"È dalle 7 di mattina che mi rompete le scatole". Perché i turisti generano malcontento - dalle Dolomiti ai casoni di Caorle - nei residenti?

Cos'hanno in comune le più celebri guglie delle Dolomiti con i casoni di Caorle, un tempo utilizzati come ricoveri dai pescatori di laguna? Mi sono posto questa domanda lo scorso fine settimana, dopo essere stato protagonista di un episodio alquanto bizzarro

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Cos’hanno in comune le più celebri guglie delle Dolomiti con i casoni di Caorle, un tempo utilizzati come ricoveri dai pescatori di laguna?
Mi sono posto questa domanda lo scorso fine settimana, dopo essere stato protagonista di un episodio alquanto bizzarro.
Percorrevo la tappa finale un viaggio in bicicletta, nato dal desiderio di osservare le zone umide che si sviluppano tra Ravenna e Grado. Terre sospese; dedalo ibrido, dove acqua e terra sembrano compenetrarsi.
Il quarto giorno, immerso in quel labirinto salmastro, ho incontrato e superato Caorle.
Quando la piccola cittadina sembra dissolversi alle spalle del viaggiatore, è possibile imboccare un percorso ciclopedonale che – ho scoperto di pedalata in pedalata – accompagna fino ai cosiddetti casoni: strutture in legno, coperte da un fitto intreccio di canna palustre e affacciate sull’acqua della laguna, come a specchiarsi. La configurazione di queste peculiari strutture può ovviamente rinvigorire nel turista quel sentimento di malinconica distanza da una presunta "autenticità", sfibrata dai ritmi e dalle tecnologie della vita moderna; quella nostalgia da cui spesso prendono slancio i desideri del viaggiatore.
Questo, con grande probabilità, era uno dei motivi che rendeva quel percorso molto frequentato: ciclisti, escursionisti, famigliole con bambini procedevano in un’atmosfera di gioiosa serenità. E io con loro, alimentando il flusso con le gambe stanche. Ma vuoi per l’eccessiva spensieratezza, vuoi per la stanchezza, a un certo punto mi sono perso. Sapevo che, in un determinato tratto, la prosecuzione del viaggio mi avrebbe portato ad attraversare un canale; ed ero anche consapevole che, per quel trasbordo, mi sarei dovuto appoggiare a un battello predisposto. Ma non trovavo il punto d’imbarco.
Cerca e ricerca, avanti e indietro scrutando infruttuosamente l’argine nella speranza di scorgerlo, ho deciso di chiedere aiuto a un signore, appostato appena al di fuori dal cancello della sua abitazione.
Non l’avessi mai fatto.
"È dalle 7 di stamattina che mi rompete le scatole".
Poi, da bravo veneto, mi ha "mandato in mona" e io, veneto come lui, ho ricambiato con l’automatismo di chi si è ormai abituato a una diffusa attitudine sociale.
Ma una volta sul battello, i pensieri sono tornati, in modo spontaneo, sull’episodio vissuto pochi minuti prima. Se in un primo momento non riuscivo a scrollarmi di dosso il fastidio per l’inaspettata reazione del signore, poi ho iniziato a riflettere che, proprio come nel caso dei territori montani più frequentati, il turismo può avere una forte influenza sugli abitanti.
Se da un lato porta i residenti – soprattutto per ragioni di natura economica – ad adattare i propri comportamenti sulle aspettative del turista; in altre situazioni si possono incontrare forme di malcontento, innescate da un senso di invasione/violazione di spazi un tempo frequentati da pochi; luoghi intimi, quasi fossero un prolungamento della propria identità.
Così, per spezzare quell’intimità e, di conseguenza, per generare insofferenza, può essere sufficiente la domanda ingenua di un ragazzo di passaggio, in sella a una bicicletta carica di borse.
Tuttavia, guardandomi attorno, pensavo inoltre che la tanto vituperata categoria dei turisti è in realtà ricca anche di sfaccettature positive e in quella mattina di sole ero spettatore di una tra le sue facce più luminose: la gran parte erano persone interessate a scoprire il territorio con mezzi a scarsissimo impatto ambientale; guidate da una sana curiosità e dal desiderio di cambiare prospettiva.
Spesso si parla di "turisti" in modo indifferenziato, ma – come raccontava in questo articolo Valentina Ciprian – le differenze esistono eccome: imparare a leggerle potrebbe aiutare a disinnescare formule turistiche troppo impattanti per il territorio e individuare soluzioni per rendere più armonico il rapporto tra chi abita e chi visita, in laguna come in montagna.













