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Trento
07 giugno | 15:43

"Peccato che l'ostruzionismo abbia bloccato il lavoro", gli impiantisti si schierano con Failoni sul ddl impianti a fune ritirato: "Sono motori economici delle vallate"

Negli scorsi giorni la Provincia ha ritirato il ddl impianti a fune, piste da sci, bike park e scialpinismo a fronte dell'ostruzionismo delle minoranze. E si è consumato un botta e risposta tra Failoni e le opposizioni. Gli impiantisti si schierano con l'assessore: "Un'occasione persa. E' un provvedimento tecnico atteso da tempo" 

TRENTO. "Il ritiro del disegno di legge sugli impianti a fune è, per il nostro comparto, un’occasione persa", così Luca Guadagnini, il presidente di Anef Trento commenta il disegno di legge in materia impianti a fune, piste da sci, bike park e scialpinismo. Un ddl ritirato, un po' all'improvviso e un po' a sorpresa, dall'assessore Roberto Failoni. "Un provvedimento tecnico atteso da tempo, necessario per aggiornare una normativa ferma al 1987 e per allinearsi al quadro nazionale in materia di sicurezza e gestione degli impianti".

 

Il dibattito sul disegno di legge è stato piuttosto teso fin dall'avvio della discussione, più di qualche malumore e preoccupazione era stato espresso dal Consiglio delle Autonomie Locali (Qui articolo). Un forte timore di perdere potere rispetto agli impiantisti e la richiesta messa sul tavolo era di una riforma. Il "No" alla modifica, secondo la Provincia, avrebbe comportato una serie di problemi sulle piste blu, motoslitte per i rifugi e scialpinismo.

 

In Aula c'è stato anche un duro scontro tra Failoni e le opposizioni. Dopo il confronto con le minoranze , l'assessore si era detto "moderatamente ottimista" ma in Aula si è trovato davanti a circa 2000 emendamenti e 369 proposte di ordine del giorno, "una mole che ha di fatto paralizzato i lavori e reso impossibile ogni avanzamento del provvedimento. Non mi presto a questi giochi. Il ddl è tecnico e non politico" (Qui articolo). Da qui la scelta di compiere un passo indietro.

 

Accuse rispedite al mittente "Nessun 'intrigo di palazzoma soltanto lo svolgersi della normale dialettica politica che dovrebbe essere propria di ogni istituzione democratica. Abbiamo sottolineato con chiarezza la soddisfazione del percorso avviato con i tecnici per fugare alcune nostre perplessità o rispondere a nostre necessità di approfondimento. Il provvedimento era debole e questa è stata la conseguenza", le minoranze che poi hanno aggiunto: "Vista la scelta improvvisa di ritiro, è lecito chiedersi, sempre dal punto di vista della fragilità politica se l'assessore non avesse forse anche da recuperare il consenso rispetto al ddl prima di tutto dentro la sua stessa maggioranza" (Qui articolo).

 

Intanto l'assessore incassa il sostegno degli impiantisti, dispiaciuti per il ritiro del disegno di legge. "E' un vero peccato che l'ostruzionismo politico abbia bloccato un lavoro serio e condiviso portato avanti dalla Provincia, che puntava a dare certezze al settore e a salvaguardare elementi fondamentali per il turismo, come le piste blu e l’uso delle motoslitte per i rifugi", prosegue Guadagnini. "Ora il rischio concreto è l’applicazione diretta della norma statale, con effetti immediati e penalizzanti per il territorio, la filiera e centinaia di famiglie".

 

Si evidenzia che il ddl era tecnico e non politico quindi. Ma anche l'importanza delle seggiovie per il turismo. "Ricordo che gli impianti a fune non sono solo infrastrutture di trasporto, ma veri motori economici per le nostre vallate, in grado di generare un ampio indotto e di attrarre visitatori tutto l’anno, sia d’inverno sia d’estate. Per questo dalla politica ci aspettavamo, e ancora ci aspettiamo, responsabilità e visione, così da dotare il settore di regole moderne, chiare e sostenibili", conclude Guadagnini.

 

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