma di Trento”.

 

Per salvaguardare la salute degli allevamenti trentini, in sostanza, la Pat pagherà le analisi degli animali veneti che si trovano al confine. “Lo dobbiamo fare – ha spiegato a il Dolomiti l'assessore alla Salute, Mario Tonina – perché queste malattie noi le combattiamo da anni e sono state eradicate già da tempo. Non possiamo permettere che tornino”.  Stiamo parlando di una cifra preventivata di circa 25-30 mila euro e le analisi dovranno essere fatte dall'Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie.

 

“Già quest'anno - ha spiegato Roberto Tezzele, direttore dell’Unità operativa igiene e sanità pubblica veterinaria dell’Asuit - per venire a pascolare in Trentino i bovini devono provenire da allevamenti indenni. Questa è una condizione che possiamo imporre autonomamente all'interno dei nostri confini. Il problema è il territorio veneto di confine dove non possiamo imporre limitazioni agli allevatori. Siamo quindi riusciti a trovare un accordo con i veterinari veneti. Questo accordo prevede che se riusciamo a trovare risorse per queste analisi degli animali, loro avrebbero impedito agli animali risultati positivi di raggiungere il confine con il Trentino”. 

 

Sono state scelte dalle 10 alle 15 malghe che confinano con il Trentino dove potranno pascolare solo animali testati e risultati negativi all'Ibr. 

 

“Questo ci permetterà di creare una zona in qualche modo di 'salvaguardia' – conclude Tezzele - per impedire l'introduzione nuovamente della malattia sul nostro territorio. Per il momento è un intervento per il periodo di pascolo 2026, vedremo se verrà prolungato”. 

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