"Se ti occupassi bene del tuo cane, allora non gli accadrebbe nulla": non funziona così. "Serra aveva tre cani, e ha sempre cercato di stare attento il più possibile". Mia Canestrini commenta la predazione di Osso

La zoologa e ricercatrice, che da vent'anni si dedica alla coesistenza tra uomini e lupi, ha voluto esprimersi in favore del giornalista dopo gli attacchi mediatici subiti in seguito al suo intervento su Il Post di martedì scorso. La nostra intervista a Mia Canestrini

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Gli esperti di Canis lupus, in Italia, non sono poi tanti, come segnala Mia Canestrini. Non certo se rapportati ad altre realtà nazionali e al numero di esemplari che abbiamo in Italia. Eppure, a leggere i commenti e le risposte all’articolo scritto da Michele Serra in memoria del suo cane Osso sbranato dai lupi (uscito il 5 maggio per la newsletter "Ok Boomer!" del Post), si direbbe che gli esperti di questi animali selvatici dalle nostre parti si attestano nell’ordine delle migliaia.
Le posizioni sono diverse, ma convergono in buona parte nel condannare Serra per la gestione scorretta del suo animale domestico, e per le posizioni espresse rispetto alla gestione del lupo in Italia: "Si può cercare di contenere il numero laddove sia necessario farlo", scrive Serra. "E non è la stessa cosa, rispetto all’idea che ‘il lupo non si tocca’. La specie non si tocca, certo. Ma gli esemplari in soprannumero non sono la specie".
Insomma, a seguito del suo articolo che mostrava un rammarico piuttosto comprensibile per la recente scomparsa del suo affezionato animale, Serra si è trovato sottoposto a una vera e propria gogna mediatica.
Certi che un giornalista d’esperienza come lui non abbia bisogno di essere difeso dalle critiche social e web, abbiamo voluto ugualmente approfondire la questione. Se la predazione di un cane di per sé non costituisce certo una notizia originale, considerata la discreta frequenza con cui avvengono simili episodi, la notiziabilità è ora data dall’attenzione che si è riversata su questo specifico episodio, rendendolo quasi un caso di interesse antropologico.
Ne abbiamo parlato con Mia Canestrini, zoologa e ricercatrice, che da vent’anni si è dedicata alla coesistenza tra uomini e lupi, fino al 2021 attraverso progetti di ricerca e monitoraggio, oggi principalmente tramite attività di advocacy e comunicazione. Dal 2019 si occupa di divulgazione scientifica a tempo pieno.
"Michele Serra conosceva i suoi cani, aveva recintato attorno a casa perché sapeva che in zona ci sono i lupi e che i lupi possono essere pericolosi per i cani. Certo, il cane in quel momento era fuori, ma anche se fosse stato dentro va tenuto presente che un lupo da fermo può saltare a due metri d’altezza, cioè si arrampica sulle reti letteralmente come un gatto, quindi ci vorrebbe un po' di buon senso nel criticare e dire ‘avresti dovuto fare questo o fare quest’altro’".
Fare divulgazione sul tema grandi carnivori è tutt’altro che semplice: non è raro, infatti, che esperti e ricercatori scelgano di dedicarsi ai loro studi evitando di esporsi al grande pubblico su certe tematiche, perché consapevoli dell’ondata di polemiche che significherebbe ricevere in risposta.
Mia Canestrini ha deciso invece di esporsi in sostegno a Michele Serra, attraverso i suoi canali social e – su nostra richiesta – rispondendo a qualche domanda per L’Altramontagna.
"Come al solito, quando a qualcuno capita una disgrazia, tutti si accaniscono a trovare un colpevole, a puntare il dito, a dargli persino dell’imbecille in certi casi. Da esperta della questione mi fa un po' orrore la gogna che ha subito, perché si cerca di ridurre a bianco o nero un problema che invece è complesso come quello della gestione dei cani o del bestiame in territori montani".
In effetti, le posizioni pretendono spesso di potersi ridurre a sillogismi del tipo "se fai così e così, allora non succede niente". Ma davvero pensiamo ci possa essere una soluzione che risolve tutta la questione senza ombre?
"C’è chi dice ‘se hai i cani da guardiania, le pecore sono al sicuro’, oppure ‘se ti occupassi bene del tuo cane, allora non gli accadrebbe nulla’. Ma non funziona così, il mondo là fuori non è del tutto prevedibile. Specialmente quando abbiamo a che fare con un altro essere vivente, è possibile che qualcosa sfugga dal nostro controllo, per quanto ci impegniamo a controllarlo".
Poi c’è il fatto di esporsi sulle strategie della gestione dei lupi in Italia, a proposito della quale Serra denunciava l’immobilità delle istituzioni, sostenendo l’importanza di attuare una regolazione attiva della specie.
