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Attualità | 23 aprile 2026 | 19:00

"Alla Provincia manca un pezzo. Nessuna rappresentanza per i piccoli comuni": nel nuovo consiglio provinciale di Foggia non c'è spazio per le aree interne

La Provincia è l'ente intermedio che si occupa di ambiente e viabilità, ma la legge Delrio, con il voto indiretto di sindaci e consiglieri comunali "ponderato" in base al numero degli abitanti, rischia di tagliar fuori i rappresentanti degli enti più piccoli. "La politica dimostra ancora una volta di non comprendere che le disuguaglianze si mostrano in modo più netto non solo tra individui ma anche tra territori e in questo caso siamo di fronte a una politica che alimenta la marginalità e l’esclusione" commenta Gianfilippo Mignogna, per 15 anni sindaco di Biccari (FG) 

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

"Niente da fare per i Monti Dauni". Sette parole in tutto, nell'articolo che Foggia Today ha dedicato al voto per il rinnovo del consiglio provinciale di Foggia, fotografano l'assenza di rappresentanti dei comuni delle aree interne all'interno dell'ente. Una frase appena, mentre quanto accaduto meriterebbe un'analisi più attenta, come quella, accorata, di Gianfilippo Mignogna, avvocato specializzato in diritto dell'ambiente, dal 2009 al 2024 sindaco di Biccari (FG), il Comune ai piedi del Monte Cornacchia, la cima più alta del territorio pugliese (1.151 metri sul livello del mare).

 

"Congratulazioni agli eletti, ma alla Provincia manca un pezzo. Nessuna rappresentanza per i piccoli comuni. Su 12 eletti ben 6 vengono dal consiglio comunale di Foggia. Poi Orta Nova (2), San Severo, Cerignola, Lucera e San Marco in Lamis", ha scritto Mignogna sui social network. E ancora: "Nessuna lista ha deciso di puntare su un rappresentante di un piccolo comune. Una classe dirigente totalmente autoreferenziale che nei momenti che contano lascia indietro i territori che… non contano. Male male".

 

Parlando con L'Altramontagna, Mignogna aggiunge: "Con la metà del consiglio provinciale che rappresenta il comune capoluogo, siamo di fronte a una gravissimo deficit democratico secondo, perché non è rappresentata l’intera Provincia. Ho ritenuto di esporre una riflessione pubblica su questo tema perché è serio: è tempo che la Delrio sia rivista o abrogata, a partire dalla 'vergogna' del voto ponderato, da archiviare quanto prima". Il riferimento è al sistema che fa sì che nel voto nelle elezioni provinciali italiane (introdotto dalla Legge 56/2014, cosiddetta legge Delrio, che prende il nome dall'ex sindaco di Reggio Emilia, presidente Anci e ministro degli Affari regionali e delle Autonomie), che è un sistema di voto indiretto (o di secondo livello), a cui prendono parte sindaci e consiglieri comunali, questi hanno un peso diverso a seconda della popolazione del loro comune: il peso del voto è proporzionale al rapporto tra la popolazione del comune e il numero di elettori della fascia demografica di appartenenza: l'indice è calcolato su fasce demografiche, dalla A (comuni <3.000 abitanti) alla I (comuni >1.000.000 abitanti).

 

"Le forze politiche - continua Mignogna - dovrebbero trovare il giusto correttivo: è pacifico che il consigliere di un piccolo comune voti un amministratore di un centro più grande, ma non è mai considerata l’opzione inversa. Non vedo perché nell’ambito della ricerca della più alta rappresentantività possibile, non possa accadere che il sindaco o un consigliere di un centro con voto ponderato più pesante garantisca l'elezione e quindi rappresentanza anche ai Comuni più piccoli. Aggiungo poi che non è solo un tema di legge elettorale, di tattiche e strategie tra coalizioni, ma questa miopia aggiunge un elemento: la politica dimostra ancora una volta di non comprendere che le disuguaglianze si mostrano in modo più netto non solo tra individui ma anche tra territori e in questo caso siamo di fronte a una politica che alimenta la marginalità e l’esclusione. Non è responsabilità solo della legge elettorale o dei piccoli Comuni che non esprimono un candidato unitario, cosa richiesta peraltro solo ai piccoli comuni, ma di una classe dirigente che non capisce che non investire sulla maggiore rappresentatività è un danno non solo per i territori non rappresentanti ma per l’intero ente, in questo caso la Provincia di Foggia" conclude Mignogna.

 

La Provincia è un ente intermedio fondamentale, in particolare proprio per le aree interne.

 

Si occupa della viabilità provinciale, "che è la rete che tiene insieme proprio queste comunità con le aree urbane, e che dunque rappresenta un ambito strategico prioritario per qualunque politica mirata a migliorare la coesione territoriale, economica e sociale" come spiega il documento "Province al fianco dei Comuni per lo sviluppo sostenibile delle aree interne e marginali" presentato dall'Upi (Unione province italiane) nell'ottobre 2025.

 

E ancora: "La gestione dell’edilizia scolastica superiore è un altro servizio essenziale per le comunità e uno tra i fattori determinanti per assicurare ai giovani pari accesso all’istruzione, anche con riferimento all’articolazione della rete delle scuole superiori nelle Aree Interne e marginali, così come le politiche ambientali e di sostenibilità sono fondamentali per la salvaguardia delle risorse naturali dei territori". Il documento, inoltre, sottolinea come "facendo leva sul ruolo attribuito alle Province dalla Legge 56/14 di supporto ai Comuni del territorio, si intende assicurare una gestione integrata degli interventi nelle Aree Interne e marginali, coordinata con le politiche di sviluppo locale a loro destinate". Com'è possibile garantire tutto questo, quando i comuni delle aree interne e i piccoli comuni non sono rappresentati?

 

 

Immagine di apertura: Ascoli Satriano, uno dei Comuni dei Monti Dauni (di Giuseppe Valvano - Opera propria, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia)e Gianfilippo Mignogna

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