Un antico sentiero montano ora trasformato in una sterrata liscia per essere raggiunto dalle e-bike. È questa l'idea di "valorizzazione" più adatta per questi luoghi?

Il caso di un piccolo sentiero in Val Poschiavina è l'occasione per una riflessione di Marco Albino Ferrari, che interroga l'uso e la natura degli itinerari di montagna. Ogni anno, nelle valli e nei pendii della Penisola, le migliaia e migliaia di chilometri di sentieri vengono adattate alle "nuove esigenze": in questo caso, permettere alle bici elettriche di raggiungere questi luoghi

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
La Val Poschiavina è un luogo segnato da sentieri antichi, adatti a esigenze d'altri tempi, quando permettevano al pastore di raggiungere le zone di pascolo con il suo gregge. Oggi che i tempi sono mutati e i pastori sono sempre meno, a segnare il sentiero nella bella stagione è soprattutto il passo dei camminatori, che nel weekend si inoltrano tra le valli delle Alpi Retiche per curiosità e diletto.
Cercano l'aria pulita di queste valli, appartate e straordinarie, e la vista dei verdi pascoli e pendii rocciosi. Luoghi che le amministrazioni sentono spesso il bisogno di "valorizzare", rendendole raggiungibili a tutti e con ogni mezzo. Perché anche gli amanti delle due ruote possano godere di questi panorami, infatti, i sentieri che portano lassù vengono ampliati e spianati a dovere, attirando un nuovo mercato turistico in valle.
In questo modo però, riflette Marco Albino Ferrari, i sentieri progressivamente lasciano il posto a tracciati tutti uguali, e ogni primavera i versanti rimangono si presentano alla vista solcati da nuove "piste": cantieri piccoli se paragonati ad altre enormi strutture che pure interessano alcuni luoghi alpini, ma che lentamente riescono ad appiattire la singolare varietà delle valli alpine. È davvero questa la montagna che vogliamo?
Il post di Marco Albino Ferrari
Quando scopri che un bel sentiero d’alta quota, antico ed efficiente, che fino a qualche primavera fa aveva le sembianze di un sentiero d’alta quota antico ed efficiente, ed ora è stato trasformato in una sterrata liscia, larga, e soprattutto senza nessuna congruenza con il luogo circostante, ti viene spontaneo fermarti e chiederti: perché?
È ciò che è successo in una delle valli più appartate delle Retiche, la Val Poschiavina. Lassù, ai lati del lago artificiale di Gerla, si sviluppa il magnifico ambiente della quota-alpeggio, con praterie che si perdono tra morene e pendii rocciosi, intorno ai 2200 metri. Un paradiso. Ma a quanto pare non bastava. Tre anni fa, gli amministratori locali hanno pensato di intervenire per "valorizzare" il luogo. Dunque permettere alle e-bike di salire fin lassù.
Così, l’antico sentiero d’alta quota, dove riuscivano a transitare tranquille pure le vacche è stato trasformato in una pista. E quello della Val Poschiavina non è un caso limite. Con l’inizio della primavera 2026 sono molti i sentieri in giro per le Alpi che stano per essere adattati alle nuove esigenze.
Ma perché rendere accessibili ad ogni costo anche luoghi che sono aspri, con forti dislivelli e inadatti alle due ruote? Io stesso (per quel che conta) non potrei fare a meno della bici per spostarmi, eppure so bene che ci sono luoghi adeguati alla bici di montagna, e altri no. Veramente vogliamo renderli tutti uguali tra loro perché oggi è di moda l’e-bike?
Certo, qui non stiamo parlando di scempi irreparabili, come si vedono su altri cantieri, ma pur nel piccolo questo fenomeno ci dà il segno di come da parte delle amministrazioni locali l’esigenza di "fare qualcosa" sia incontenibile e onnipresente. Magari, in molti casi, è solo eccesso di buona volontà, di efficientismo. Ogni luogo ha proprie caratteristiche, proprie peculiarità. Il bravo amministratore è chi le riconosce e le sa esaltare per quello che sono. Ma, spesso, trattenersi è più difficile che agire.
In foto: Esempio di adattamento alle esigenze delle e-bike. L’antico sentiero selciato della Val Poschivina (visibile a destra) e la nuova pista si incrociano, a tratti si sovrappongono (ph. Michele Comi).