"Io so che lui la pensa così: la pensa così da sempre, da prima che succedesse questa cosa. È una posizione che lui ha maturato vivendo in Appennino, in una realtà estremamente marginale, a contatto diretto con alcuni allevatori e pastori del luogo. È la stessa realtà che ho vissuto io quando lavoravo sul campo, in un parco nazionale. Non vuol dire che pensi sia giusto imbracciare una carabina e iniziare a sparare ai lupi, ma semplicemente ha un’idea concreta di cosa significhi coesistere con un grande predatore e di come le altre persone abbiano spesso un'opinione ideologica sul lupo e sulla convivenza".
Quella espressa da Serra, seppur non condivisa dalla zoologa, è secondo lei una posizione legittima, la posizione di una persona che i lupi li ha fuori dalla porta di casa. Bisogna fare attenzione - puntualizza l’esperta - a non pensare di avere in bocca la verità assoluta, perché non c'è una verità quando si parla di queste questioni, ci sono semmai esigenze personali e casi particolari.
"I veri professionisti che si occupano di queste due specie, orsi e lupi, saranno 20 o 30 in tutta Italia. È ben diverso da avere dei tecnici di campo che sono 365 giorni l'anno su un territorio, su un'area geografica limitata che conoscono a menadito e che possono affiancare gli allevatori e i privati nel fronteggiare il problema lupo".
"Io che non ho le pecore, ho molto meno difficoltà a convivere con i lupi di uno che le ha; però, ad esempio, io che ho il cane ho molte più difficoltà di uno che non ce l'ha. La questione è davvero sfaccettata". Non solo, l’abitudine ad attaccare i cani domestici, non è diffusa ovunque allo stesso modo, ciascun branco di lupi ha le sue abitudini peculiari. "C'è tanta gente che abita in montagna dove ci sono i lupi e questi problemi non li ha mai avuti. Semplicemente perché non tutti i lupi mangiano i cani, alcuni lo imparano a fare e lo insegnano magari ai cuccioli, è una cosa che poi si tramanda".
"Qui dove abito io, in Toscana, un mese fa tre lupi hanno attraversato il paese correndo alle 10 della mattina e una settimana fa c'era un lupo proprio nel centro storico, in una zona iperturistica e durante il giorno, però non hanno mai mangiato un cane. Nelle zone di Parma e Piacenza, invece, succede da tantissimi anni in quantità massicce, perché probabilmente ci sono degli esemplari che si sono proprio tramandati l'abitudine e per altre condizioni, come allevamenti e rifiuti organici, che favoriscono questo tipo di comportamento".
Tu credi che in questo senso precedere ad abbattimenti contro gli esemplari problematici sia un'opzione praticabile, come si è fatto con alcuni orsi?
"So che Michele probabilmente pensa che possa essere una soluzione. Oramai però in quelle zone molti lupi hanno appreso questo comportamento. Dunque non ha senso fare una strage di lupi perché tutti i lupi mangiano i cani. Se invece fosse uno, come con l'orso che ha ucciso Andrea Papi, allora abbatterlo ha un senso, perché lo potrebbe rifare e aveva già avuto due comportamenti aggressivi in passato. Magari poi ci sarà un altro orso che farà un'altra roba del genere, ma accadrà forse tra dieci anni: con i lupi è diverso perché sono molti di più e vivono in gruppo, quindi si tramandano i comportamenti in maniera esponenziale".
"Michele Serra aveva tre cani, e – conoscendo il problema - ha sempre cercato di stare attento il più possibile. Li portava dentro di notte e li faceva uscire occasionalmente di giorno. Magari non li fai stare fuori più di 5 minuti da soli però questi a volte bastano perché sia fatale: fa parte della convivenza con i predatori ed è comprensibile che uno ci rimanga male e si arrabbi. Ad ogni modo ha tutto il diritto di avere delle idee diverse. Si tengano presenti le condizioni in cui deve aver trovato il cane. Su Instagram ho fatto un post con tutte le foto tremende di quel cane mangiato; sono le prime che ho trovato sul telefono, però che secondo me è un po' eloquente: chi non l’ha provato, non si immagina che cosa significa trovare il proprio cane sbranato da un lupo".
Se dovesse pensare a qualche misura di base da adottare per proteggere il proprio cane domestico, quale consiglierebbe? "Si tratta di lasciarli soli il meno possibile. Soprattutto è importante cercare di stare attenti tra il tramonto e l’alba, che è la parte della giornata in cui i lupi sono più attivi (anche se tanta gente lamenta che i lupi gli sono entrati in cortile o in giardino di giorno e gli hanno portato via il cane). Di notte bisognerebbe proprio tenerlo in casa o in un box. Molti hanno dei cagnolini da cortile in montagna, tenuti senza alcuna protezione in una cuccia davanti casa, che i lupi hanno imparato a prelevare sistematicamente e con estrema facilità, li portano via in bocca senza neanche ucciderli".
Per quanto riguarda le polemiche al giornalista, conclude Canestrini nel suo post Instagram, Michele Serra è più conservazionista di molti di coloro che lo criticano.













