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Trento
28 febbraio | 13:22

La malattia Ibr torna a colpire in Trentino, centinaia di bovini da abbattere: “Probabile il contagio in alpeggio”. Broch: “Subito controlli e sostegni alle aziende colpite”

La Federazione degli Allevatori spiega che i casi registrati in Trentino "derivano dal fatto che in Veneto e nelle regioni del Centro-Sud il piano di prevenzione non è mai stato attivato". E' stata avviata l'interlocuzione fra i Servizi veterinari delle province di Trento e Verona per monitorare, anche in vista della prossima stagione estiva, le mandrie destinate agli alpeggi della Lessinia e del Monte Baldo

TRENTO. Maggiori controlli e adeguati sostegni agli allevamenti che sono stati colpiti dall'infezione. A seguito della notizia pubblicata da Il Dolomiti (QUI L'ARTICOLO), il presidente della Federazione provinciale degli allevatori, Giacomo Broch, interviene per chiedere attenzione alle aziende e adeguati risarcimenti.

 

Purtroppo in queste settimane è stata registrata la ricomparsa in Trentino della malattia Ibr, la rinotracheite infettiva dei bovini. Si tratta di una malattia causata da un herpesvirus, in conseguenza del quale gli animali colpiti manifestano gravi conseguenze all’apparato respiratorio, con febbre e danni anche all’apparato riproduttivo.

 

Nella zona del basso Trentino, nella zona di Ala e Avio, nel corso dei controlli di routine portati avanti dall'Unità operativa di igiene e sanità pubblica veterinaria dell'Asuit, sono state rilevate positività a Ibr.

 

A confermare la situazione a Il Dolomiti è stato Roberto Tezzele, direttore dell’Unità operativa igiene e sanità pubblica veterinaria dell’Asuit. “Sono 3 o 4 le aziende colpite nei comuni di Ala e Avio e alcune sono anche di grande dimensione. Ad oggi sono dai 150 ai 200 gli animali trovati positivi all'Ibr e che dovranno essere abbattuti”.

 

Questa malattia non è trasmissibile all’uomo, né può contaminare i prodotti, ha spiegato la Federazione degli Allevatori. “In Trentino è operativo da oltre vent’anni un piano di eradicazione della malattia riconosciuto dall’Unione europea ed attivo anche in provincia di Bolzano, in Friuli Venezia Giulia e Valle d’Aosta, ma non in Veneto”, ha chiarito Broch.

 

I casi registrati in Trentino, continua, “derivano dal fatto che in Veneto e nelle regioni del Centro-Sud il piano di prevenzione non è mai stato attivato. In conseguenza di ciò è probabile che alcuni animali appartenenti a mandrie provenienti da aziende trentine siano venuti a contatto, nella zona della Lessinia, con altri bovini colpiti dal virus appartenenti ad aziende operanti in Veneto”.

 

Fra le richieste fatte dalla Federazione quella di un “controllo immediato di tutte le stalle dell’area Ala-Avio per avere rapidamente un quadro complessivo della situazione”. Si chiede inoltre di “portare a termine l’interlocuzione già avviata fra i Servizi veterinari delle province di Trento e Verona per monitorare, anche in vista della prossima stagione estiva, le mandrie destinate agli alpeggi della Lessinia e del Monte Baldo”. Infine l'attenzione verso gli allevamenti coinvolti, chiedendo l'attivazione “della Provincia autonoma di Trento per accompagnare e sostenere gli allevamenti colpiti dall’infezione nel percorso di sostituzione dei capi”.

 

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