Un assalto alla Sat per cambiare il modello della montagna? Un tentativo di aggiramento per "aprire" di più a moto, jeep e mountain bike
Un attacco scomposto e un ordine del giorno (poi ritirato) che avrebbe modificato gli scenari di gestione della montagna. E se fosse andato in scena un assalto alla Sat per cambiare totalmente o quasi un modello di frequentazione delle terre alte?

TRENTO. L'attacco scomposto di Luca Guglielmi nei confronti della Società alpinistica tridentina apre a una riflessione. Nei modi è stato irricevibile e nei contenuti, molto inesatti, apre a scenari che difficilmente potrebbe essere previsti nei risultati. Il consigliere provinciale della lista Fassa parte nella sua analisi dal territorio di riferimento con particolare enfasi sulla Marmolada e passo Fedaia. Ma se non fosse l'unico interesse? Un espediente per arrivare a un altro risultato? E se fosse andato in scena un vero e proprio assalto alla Sat per cambiare totalmente o quasi un modello di frequentazione delle terre alte?
Iniziamo dal messaggio. Probabilmente non era questo l'intento ma sembra trasparire nel testo e nelle parole una specie di chiamata alla responsabilità della Sat sugli incidenti che accadono sulle montagne.
"Ne sono testimonianza gli innumerevoli interventi del soccorso alpino che si ripetono negli anni, chiamato a rimediare nei limiti del possibile a incidenti sempre più frequenti che non coinvolgono 'solo turisti sprovveduti e impreparati' ma che hanno visto cadere anche un custode forestale e un accompagnatore di media montagna, solo per citarne alcuni", la considerazione di Guglielmi. "Basterebbe solo fare il conto delle vite umane perse ogni anno, degli infortuni, del costo di intervento degli elicotteri sia di parte trentina che del Suem Veneto per rendersi conto che il degrado è tale che non si può nemmeno più pensare di sistemarlo semplicemente con il lavoro di qualche volontario mandato nel fine settimana a sopperire alla cronica mancanza di manodopera locale" (Qui articolo).
Ma cosa può accadere, in termini legali se passa il concetto che in caso di incidente, la causa è riconducibile a un sentiero senza segnaletica oppure non perfetto (e non può esserlo proprio per il contesto in quota)? Un punto che non a caso è stato messo in luce da Andrea de Bertolini, il consigliere provinciale del Partito Democratico è avvocato e qualche sobbalzo l'ha avuto nell'annunciare la non partecipazione al voto del documento poi ritirato: "Le premesse che adombrano profili di responsabilità penale, laddove si adducono presunte vittime alla carenza di manutenzione").
Allarghiamo la visione. In questo caso c'è nel mirino la Società alpinisti tridentini. Ma se il concetto è che la responsabilità è sempre di più degli altri che del fruitore di un servizio cosa può accadere in un bike park? Quali ripercussioni e profili legali sui Comuni e più in generale sugli enti gestori?
Alcuni rifugisti che operano in quota avrebbero il piacere che alcuni sentieri venissero rettificati per rendere l'avvicinamento più semplice (e magari percorribile con le mountain bike). Una richiesta, legittima, ma non così banale nell'applicazione. "Richiede guide alpine specializzate, materiali certificati, trasporto in elicottero e personale qualificato. A ciò si aggiunge il rapido ritiro del ghiacciaio della Marmolada, che modifica continuamente la morfologia del terreno e rende necessari continui adeguamenti", spiega la Sat nella sua lunga replica e presa di posizione di quanto avvenuto in Aula (Qui articolo).
Ci sarebbero tuttavia, collegata alla volontà di più manutenzione e sentieri ancora più accessibili, altre ipotesi all'orizzonte e qui si inserisce l'accenno ai ranger. Le figure individuate, con successo, nel Garda trentino: una squadra di professionisti destinata al controllo e alla manutenzione ordinaria e straordinaria dei tracciati di mountain bike, dei sentieri, delle vie ferrate e delle falesie. Una soluzione che rientra nel progetto dell'Outdoor park.
La Sat e alcune associazioni locale non sempre sono d'accordo, per esempio, del passaggio delle mountain bike lungo tutti i sentieri. I pareri sono più spesso contrari che favorevoli. Visione o concetto anacronistico? Sicuramente per alcuni attori del territorio. La manutenzione del territorio è spesso condivisa e, infatti, è il Servizio turismo della Provincia di Trento che dispone eventuali aperture o divieti, con i cartelli che spesso vengono divelti. I controlli (e le multe) sono affidati alle autorità preposte. In definitiva la realtà (anche delle manutenzioni ordinarie e straordinarie) è però più complessa di quanto lasciato intendere da Guglielmi. E non è la prima volta che si cerca di "strappare". Le proposte di Walter Kaswalder e di Roberto Paccher, per esempio, per "liberalizzare" i sentieri a trial, moto, jeep e così via. In alcuni casi pure dentro i confini dei parchi naturali.
Un tema che potrebbe poi collegarsi a un ddl un po' dimenticato ma che probabilmente potrebbe tornare sul tavolo in tempi brevi.
L'anno scorso il dibattito si è acceso sul ddl 53 dell'assessore Roberto Failoni. Un argomento tecnico e all'apparenza innocuo che la Provincia pensava di portare a casa piuttosto velocemente. Il disegno di legge era stato predisposto per aggiornare la normativa provinciale, ferma al 1987, in linea con la recente sentenza della Corte Costituzionale e il Decreto legislativo n. 40/2021 sulla sicurezza degli sport invernali. Una norma incentrata sulla classificazione delle piste (blu, rosse, nere) ma anche sull'utilizzo delle motoslitte per l'approvvigionamento dei rifugi.
Si aprì, un po' a sorpresa, una forte discussione. Più di qualche malumore e preoccupazione era stato espresso dal Consiglio delle Autonomie Locali. Un forte timore di perdere potere rispetto agli impiantisti e la richiesta messa sul tavolo era di una riforma. Il "No" alla modifica, secondo la Provincia, avrebbe comportato una serie di problemi sulle piste blu, motoslitte per i rifugi e scialpinismo. Successivamente il duro scontro con le opposizioni e l'arrivo di circa 2000 emendamenti e 369 proposte di ordine del giorno. L'assessore aveva poi ritirato il documento perché non voleva prestarsi a "giochi di palazzo perché il ddl è tecnico e non politico" (Qui articolo).
Il disegno legge trattava anche la pratica dello scialpinismo in determinate aree e fasce orarie (Qui articolo). La possibilità per gli impiantisti di utilizzare i sentieri d'inverno e poi d'estate per dei circuiti seggiovie e bici? L'ordine del giorno di Guglielmi era un modo di svuotare la Sat da questo compito per arrivare al campo libero sulla gestione della rete sentieristica e strizzare l'occhio alla mountain bike? Un tentativo di prima togliere una prerogativa alla società alpinistica tridentina e poi sistemare il resto a uso e consumo delle società impianti?


















