Oltre 150 bovini malati, in Trentino torna l’incubo dell’infezione Ibr. Tezzele: "Gli animali positivi saranno abbattuti". L’allarme degli allevatori: "A rischio le aziende"
I casi sono stati rilevati nel basso Trentino e il contagio sarebbe avvenuto in malga, in Lessinia, attraverso il contatto con bovine venete. Sono 3 - 4 le aziende coinvolte, sono in corso ulteriori controlli. Il piano obbligatorio di risanamento prevede l'abbattimento degli animali positivi e deve essere portato a termine nell'arco di 12 mesi dal momento in cui è stato effettuato il test sugli animali. La malattia può portare ad una sintomatologia respiratoria importante ma anche forme genitali che possono causare infertilità e aborti

TRENTO. Per anni gli allevamenti in Trentino sono stati indenni dalla rinotracheite infettiva bovina, una malattia contagiosissima che purtroppo è tornata a colpire. Ora sono diversi i capi coinvolti. Una situazione che sta preoccupando gli allevatori.
L'area interessata è il basso Trentino, nella zona di Ala e Avio. Nel corso dei controlli di routine portati avanti dall'Unità operativa di igiene e sanità pubblica veterinaria dell'Asuit sono state rilevate le positività alla malattia Ibr.
“Siamo davvero molto preoccupati” ci dice Renzo Creazzi, presidente del Caseificio di Sabbionara. “L'auspicio è che si riesca a fermare il primo possibile perché a rischio è la possibilità stessa delle aziende di andare avanti”.
L'Ibr è una malattia altamente contagiosa del bovino causata da herpes virus. La Provincia di Trento da oltre 20 anni sta portando avanti tutte le azioni necessarie per evitare che questo virus colpisca gli allevamenti sul territorio. Purtroppo, però, lo stesso non sembra avvenire in Veneto e quindi i territori di confine si trovano in una situazione di maggiore rischio.
A confermare la situazione a Il Dolomiti è Roberto Tezzele, direttore dell’Unità operativa igiene e sanità pubblica veterinaria dell’Asuit. “Sono 3 o 4 le aziende colpite nei comuni di Ala e Avio e alcune sono anche di grande dimensione. Ad oggi sono dai 150 ai 200 gli animali trovati positivi all'Ibr e che dovranno essere abbattuti”.
Le persone non corrono rischi ma in questi casi è previsto un piano obbligatorio di risanamento che deve essere portato a termine nell'arco di 12 mesi dal momento in cui è stato effettuato il test sugli animali e sono state rilevate le positività. Ci devono essere gli abbattimenti in questo caso delle vacche malate e successivamente vengono fatti ulteriori controlli specifici per ridare alle aziende l'indennità da Ibr.
La rinotracheite infettiva bovina è causata da herpes virus. Può avere una sintomatologia respiratoria acuta caratterizzata da febbre, dispnea, congiuntivite, scolo nasale, tosse con diminuzione dell’appetito, diminuzione del peso corporeo e calo della produzione di latte. Ma il virus è inoltre responsabile di forme genitali che possono portate ad infertilità e aborti.
“Stiamo parlando di una malattia, un herpes-virus, che può andare in latenza e può quindi nascondersi per poi riattivarsi ad un certo punto. Qui probabilmente – spiega il dottor Tezzele - l'infezione potrebbe essere stata causata da un contatto in malga con delle bovine venete, dove non sono presenti piani di risanamento, che hanno trasmesso la malattia”.
I casi registrati nel basso Trentino rischiano di avere un pesante impatto economico sulle aziende coinvolte, anche in considerazione dell’abbattimento previsto di circa 150–200 capi.
“Stiamo parlando di una malattia abbastanza importante. I controlli andranno avanti, la speranza è che non aumentino gli animali positivi” ha concluso il direttore dell’Unità operativa dell’Asuit.












