“Alberi da abbattere, altrimenti i negozi muoiono": su via Feltre residenti e commercianti divisi. “Gestione inquietante, andavano coinvolti gli abitanti"
Al via i lavori in via Feltre, ma le tensioni non sono mancate. Presenti al lancio del cantiere, oltre all’amministrazione, cittadini e commercianti divisi tra contrarietà ed entusiasmo: unico punto di incontro, l’ammissione dell’assenza di un’adeguata comunicazione con i residenti

BELLUNO. Al via i lavori in via Feltre, ma nuovamente le tensioni non sono mancate. Presenti al lancio del cantiere, infatti, oltre all’amministrazione comunale, c’erano cittadini e commercianti, divisi in partiti contrapposti tra contrarietà ed entusiasmo: unico denominatore comune, l’ammissione della mancanza di una corretta comunicazione da parte del Comune nei confronti dei cittadini.
Mancanza confermata anche sul posto. Dopo aver ribadito la speranza che il donatore non ritiri il finanziamento (qui l’articolo) - speranza sottolineata anche da un residente, l’ingegnere Renzo Andrich, che arriva a sospirare “per favore non vincete il ricorso al Tar altrimenti si blocca tutto” - il sindaco Oscar De Pellegrin si è infatti sottratto al confronto con la cittadina arrivata per lamentare il mancato coinvolgimento della popolazione. “Credo che ormai ogni abitante conosca perfettamente il progetto - sono state le uniche parole di De Pellegrin - e chi non ne è a conoscenza forse non se ne è interessato. Inoltre le condizioni della via parlano da sole e il progetto è stato esposto ed è disponibile”.
In mancanza dell'amministrazione, il dibattito è comunque proseguito. “Sono perplessa - spiega alla stampa Michela Pelle, residente - perché, per una situazione di questa portata, andava convocata un’assemblea specifica per gli abitanti. Sono qui da vent’anni e ho scoperto l’esistenza del signor Vettorel (il capofrazione, ndr) solo in questo contesto e quando ormai gli alberi erano stati in parte tagliati”.
Gli errori fatti nel dialogo sono ammessi anche da chi sostiene il progetto, diventando di fatto l'unico punto di incontro tra le diverse opinioni. A sostenerlo, ad esempio, anche Marilena De Min, che gestisce un negozio di macchine per cucire ed è molto favorevole ai lavori. “Ho assistito all'assemblea di presentazione indetta per le attività commerciali - sottolinea - e sicuramente, se c’è un difetto, è stato non farne una per tutti. In quell’occasione il progetto ci è stato solo comunicato, non si poteva interferire, ma francamente ho apprezzato tutto quanto esposto e non è vero che ci sono altre possibilità al taglio degli alberi, se non abbattere le case. La strada è quella e non possiamo togliere i parcheggi lungo la via, altrimenti le attività muoiono. Per me infatti sono essenziali perché la cliente che porta una macchina da cucire di 40 kg non può farlo a mano, deve parcheggiare vicino. Certo vedere sparire gli alberi è un colpo al cuore, ma fortunatamente non siamo a Milano e il verde non manca: non vedo quindi l’ora che i lavori siano eseguiti e se ne possa finalmente apprezzare il risultato”.
Anche secondo progettisti e Comune soluzioni alternative per mettere in sicurezza la viabilità ciclopedonale senza abbattere gli alberi o togliere i parcheggi non ci sono: che fare dunque? “Abbiamo nomi e cognomi di ditte, cui non voglio fare pubblicità, che hanno esaminato il progetto - replica Pelle - e hanno affermato che un altro modo c’è, ma di questo non si parla da nessuna parte. E certamente lo stato in cui versa la strada parla da solo, ma il come è stata portata avanti la vicenda è francamente inquietante. Si tratta di un progetto pubblico e la possibilità di parlarne ci è stata tolta: abbiamo anche scritto al Comune e ai giornali, ma il sindaco non ha mai risposto”.
Pelle cita progetti in città come Udine: lo scorso giugno, ad esempio, UdineToday riporta l’approvazione della riqualificazione di via Albona, a est della città, con un sistema chiamato “Cupolex” che permette di creare marciapiedi alberati consentendo un’adeguata crescita delle piante. “Esistono realtà che dimostrano che si può fare. Inoltre - aggiunge Pelle - per via Feltre manca anche una perizia, c’è solo il censimento arboreo: perché allora non valutare alternative che salvano le piante? E perché non si è rispettato il cronoprogramma, partendo con gli abbattimenti prima del dovuto e impedendoci di intervenire prima?”.
Presente anche Anacleto Boranga, guida e divulgatore ambientale, più volte intervenuto sul tema. Oltre a ribadire la necessità di pensare al verde pubblico come elemento di gestione della vivibilità cittadina - tema affrontato anche da Mauro Varotto ne L’Altra montagna (qui l’articolo) - Boranga ha aggiunto ulteriore carne al fuoco. “Lo stesso Comune - ribadisce - ha adottato il Pums (Piano urbano della mobilità sostenibile) che non prevede ciclopedonali bidirezionali perché insicure. Dipende dunque da che visione urbanistica abbiamo: l’assessore Gamba ha detto che un titolare d’azienda non può discutere di un progetto con ogni dipendente, ma qui c’è una grossa confusione determinata da una visione urbanistica autocentrica e soprattutto da un decisionismo antidemocratico”.
Insomma, il sentore è che se ne parlerà ancora a lungo mentre i lavori procedono. In attesa però del pronunciamento del Tar previsto per il 21 maggio sul ricorso di Italia Nostra, i passanti che buttavano un orecchio a questo scambio di battute sospiravano un “basta con questi alberi”. Ecco forse, allora, la discussione andava davvero fatta nei tempi e nelle sedi più opportune, senza esasperare ora un dibattito che mette in cattiva luce, paradossalmente, quel confronto democratico su cui dovrebbe sempre reggersi la gestione della cosa pubblica.












