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Attualità | 30 aprile 2026 | 16:00

Libertà di stampa: il quadro dell'Italia è sconfortante. Pavol Szalai a L'Altramontagna: "Il giornalismo è minacciato ormai anche nelle democrazie"

"L'Italia ha visto un arretramento significativo sia nella posizione in classifica che nel punteggio totale. È scesa di 7 posizioni e di quasi 3 punti. L'Italia è anche l'ultima nella classifica tra i grandi Paesi europei. Se la democrazia dovesse smettere di supportare la libertà di stampa, questa potrebbe scomparire molto rapidamente". Ad aiutarci a tracciare una panoramica è il Direttore dell'Ufficio di Praga di Reporter Senza Frontiere

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Festival AltraMontagna

Nell’ultima edizione del World Press Freedom Index, pubblicata oggi da Reporter Senza Frontiere (RSF), l’Italia perde posizioni, classificandosi al 56° posto su 180 nazioni, con un punteggio di 65,16 su 100. Già nel 2025 eravamo arretrati di tre posizioni, al quarantanovesimo posto, con un punteggio di 68,01.

Tutto questo in un contesto globale in cui, per la prima volta nella storia di questo ranking, oltre la metà delle nazioni del mondo si trova in una situazione difficile o grave per quanto riguarda la libertà di stampa. Si tratta del punteggio medio globale più basso da 25 anni. E se negli anni precedenti RSF aveva sottolineato sia la crisi economica del mondo dell’informazione che il clima politico ostile nei confronti del giornalismo, quest’anno a preoccupare di più è l’insieme degli arsenali giuridici che, spinti spesso da politiche di "sicurezza nazionale", criminalizzano il giornalismo e risultano sempre più restrittivi per la libertà di stampa.

Il quadro dell’Italia è sconfortante. L’organizzazione non governativa sottolinea che in Italia molti giornalisti continuano a essere minacciati dalla criminalità organizzata e da una galassia di vari gruppi estremisti, spesso piccoli ma violenti. Abbiamo, è bene ricordarlo, una ventina di giornalisti sotto scorta permanente. E si sottolinea anche il problema, ben noto, delle querele temerarie, ormai prassi comune nel nostro Paese: in Italia la diffamazione non è ancora stata depenalizzata (nonostante i numerosi appelli anche internazionali) e la cosiddetta "legge bavaglio" (che vieta la pubblicazione testuale di un provvedimento di custodia cautelare fino al termine dell'udienza preliminare) è stata ampiamente criticata dal mondo del giornalismo.

I problemi tendono ad accentuarsi nel giornalismo locale, caratterizzato sia da una maggiore incidenza delle minacce, sia da situazioni economiche spesso più sfavorevoli, che rendono più complesso difendersi da eventuali azioni legali, anche temerarie.

Abbiamo intervistato Pavol Szalai, Direttore dell’Ufficio di Praga di Reporter Senza Frontiere, che per diversi anni ha seguito da vicino il caso italiano. Szalai riflette sulla posizione dell’Italia nel contesto europeo, ma anche sulle sfide specifiche che deve affrontare il giornalismo locale.

 

 

L’Italia è scesa nella classifica di Reporter Senza Frontiere. Come mai? Quali sono i problemi principali in Italia?

 

L’Italia ha visto un arretramento significativo sia nella posizione in classifica che nel punteggio totale. È scesa di 7 posizioni e di quasi 3 punti. L’Italia è anche l’ultima nella classifica tra i grandi Paesi europei. Ci sono problemi endemici, soprattutto con la sicurezza dei giornalisti e la libertà di stampa. Credo che l’attentato con una bomba all’auto di Sigfrido Ranucci sia stato un vero shock. Ha evidenziato il pericolo delle minacce ai giornalisti in Italia, che proviene principalmente dalla criminalità organizzata. Ranucci ha anche subito numerose querele temerarie, attacchi politici, e lavora per il servizio pubblico, che nel tempo ha subito varie pressioni politiche, faticando a mantenere l’indipendenza. Il caso di Ranucci è quindi emblematico dei vari problemi esistenti in Italia. L’indicatore legislativo [uno dei cinque parametri misurati dall’indice, NdR] è calato: l’Italia deve fare passi in avanti sulle SLAPP [strategic lawsuits against public participation, termine che descrive querele strumentali e intimidatorie NdR] e sull’applicazione dello European Media Freedom Act (EMFA), specialmente per quanto riguarda la concentrazione del mercato mediatico e l’indipendenza del servizio pubblico.

 

 

Nel contesto europeo, come sta andando l’Italia?

 

L’Italia si trova nella parte bassa della classifica relativa all’Unione Europea. Nonostante tutto, ci sono alcune buone pratiche. In Italia ci sono circa venti giornalisti sotto scorta permanente e questa protezione per ora ha funzionato. L’Italia ha votato lo European Media Freedom Act, e ci aspettiamo che ora venga recepito. Su molti aspetti credo che l’Italia non sia un modello per la libertà di stampa in Europa, ma speriamo che l’EMFA possa esercitare un’influenza positiva.

 

 

Sappiamo che il giornalismo locale spesso ha meno risorse ed è quindi più debole. Quali sono le sfide specifiche che il giornalismo locale deve affrontare in questo contesto?

 

Devo dire che nonostante tutti i problemi in Italia, ci sono ancora molti media locali che fanno un gran lavoro di informazione per i cittadini: su temi d’interesse locale, sulla corruzione, sulla qualità dei servizi, sulle influenze della criminalità organizzata… La criminalità organizzata può essere una grande minaccia per i giornalisti locali. Ci sono stati diversi casi di minacce o violenze. Un altro problema per il giornalismo locale sono le querele temerarie. E il grande problema è ovviamente il finanziamento dei media locali. E questo non soltanto in Italia. In Europa ci sono sempre più "deserti mediatici", territori dove magari c’è una sola testata giornalistica a informare i cittadini. Il problema del giornalismo locale è che i giornalisti devono cercare di lavorare in libertà nonostante i contesti geografici ridotti, in paesi dove tutti si conoscono, dove a volte si generano ambienti che tendono alla chiusura e al nepotismo, e dove si dà molta importanza alle relazioni locali. È un lavoro molto difficile. Con i giornalisti serbi, per esempio, abbiamo discusso l’idea che, nel caso di una minaccia seria a qualche giornalista locale, le testate nazionali possano riprendere la storia per attrarre attenzione. Questo può aiutare i giornalisti locali, ed è un modo per i media nazionali di mostrare solidarietà.

 

 

Come possiamo "salvare" il giornalismo? Non soltanto voi come organizzazione, ma tutti noi come cittadini?

 

Non voglio dare lezioni ai cittadini, ma credo che sia importante capire che il giornalismo non è gratuito: è un’industria con le sue regole, che ha bisogno di giornalisti con una formazione professionale, autorità indipendenti, ma anche investimenti da parte dei media stessi. Credo che i cittadini possano supportare il giornalismo abbonandosi a quelle testate a cui sono interessati, ma anche esprimendo la propria solidarietà ai giornalisti minacciati quando è possibile. Il giornalismo è minacciato ormai anche nelle democrazie. Abbiamo bisogno di governi democratici che siano d’esempio nella protezione della libertà di stampa, perché i politici autoritari stanno osservando. Se la democrazia dovesse smettere di supportare la libertà di stampa, questa potrebbe scomparire molto rapidamente.

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