Dieci lupi trovati morti per sospetto avvelenamento. "Chi vive e lavora nei territori rurali affronta costi, fatica, rischi e incertezze reali. Ma il rispetto della legalità non è negoziabile"

"Ci sono episodi che non possono essere trattati come semplice cronaca". Nel solo territorio di Pescasseroli, dal 2018 al 2026, sono state approvate 615 richieste di indennizzo, quasi 223mila euro di risarcimenti per danni da lupo. Da anni il Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise si impegna a costruire la coesistenza tra attività antropiche e fauna selvatica, ma i recenti fatti avvenuti in Abruzzo dimostrano un clima di diffidenza e "azioni inaccettabili di giustizia fai da te"

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Alla luce dei recenti casi dei cinque lupi trovati morti nel territorio di Pescasseroli, nel Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, e - pochi giorni dopo - del caso analogo avvenuto nel Comune di Alfedena, nell'area appena contigua all'area protetta, l'Ente ha sentito il bisogno di esprimere la propria posizione, facendo luce sul clima di sfiducia e sospetto che si nutre verso queste organizzazioni di tutela, specie per quanto riguarda il lupo.
Tra le ipotesi al vaglio c'è infatti quella che per i dieci animali morti si sia trattato di avvelenamento. L'ente Parco, che aveva fornito i dettagli, faceva sapere che le carcasse degli animali e il materiale rinvenuto, comprese presunte esche, erano stati sottoposti a sequestro penale e messi a disposizione della Procura.
Già allora il Parco aveva parlato di "atti gravissimi, non solo illegali, ma lesivi di un patrimonio naturale di valore inestimabile". E continuava: "In un contesto segnato da un dibattito sempre più acceso sullo status e sulla gestione del lupo, è fondamentale ribadire che ogni forma di azione illegale e di giustizia fai da te, è inaccettabile e non può trovare giustificazione. L'uso di esche avvelenate rappresenta inoltre un pericolo per diverse specie, in particolare per l'orso marsicano, specie simbolo e vulnerabile".
Per rispondere alla sfiducia nei confronti del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, che simili azioni e le reazioni che ne sono seguite sembrano testimoniare, l'Ente ha tracciato un quadro della questione, portando testimonianza - dati alla mano - del lavoro del Parco nell'ottica di una convivenza sostenibile tra attività antropiche e animali selvatici.
"𝗨𝗻 𝗴𝗶𝗼𝗰𝗼 𝗽𝗲𝗿𝗶𝗰𝗼𝗹𝗼𝘀𝗼 𝗱𝗼𝘃𝗲 𝗽𝗲𝗿𝗱𝗼𝗻𝗼 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗶"
"Ci sono episodi che non possono essere trattati come semplice cronaca - scrive il Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise -. La strage dei lupi di questi giorni fa male dentro. E colpisce per la ferocia, ma anche per il silenzio assordante che lo ha accompagnato, soprattutto in quel tessuto sociale ed economico che vive, direttamente o indirettamente, della tutela della biodiversità. Un dolore che ci obbliga anche a guardare più a fondo. Perché oltre ai lupi uccisi c’è anche il clima che stiamo vivendo in questo momento storico. E riguarda il ritorno di un’idea antica e pericolosa secondo la quale la fauna selvatica, quando disturba o viene percepita - a torto o a ragione - come "troppa", possa essere abbattuta, ridotta, eliminata. E a peggiorare il quadro c’è l’approccio della giustizia "fai da te" che è la negazione dello Stato di diritto, conquistato, anche per gli animali, dopo anni di battaglie. Per chi lavora da decenni nelle Aree Protette e nella conservazione, tutto questo ha un sapore amaro, tragicamente familiare. Sembra infatti di rivedere stagioni che speravamo superate per sempre. E invece eccoci di nuovo qui, a dover difendere non solo singole specie ed habitat, ma l’idea stessa che la coesistenza sia possibile".
"Troviamo altresì singolare il leit motiv ricorrente in certi ambienti, secondo cui l'avvelenamento della fauna selvatica sarebbe una diretta conseguenza — tutta da dimostrare — della "cattiva gestione" della stessa. Un simile ragionamento offre un'implicita giustificazione a un atto criminale. Un'asserzione che giudichiamo tanto sbagliata quanto pericolosa, e che equivale, nella sostanza, a legittimare l'esistenza e l'operato delle mafie come risposta alle presunte assenze dello Stato. Tali pensieri dovrebbero ripugnare una società che si ritiene civile", prosegue il Pnalm.
"La coesistenza, così come la conservazione, è sempre e comunque ricerca di un equilibrio dinamico: un processo in continuo aggiornamento, che integra fattori ambientali, sociali, economici, istituzionali e politici nella ricerca di soluzioni concrete. Un processo perfettibile, migliorabile, aperto all'integrazione, proprio perché in continua evoluzione di cui bisogna saper cogliere i vari passaggi. La coesistenza è fatta in primis di regole, chiare e condivise fra tutti, poi della capacità, e volontà, di riconoscere "l’altro". Nelle molteplici analisi elargite a mezzo social, colpisce che nessuno abbia messo in evidenza che il Parco è l'unica area protetta in Italia a pagare gli indennizzi per i danni da orso e da lupo non solo al suo interno, come prevede la legge, ma anche nell’Area Contigua, cioè fuori dal Parco. Questo viene fatto anche perché viene riconosciuta l’importanza del lavoro che svolgono agricoltori e allevatori", fa notare l'ente.
L'area protetta fornisce i dati relativi agli indennizzi riconosciuti negli ultimi anni: "Per poter essere giudicata e valutata, questa realtà deve essere compresa nella sua complessità, fatta di dati, di circostanze puntuali e di relazioni che non basterebbero decine di post a restituire per intero. Possiamo però offrire alcuni numeri significativi. Ad Alfedena, dove il territorio comunale ricade quasi per intero in Area Contigua, dal 2018 al 2026, il Parco ha accolto 75 delle 86, cioè l’87%, delle richieste di indennizzo per danni da fauna, erogando indennizzi per un totale di 45.357,40 euro, di cui 25.265,00 euro - pari al 54% - attribuibili esclusivamente a danni da lupo. A Pescasseroli, dove il territorio comunale ricade per intero nel Parco, dal 2018 al 2026, il Parco ha accolto 615 delle 672, cioè il 92% circa, delle richieste pervenute, erogando indennizzi per un totale di 253.721,05 euro, di cui 222.670,30 euro – pare all’85% - attribuibili esclusivamente a danni da lupo".
"Sappiamo bene che il conflitto non è teorico e che chi vive e lavora nei territori rurali affronta costi, fatica, rischi e incertezze reali. Sappiamo anche che nel mondo agricolo e zootecnico esistono esperienze serie, responsabili e consapevoli, che non meritano di essere confuse con atteggiamenti opposti. Sappiamo però che la coesistenza non si misura nelle astrazioni: si costruisce ogni giorno nel rapporto concreto tra tutela della biodiversità e attività produttive legittime, tra prevenzione dei danni e indennizzi, tra diritti, ma anche doveri e responsabilità umane. Un equilibrio nel quale affinché tutte le parti coinvolte possano conservare il diritto al confronto, il rispetto della legalità non è negoziabile", conclude il Parco, promettendo di tenere aggiornata la cittadinanza sulle novità relative alle attività in corso.












