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Trento
18 agosto | 16:58

La Sat chiede di togliere la bandiera della Palestina dallo Stivo: ''I rifugi non sono spazi privati del gestore. Altri potrebbero esibire simboli diversi, le regole valgono per tutti''

Il gestore del Rifugio Stivo ha messo la bandiera della Palestina fuori dal rifugio della Sat. L'associazione ha chiesto di toglierla ovviamente non per questioni politiche o di censura delle idee ma perché ci sono dei regolamenti tanto facili da capire quanto da applicare: ''Il gestore ha comunicato la propria intenzione di non rimuovere la bandiera. La Sat non intende alimentare ulteriormente un confronto che rischierebbe di trasformare una questione di regole in uno scontro sulla bandiera palestinese''

La Sat chiede di togliere la bandiera della Palestina dallo Stivo: I rifugi non sono spazi privati del gestore

TRENTO. Via la bandiera della Palestina del Rifugio Stivo. Lo ha chiesto la Sat al gestore della struttura, Alberto Bighellini, con motivazioni che non lasciano scampo a possibilità di replica tanto sono chiare e lapalissiane (eppure una certa politica, come Avs del Trentino che ha mandato la sua nota di solidarietà al gestore, accusando la Sat di censura, alimenta posizioni populiste capaci a raccimolare qualche voto ma non di aiutare la società a compiere atti di responsabilità).

 

Il perché il bravo e capace rifugista ha esposto la bandiera della Palestina è evidente: un gesto di piena solidarietà con quanto sta accadendo nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania. Un atto, dal suo punto di vista, di umanità irrinunciabile e per ribadire quanto sia importante rispettare i diritti umani in qualsiasi contesto. Ma qui non si discutono le idee politiche, si discute il fatto che quella non è casa sua come chiarisce la Sat con una nota ufficiale, ma un rifugio della Sat. Ed è evidente che se si desse il via libera alla bandiera della Palestina a lui a quel punto si dovrebbe dare l'ok a qualsiasi altra iniziativa di qualsiasi altro gestore di rifugio che vada a rappresentare idee, pensieri, inclinazioni. 

 

''La vicenda del Rifugio Stivo tocca un tema estremamente delicato - comunica la Sat - e comprendiamo che la richiesta di rimuovere la bandiera palestinese possa aver suscitato reazioni e sensibilità diverse, soprattutto di fronte alla tragedia umanitaria che si sta consumando a Gaza e alla sofferenza della popolazione civile. È importante però chiarire il principio alla base della richiesta della Sat. Ogni gestore dei rifugi Sat è libero di avere ed esprimere le proprie opinioni, convinzioni e sensibilità, anche sui grandi temi politici, civili e umanitari del nostro tempo. Questa libertà non è mai stata messa in discussione e non lo è nemmeno in questo caso. Diverso è il ruolo che ciascuno assume quando opera all’interno di una struttura dell’Associazione. I rifugi Sat non sono spazi privati del gestore: sono strutture dell’Associazione e, come tali, rispondono a regole comuni. Regole che non nascono da questa vicenda e non riguardano una specifica bandiera o una determinata posizione, ma appartengono al quadro generale entro cui operano i rifugi della Sat''.

 

''Anche rispetto ai simboli e alle bandiere che possono essere esposti - prosegue la nota ufficiale - quindi, il singolo gestore opera all’interno di regole e indirizzi definiti dall’Associazione. Il principio è semplice: una regola comune deve valere indipendentemente dal contenuto del simbolo esposto e dalla maggiore o minore condivisione della posizione che rappresenta''. Parole chiarissime e facilissime da capire e regole minime di convivenza che una società civile adulta non dovrebbe nemmeno mettere in discussione.

 

“La solidarietà, l’umanità, la pace e la vicinanza alle popolazioni colpite dalla guerra appartengono alla storia e ai valori della Sat e non sono in discussione – sottolinea il presidente della Sat, Cristian Ferrari –. Comprendiamo quindi che la bandiera palestinese esposta al Rifugio Stivo rappresenti, nelle intenzioni del gestore, anzitutto un segno di vicinanza a una popolazione che sta vivendo una situazione di straordinaria sofferenza. Ma proprio perché la Sat è una realtà plurale, le regole comuni non possono dipendere da quanto condividiamo o meno una determinata posizione. Oggi parliamo della bandiera palestinese, ma domani un gestore potrebbe scegliere di esporre un simbolo che rappresenta una posizione diversa, sulla quale non siamo affatto tutti d’accordo. Il principio deve essere lo stesso per tutti. Questo non limita la libertà personale di nessuno: significa rispettare le regole dell’Associazione quando la si rappresenta”.

 

Non applicare questo principio significherebbe lasciare ai singoli gestori la possibilità di decidere, di volta in volta, quali simboli e posizioni rappresentare all’interno dei rifugi e attribuire alla Sat il compito di stabilire quali siano ammissibili e quali no. È esattamente ciò che una regola comune serve a evitare. A quel punto sì dovrebbero scattare necessari meccanismi di censura, interventi draconiani di rimozione dei simboli magari oltraggiosi o non in linea con quanto pensa la Sat o il senso pubblico del pudore. E togliere oggi questa bandiera è un modo per tutelare il pluralismo delle idee non, al contrario, per contrastarne una specifica. E' un modo per evitare che da una bandiera della Palestina esibita a fin di bene si sprofondi in una spirale di contrasti e odio anche in montagna tra simboli di una parte e simboli dell'altra, tra bandiere degli Usa e di Israele, tra quelle dell'Iran e della Russia, passando per simboli di nostalgici dei tempi andati e di quelli dei tempi che verranno. Insomma almeno i rifugi evitiamo si trasformino in un infantile terreno di scontro muscolare e politico. La censura non c'entra niente. E' la ragione che, per una volta, si cerca di far riemergere nel buio cosmico della conflittualità emotiva.

 

''La Sat - conclude la nota - è una realtà plurale, composta da migliaia di soci e socie con idee e sensibilità differenti. La sua indipendenza, sancita dallo Statuto, serve anche a custodire questa pluralità. È su questo principio che si sono espressi collegialmente gli organi della Sat, dalla Giunta nell’agosto 2025 al Consiglio Centrale nella seduta del 25 giugno 2026. Il gestore ha comunicato la propria intenzione di non rimuovere la bandiera. La SAT ha ribadito nella risposta il principio alla base della propria richiesta e, allo stesso tempo, l’auspicio di proseguire il rapporto in un clima di collaborazione e rispetto, invitando il gestore a confrontarsi preventivamente con l’Associazione rispetto a iniziative o scelte personali che coinvolgano il rifugio, evitando decisioni assunte autonomamente. La Sat non intende alimentare ulteriormente un confronto che rischierebbe di trasformare una questione di regole in uno scontro sulla bandiera palestinese''.

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