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FVG
02 maggio | 20:28

Colate di cemento su canali e rogge, in Friuli è allarme tra gli ambientalisti: “Situazione fuori controllo, stanno rovinando un'intero ecosistema”

Dopo la lettera aperta di Legambiente al Consorzio di Bonifica Pianura Friulana è ripreso il braccio di ferro tra tutela ambientale e sicurezza idraulica. Il Dolomiti ha avviato un dibattito tra le parti per raccontare la situazione nel suo complesso

UDINE. Chiamatelo “efficientamento”, chiamatela “cementificazione”, rimane il fatto che i piani di ristrutturazione delle rogge e dei canali minori del Friuli che stanno avendo luogo con una ulteriore trance ormai da diverse settimane,  continuano a far discutere e a dividere la cittadinanza. Proseguono apparentemente senza sosta in effetti le massicce colate di cemento lungo i canali d'acqua di varie zone della regione, che certo hanno una ripercussione importante nella riconfigurazione del paesaggio, che nella pianura friulana è già, com'è noto, pesantemente antropizzato.

 

Eppure la vicenda è molto più sfaccettata di quanto sembri. Certamente risaltano le cementificazioni recenti: da quelle del fiume Torre lo scorso febbraio, alle gettate nei canali di Udine sud di marzo, fino ai lavori ancora in corso nella roggia di Palmanova, sono solo alcuni fra gli ultimi esempi di una lunga serie di interventi voluti dalla regione e condotti a fasi alterne ormai da parecchio tempo in un'attività volta all'evitare perdite d'acqua e alla sicurezza dei canali stessi.

 

La situazione è tuttavia culminata pochi giorni fa con un grido d'allarme sollevato dagli ambientalisti volto proprio a sensibilizzare l'opinione pubblica sullo stato dei corsi d'acqua artificiali del Friuli. A finire nel mirino è il Consorzio di Bonifica Pianura Friulana, l'ente economico intermediario tra regione e territorio nella gestione degli appalti che riguardano la rete idrica e la tutela ambientale in Friuli, il cui operato viene definito da una lettera aperta di Legambiente destinata al Consorzio stesso, datata 24 aprile scorso, una “visione ingegneristica novecentesca”, volta a trasformare “un sistema vivo in un tubo a cielo aperto”.

 

“Quando parlano (il Consorzio) di un ammodernamento degli argini dei canali – ha dichiarato a Il Dolomiti Sandro Cargnelutti, presidente di Legambiente Fvg - fanno un ragionamento di comodo. Queste 'manutenzioni' dei corsi d'acqua mediante un cappotto di cemento hanno l'obbiettivo di azzerare le perdite, peccato che in realtà la parziale dispersione dell'acqua del terreno funga in favore della biodiversità e ricarichi le falde. Quello è un discorso puramente economico per cui la dispersione dell'acqua corrisponde a perdita di valore e nulla più".

 

Sulla stessa linea si è attestato anche il parere del presidente del Comitato per la vita del Friuli Rurale Aldevis Tibaldi, reduce da una conferenza sul tema organizzata sempre il 24 aprile, tra gli altri, dai consiglieri regionali Maria Rosaria Capozzi (Movimento 5 Stelle) e Furio Honsell (Open Sinistra Fvg), intervistato dalla nostra redazione Tibaldi ha affermato:

 

Condanniamo fermamente la cementificazione fuori controllo dei canali. Se già non bastasse la rovina dell'ecosistema e il taglio degli alberi lungo gli argini, queste pratiche producono una velocizzazione delle acque di scorrimento, mentre prima c'era un'osmosi naturale tra l'acqua e il terreno circostante che comportava sia un attenuazione della velocità della corrente delle acque, sia un riequilibrio delle portate qualora si creava un flusso d'acqua maggiore. Per non parlare del fatto – conclude Tibaldi – che esiste una norma stringente a tutela della nidifcazione di determinati uccelli lungo gli argini che non viene rispettata, basterebbe questo per far capire che siamo alla stregua del reato”. Si tratta di un quadro complesso, all'interno del quale il comitato ha reso noto di stare per procedere con delle denunce per tutelare i rii minori, tuttavia una piena comprensione della portata degli eventi non può prescindere dalle ragioni dell'attore principale chiamato in causa, in grado di spostare gli equilibri nell'area.

 

Per tale ragione Il Dolomiti ha intervistato Massimo Ventulini, vicedirettore dell'area tecnica del Consorzio di Bonifica Pianura Friulana, che è intervenuto sul tema stabilendo i criteri degli interventi svolti.

 

"E' doveroso fare una premessa fondamentale – ha dichiarato Ventulini – vale a dire che per la gran parte si è trattato di interventi di completamento in cui le opere in cemento già c'erano. Inoltre a qualcuno forse non è chiaro che si tratta di canali per il trasporto d'acqua di natura artificiale, non stiamo parlando dei fiumi, c'è una differenza sostanziale. Sono delle infrastrutture e vengono gestite come tali. Se proprio vogliamo parlare di corsi d'acqua in senso lato – prosegue - si consideri che il territorio friulano è un sistema unico, in cui i corsi d'acqua scendono veloci dalle montagne e non hanno lo spazio per distendersi su un'ampia superfice pianeggiante e placare il proprio corso, ecco quindi che lo scenario risulta incompatibile con soluzioni su larga scala adottate, ad esempio, nella vicina pianura veneta. In Friuli l'acqua si comporta come una vera e propria 'scarpata irrigua', in un ambiente compresso e con caratteristiche morfologiche estreme che impongono una "micro-chirurgia" idraulica anziché macro-interventi".

 

Non secondario nella questione è anche l'aspetto legato alla sicurezza dei corsi d'acqua, soprattutto nei casi di alluvioni e allagamenti che possono comportare talvolta veri e propri disastri, come nel caso delle esondazioni dei fiumi Torre e Judrio del novembre 2025 che causarono due vittime e decine di sfollati. Secondo Legambiente anche in questo caso torna in auge il tema della naturale dispersione dell'acqua in eccesso, mentre il Consorzio chiama in causa proprio i recenti lavori condotti nel Torre.

 

"Sul Torre si tratta di un'operazione di messa in sicurezza idraulica che vede l'impiego di un muro verticale di rinforzo interrato all'interno dell'argine, volto proprio a evitare, come accaduto in passato, la rottura dell'argine stesso. Inoltre essendo interrato è invisibile e non incide sul paesaggio". In conclusione sarà fondamentale trovare un punto di accordo per il prossimo futuro, perché in ballo c'è il destino della conservazione dell'ambiente e del paesaggio della pianura friulana.

 

Auspicabile è in tal senso il raggiungimento di un sistema che possa conciliare sicurezza idrica e parsimonia ambientale tenendo presente che da un lato i canali e le rogge non potrebbero esistere allo stato attuale senza manutenzione da parte dell'uomo, e dall'altro che anche se sono di origine antropica e hanno scopi specifici oggi sono diventati parte integrata dell'ecologia di tutto questo territorio.

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