''La montagna per Sat e comunità fassana non è solo risorsa turistica ed economica, è patrimonio identitario''. Le sezioni della Val di Fassa contro l'attacco di Guglielmi
Dopo giorni di riflessione, replicano al consigliere Fassano anche i consiglieri centrali della Sat Domenico Sighel e Licia Favé, insieme ai direttivi delle sezioni Sat di Moena, Pozza di Fassa e Alta Fassa. Tutti esprimono la propria piena solidarietà alla Società degli Alpinisti Tridentini e a tutti i volontari che, in Val di Fassa e nell’intero territorio provinciale, dedicano gratuitamente tempo, competenze ed energie alla manutenzione dei sentieri e alle molteplici attività del sodalizio

TRENTO. ''Sorprende che un rappresentante delle istituzioni abbia scelto la strada dell’accusa pubblica, anziché quella del dialogo con le sezioni, con i volontari e con gli enti (...). La montagna, per la Sat e per l’intera comunità fassana, non rappresenta e non deve rappresentare soltanto una risorsa turistica ed economica. È prima di tutto un patrimonio identitario e valoriale, costruito nel tempo sul rispetto, sulla conoscenza, sulla responsabilità e sulla tradizione. (...) I volontari della Sat non chiedono riconoscimenti particolari. Meritano però rispetto, sostegno e la consapevolezza, da parte delle istituzioni, del valore sociale del loro impegno''. Così le sezioni Sat della Val di Fassa hanno deciso di replicare allo scomposto attacco tentato qualche giorno fa in consiglio provinciale dal consigliere fassano Luca Guglielmi a tutta la Società alpinisti tridentini e in particolare a quella del suo territorio accusata più o meno direttamente della scarsa manutenzione di alcuni sentieri della zona del Passo Fedaia e della Marmolada.
Un attacco incomprensibile del consigliere provinciale della Lista Fassa che pure sulle prime ha ricevuto l'avallo della Giunta Fugatti con l'ok pronunciato pubblicamente dall'assessora Zanotelli salvo poi, quando Guglielmi ha cominciato a snocciolare quel che aveva da dire, fare retromarcia e bloccare loro stessi il documento. Questo anche a seguito delle decise reazioni dell'opposizione in Aula. Tempi, modi, concetti e messaggi che sono stati bocciati a tutti i livelli. I satini si sono sentiti offesi e la Sat Centrale ha difeso il proprio operato e quello dei tantissimi volontari con decisione (Qui articolo). Una lunga nota per ribattere colpo su colpo, punto su punto (Qui articolo). E poi tramite le pagine de il Dolomiti l'intervento di Marco Albino Ferrari scrittore, sceneggiatore e giornalista, Profondissimo conoscitore delle terre alte e, tra le altre cose, componente del comitato scientifico de L'AltraMontagna. che ha chiarito, semplicemente, che i sentieri del Trentino, quelli mantenuti dalla Sat, sono i migliori d'Italia senza grosse possibilità di replica (Qui articolo).
Un ordine del giorno, quello di Guglielmi, che è partito dalla "carenza" di manutenzione sul sentiero Viel del Pan per poi allargarsi lanciandosi in pericolose associazioni tra incidenti in montagna e stato dei sentieri fino a chiedere di valutare di riallocare le risorse destinate alla Sat guardando più o meno apertamente al modello dei ranger dell'Alto Garda (in sostanza dare i soldi a qualcun altro per tenere a posto i sentieri e magari anche togliersi di mezzo quella voce critica che spesso interviene quando c'è da allargare una mulattiera per farci passare le jeep dei cacciatori o quando si vuole trasformare un tracciato in una pista per le mountain bike o, peggio, per le moto da trial o da cross).
Oggi, dopo giorni di riflessione, intervengono anche i consiglieri centrali della Sat Domenico Sighel e Licia Favé, insieme ai direttivi delle sezioni Sat di Moena, Pozza di Fassa e Alta Fassa, esprimono la propria piena solidarietà alla Società degli Alpinisti Tridentini e a tutti i volontari che, in Val di Fassa e nell’intero territorio provinciale, dedicano gratuitamente tempo, competenze ed energie alla manutenzione dei sentieri e alle molteplici attività del sodalizio.
