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Attualità | 09 giugno 2026 | 12:05

Costretto a recarsi dall'Appennino in città per le terapie oncologiche: "In montagna curarsi significa spesso spendere l'intera giornata". Il caso di Borgotaro e la distanza che nessuno vuole vedere

"Davvero possiamo considerare efficiente un'organizzazione sanitaria che obbliga persone malate e fragili ad affrontare quotidianamente viaggi così pesanti per potersi curare? Raccontare un problema non significa screditare un'intera azienda sanitaria, ma riconoscere che esistono esperienze, disagi e bisogni che meritano ascolto"

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

"In Valtaro ogni mattina c’è chi non si sposta per andare al lavoro, ma per curarsi. Sono i pendolari del day hospital: persone che devono affrontare cure pesanti e frequenti e che, vivendo in montagna, sono costrette a percorrere decine e decine di chilometri per raggiungere un centro specialistico come quello di Parma".

 

Comincia così un appello via social di Marco Cacchioli, portavoce del movimento civico ‘Borgotaro in Comune’, che racconta la storia di un amico costretto a recarsi dall’Appennino parmense verso il capoluogo per le cure oncologiche

 

Un testo, come ci racconta lo stesso autore, scritto di getto "sull’onda emotiva di un incontro che mi ha profondamente colpito", e che prima ha trovato spazio sulla Gazzetta di Parma, poi, in brevissimo tempo, la consueta e schizofrenica viralità sui social.

 

Cacchioli descrive la sproporzione tra il tempo della terapia e quello del viaggio: "Una cura che dura un’ora si trasforma in una giornata intera fuori casa. Nelle città raggiungere un day hospital può richiedere 15 minuti. Viceversa, nelle aree interne, curarsi significa spesso spendere l’intera giornata".

A sostenere questi pazienti ci sono le Pubbliche Assistenze e i volontari che mettono a disposizione mezzi ed energie. Un lavoro silenzioso, essenziale, che però non può diventare la risposta strutturale a un problema che riguarda equità e diritti.

 

Lo stesso Cacchioli si domanda retoricamente: "Davvero possiamo considerare efficiente un’organizzazione sanitaria che obbliga persone malate e fragili ad affrontare quotidianamente viaggi così pesanti per potersi curare?".

 

Quanto la sanità in montagna sia un tema delicato lo sappiamo bene anche noi. Proprio su L’Altramontagna abbiamo intervistato per primi il ‘medico condotto’ – si sarebbe detto una volta – Davide Annovi. La sua storia dall’Appennino modenese ha fatto il giro d’Italia.

 

Ma torniamo all’Appennino parmense. La posizione di Cacchioli ha generato su Facebook reazioni a catena. Alcuni operatori sanitari gli ricordano che il day hospital oncologico a Borgotaro esiste e funziona. L’autore non lo nega ma replica che per poter fare un ragionamento serio e misurato mancano i numeri che permettano di capire quante persone siano costrette a spostarsi e perché. E quando i dati sono deficitari, a parlare sono ancora le storie di 'prossimità'.

 

Cacchioli chiarisce anche il senso del suo intervento. Non tanto un attacco "ai professionisti o agli operatori sanitari, ma un tentativo di accendere una riflessione su una difficoltà concreta. Raccontare un problema non significa screditare un’intera azienda sanitaria, ma riconoscere che esistono esperienze, disagi e bisogni che meritano ascolto".

 

La conclusione che abbozziamo noi è che la montagna – come la vexata quaestio dei punti nascita dimostra – non chiede privilegi, ma attenzione sì. E anche tanta.

 

Mentre scriviamo, sui social le lame dei "pro a prescindere" e dei "contro qualsiasi cosa" continuano a incrociarsi senza sosta, con i soliti commenti che alla lunga si sovrappongono e si annullano. Al punto che diventa plastica ed evidente la volontà di non arrivare a una sintesi condivisa. L’importante, come vale in certi salotti televisivi, è fare caos e confusione. Buttarla in caciara, con buona pace del ragionamento e del confronto costruttivo.

 

Ma nel frastuono digitale, una voce che rompe l’abitudine e che porta a galla ciò che spesso resta nascosto è per noi assai preziosa. Se poi quella voce riesce a smuovere qualcosa - anche e soprattutto in termini di pensiero critico - non è più un semplice post virale ma un atto di coraggio civico.

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