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FVG
05 maggio | 18:02

In Friuli la ''difesa'' dei rifugi tradizionali, il Pradut: ''Tolto la possibilità di prenotare: in quota impossibile rispettare gli orari e si penalizza le persone di passaggio''

Con una stagione estiva ormai alle porte anche nelle montagne del Friuli Venezia Giulia, sono molteplici le sfide che i gestori dei rifugi dovranno affrontare, a cominciare da quella più grande: non perdere la loro natura come luogo di accoglienza. Angelo Grava, presidente di Assorifugi: ''Anche da noi trend in aumento ma non siamo certo ai livelli del vicino Veneto. Per questo molti trentini e veneti scelgono le nostre montagne dove possono ritrovare quelle sensazioni in parte perdute in certe zone''

PORDENONE. “Il valore cardine del rifugista deve sempre essere l'accoglienza verso chi arriva. Forse ultimamente quello che sta cambiando è che c'è chi arriva solo per farsi le foto e mettersi in mostra sui social, o per bere birra e fare dei gran pranzi, riempiendo il locale e facendo passare in secondo piano chi magari giunge stanco dopo ore di camminata e cerca, appunto, un rifugio. L'auspicio è che i rifugi in montagna non si snaturino”. E' questo l'appello in vista dell'imminente stagione estiva in montagna lanciato da Angelo Grava, presidente di Assorifugi, l'associazione dei rifugisti del Friuli Venezia Giulia ma anche gestore del rifugio Pradut, non distante da Claut, in provincia di Pordenone, nel cuore delle Dolomiti friulane.

 

Un appello rivolto a chi si accinge a frequentare i rifugi montani in quest'avvio di stagione estiva, dove oltre alle varie difficoltà logistiche, negli ultimi anni inizia a farsi strada anche una sfida legata alle nuove tecnologie, come nel caso delle varie applicazioni di booking che consentono di prenotare, ad esempio un pranzo, al rifugio giorni prima. La criticità in tal senso risiede nell'essenza dei luoghi di montagna, dove l'imprevisto è sempre dietro l'angolo, e per loro natura mal si prestano a questo genere di pianificazioni. “Il rischio è di compromettere la qualità del servizio – specifica Angelo -. Nel mio rifugio accettavamo prenotazioni al telefono ma abbiamo tolto questa opzione, perché capitava sempre che le persone non arrivassero nei tempi pattuiti e siamo tornati alla vecchia maniera. Il fatto è che in montagna non è sempre possibile prevedere con esattezza i tempi degli spostamenti, ma questo andava a scapito sia di coloro che lavorano nel locale sia delle persone di passaggio che in quel caso rischiavano di ritrovarsi davanti ad attese particolarmente lunghe con il tavolo libero in attesa dell'arrivo di chi si era prenotato. E come dicevo il rifugio deve rimanere un luogo che accoglie prima di tutto chi arriva”.

 

In generale le montagne del Friuli Venezia Giulia si confermano mete sì battute dai turisti, anche durante la bella stagione, eppure ancora in grado di offrire la quiete tipica dei luoghi riservati e dall'aspetto tradizionale, come ha evidenziato il presidente di Assorifugi. “In generale il mio rifugio così come altri nella zona, seppur registrino un trend in aumento, non hanno neanche lontanamente i numeri di visite delle zone del vicino Veneto, come la conca ampezzana, e questo non è necessariamente un male. Se ci fosse un eccesso non riusciremmo probabilmente a offrire un servizio ben fatto che poi è quello che ci distingue, nonché la ragione che spinge molti veneti e trentini a venire in Friuli perché ritrovano qui da noi quelle sensazioni che sulle loro montagne hanno perso con l'eccessivo sovraffollamento”.

 

In conclusione, un aspetto che preoccupa specialmente i rifugi maggiormente isolati e lontani da sorgenti, fiumi e torrenti: l'acqua. Il rifugio Pradut ad esempio, gestito proprio da Angelo Grava, non ha accesso a fonti d'acqua stabili, portando la struttura a dover fare i conti con una gestione responsabile che tuttavia in futuro potrebbe non bastare, come rimarcato dal rifugista: “Nel nostro rifugio utilizziamo l'acqua piovana per riempire le vasche e per diversi altri usi, una soluzione adottata anche da diverse altre strutture della zona. Con un po' di parsimonia grossi problemi sin qui non ce ne sono stati, anche perché c'è maggior 'educazione' da parte dell'utenza riguardo gli sprechi che in passato. Le preoccupazioni riguardano il futuro: con estati sempre più calde e persistenti il rischio siccità è dietro l'angolo”. In un contesto destinato a cambiare rapidamente a causa di un turismo destinato inevitabilmente ad aumentare anche in Friuli ecco quindi che anche la disponibilità d’acqua potrebbe diventare, in prospettiva, un fattore determinante nel regolare il numero di presenze, soprattutto nei periodi di maggiore affluenza.

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