Ecco il testo integrale
''Le accuse formulate dal consigliere provinciale Luca Guglielmi in merito alla presunta insufficiente manutenzione di alcuni sentieri della zona del Passo Fedaia e della Marmolada risultano particolarmente ingenerose nei confronti di chi opera concretamente e con continuità sul territorio.
In Val di Fassa la cura della rete sentieristica non è un’attività occasionale, ma un impegno radicato nella storia delle sezioni locali. Da generazioni i volontari controllano i percorsi, intervengono sulla segnaletica, effettuano lavori di pulizia e ripristino e segnalano le situazioni che richiedono interventi più complessi. Lo fanno spesso in luoghi difficili da raggiungere, trasportando a spalla materiali e attrezzature e sottraendo tempo al lavoro e alle proprie famiglie.
A questo impegno si aggiunge quello dei gestori dei rifugi e delle strutture SAT presenti in Val di Fassa, che collaborano direttamente alla cura e al controllo dei sentieri di accesso alle strutture, intervenendo sulle criticità più immediate e segnalando tempestivamente i problemi riscontrati lungo i percorsi.
Negli ultimi anni questo lavoro è stato ulteriormente rafforzato attraverso una collaborazione costante tra le sezioni SAT locali, la Commissione sentieri, l’APT della Val di Fassa, le amministrazioni e i professionisti della montagna che operano sul territorio.
Non si tratta di dichiarazioni di principio, ma di un metodo di lavoro concreto, costruito attraverso incontri, attività condivise, sopralluoghi e momenti di formazione. Le iniziative organizzate congiuntamente hanno consentito di migliorare il coordinamento degli interventi, accrescere le competenze dei volontari, uniformare le modalità operative e consolidare il rapporto tra chi cura i sentieri, chi accompagna le persone in montagna e chi promuove il territorio.
L’accordo di collaborazione sottoscritto nel 2022 tra SAT, APT e amministrazioni comunali della Val di Fassa rappresenta il risultato di questa volontà comune. Un’esperienza fondata sulla consapevolezza che una rete sentieristica così ampia e frequentata possa essere gestita soltanto attraverso la cooperazione, il confronto e il contributo responsabile di tutti i soggetti coinvolti.
Per questo motivo sorprende che un rappresentante delle istituzioni abbia scelto la strada dell’accusa pubblica, anziché quella del dialogo con le sezioni, con i volontari e con gli enti che da anni lavorano insieme per affrontare le criticità. La montagna, per la SAT e per l’intera comunità fassana, non rappresenta e non deve rappresentare soltanto una risorsa turistica ed economica. È prima di tutto un patrimonio identitario e valoriale, costruito nel tempo sul rispetto, sulla conoscenza, sulla responsabilità e sulla tradizione.
Ridurre la montagna a un prodotto da rendere sempre più accessibile e consumabile significa non riconoscere il valore della comunità che la abita, la conosce e se ne prende cura. Significa soprattutto dimenticare che dietro ogni sentiero mantenuto, ogni segnavia ripristinato e ogni intervento effettuato in quota vi sono persone che prestano gratuitamente il proprio servizio nell’interesse di residenti e ospiti.
I volontari della SAT non chiedono riconoscimenti particolari. Meritano però rispetto, sostegno e la consapevolezza, da parte delle istituzioni, del valore sociale del loro impegno.
Prima di formulare accuse generalizzate sarebbe stato opportuno incontrare chi opera sul territorio, conoscere il lavoro svolto e riconoscere la rete di collaborazione che la Val di Fassa ha saputo costruire negli anni. È da questo confronto, e non dalla delegittimazione del volontariato, che possono nascere soluzioni utili alla montagna e all’intera comunità''.

















