A Belluno abbattono 147 alberi e la discussione non accenna a placarsi: non conta il primato italiano di numero di alberi per abitante, ma il verde "diffuso" dentro la città

Non conta solo quanti alberi ci sono in una città, ma dove sono e che ruolo hanno nel nostro quotidiano. Varrebbe forse la pena rinunciare a qualche piazzola di sosta oggi per garantire un ambiente più vivibile domani, ma questo nessuno lo mette in conto

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Nei giorni scorsi (il 30 aprile) il TAR del Veneto ha emesso un ordine di sospensione dei lavori di "riqualificazione" urbana delle aree pubbliche su via Feltre da parte dell’Amministrazione comunale di Belluno, consistenti nella estirpazione di due filari di alberi di tiglio per un totale di 147 esemplari (parzialmente già abbattuti), sulla base di un’istanza promossa da Italia Nostra.
Queste notizie sono all’ordine del giorno nelle aree urbane delle nostre città, dove sempre più spesso la popolazione più sensibile alle tematiche ambientali si oppone al taglio di alberi per presa di posizione ideologica, prima ancora di valutare nel merito ogni decisione (come già si è detto in questo articolo su L'Altramontagna a firma di Pietro Lacasella), ed anche a Belluno lo schema sembrerebbe essere lo stesso: la consueta polarizzazione tra Giunta di destra e opposizioni di sinistra, tra ambientalisti e sviluppisti, tra negazionisti ed amanti della Natura sempre con la maiuscola.
Basta però approfondire un po’ la questione per superare gli estremismi e le posizioni "per partito preso", in questi casi sempre in agguato, per abbracciare una questione di buon senso e di passione civile, che ha in pochi giorni animato una sollevazione generale della popolazione. In attesa della Camera di Consiglio fissata per il 21 maggio, che valuterà nel merito la congruità dell’intervento con la normativa vigente, c’è forse il tempo di fare due considerazioni, che vadano oltre le barricate.
La prima considerazione è tecnica, e parte da lontano, precisamente dalla California e da Google Street View. Lasciamo pure stare il fatto (sicuramente negativo) di un taglio di 147 alberi solo parzialmente compensato con un numero di alberi di gran lunga inferiori; lasciamo per un momento da parte anche il fatto (altrettanto negativo) che gli alberi che verranno piantati ex novo non avranno mai le dimensioni degli alberi attuali (sono stati scelti alberi tipo pero ornamentale proprio per il vantaggio di crescere poco e sviluppare pochi rami per occupare meno spazio e avere meno bisogno di manutenzione), con buona pace del sequestro di carbonio di cui avremmo tanto bisogno. Concentriamoci invece sul nesso tra alberi e qualità della vita (attuale e locale), che viene a ridursi con questo intervento: ce lo spiega appunto il Green View Index, l’indice proposto da un gruppo di ricercatori del MIT (Massachussetts Institute of Technology) per quantificare il numero di alberi che popolano le grandi città senza considerare parchi o giardini, ovvero calcolando solo gli "alberi urbani" che rendono davvero più vivibili le nostre strade e i nostri quartieri. Questo indice non calcola gli alberi in valori assoluti, ma quanta vegetazione è visibile ad altezza degli occhi lungo le strade, in altre parole il rapporto tra pixel verdi e pixel totali nelle immagini (catturate appunto da Google Street View) lungo le vie delle nostre città. Più è alto l’indice e più è alta la qualità della vita della città in termini di "verde".
Nel caso di Belluno, dunque, non conta il primato di numero di alberi per abitante (il più alto d’Italia secondo una statistica del 2024, con oltre 200 alberi per abitante), ma il verde "diffuso" dentro la città. Non abbiamo a disposizione il Green View Index di Belluno (sarebbe bello poterlo calcolare, e lo si potrebbe anche fare rapidamente), ma siamo certi che anche questo valore sia relativamente alto: non per il numero totale di alberi in sé, ma proprio per la presenza di molti viali alberati, quelli che appunto con questo intervento si andranno drasticamente a ridurre. Non conta quindi quanti alberi ci sono in una città, ma dove sono e che ruolo hanno nel nostro quotidiano.
La seconda considerazione è invece più filosofica, e ci porta lontano non nello spazio ma nel tempo: se è vero che la qualità dell’ecosistema urbano attuale si riduce con questi interventi di "riqualificazione", e per questo gli avvocati si sono mossi per tempo, rimane da chiedersi quali avvocati potranno mai difendere la qualità della vita dei futuri abitanti della Terra, che vedono drasticamente compromessa la vivibilità del pianeta proprio a causa di interventi mirati ad assicurare una "presunta" qualità e sicurezza urbana solo per gli abitanti attuali, non per quelli futuri. È un tema complesso e difficile, anche dal punto di vista giuridico, sul quale ci ha messo in guardia quasi cinquant’anni fa il filosofo tedesco Hans Jonas nel suo libro Il principio responsabilità. Un’etica per la civiltà tecnologica (1979), che varrebbe la pena di rileggere in attesa del Consiglio del 21 maggio: il filosofo tedesco ci invita ad abbandonare le etiche tradizionali incentrate sul presente e sui rapporti tra soli uomini, perché non sono più in grado di gestire una tecnologia capace di distruggere l'ecosistema e compromettere la sopravvivenza stessa dell’umanità nel futuro. Come conciliare l’etica vigente tesa alla simultaneità e all’immediatezza del tornaconto (la possibilità di muoversi in auto, di parcheggiare più facilmente, o di muoversi in bici in sicurezza) con l’etica della previsione e della responsabilità per il futuro? Varrebbe forse la pena rinunciare a qualche piazzola di sosta oggi per garantire un ambiente più vivibile domani (non soltanto oggi), ma questo nessuno lo mette in conto. Ma il fatto che nessuno lo metta in conto non significa che non conti… Chi avrebbe mai detto che Hans Jonas, una delle voci più critiche sulla nostra civiltà tecnologica, e Google, uno dei colossi tecnologici mondiali, proprio a Belluno in una primavera di maggio del 2026 si sarebbero trovati d’accordo sull’assurdità di questo intervento, per il presente e per il futuro?













