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Trento
04 giugno | 13:40

"Non mi presto a questi giochi", Failoni ritira il ddl sugli impianti a fune: "E' una modifica tecnica e non politica. Ostruzionismo delle minoranze ingiustificato"

Polemica tra Roberto Failoni e le opposizioni sulla modifica della legge sugli impianti a fune, piste da sci, bike park e scialpinismo. L'assessore ritira il ddl: "E' un adeguamento tecnico e non politico. Ostruzionismo pretestuoso e ingiustificato. Adesso entra in vigore la norma statale con effetti immediati e negativi" 

TRENTO. "Si è creato un aspetto politico che non possiamo accettare". Queste le parole dell'assessore Roberto Failoni nell'annunciare il ritiro del disegno di legge in materia impianti a fune, piste da sci, bike park e scialpinismo. Passato nei mesi scorsi in Commissione, il ddl si ferma in Aula. A fronte del muro delle opposizioni e il deposito di numerosi atti ostruzionistici, la maggioranza per il momento si tira indietro. "E' una modifica tecnica: non intendo prestarmi a giochi di palazzo".

 

"E' un ddl tecnico sul quale si è creato un aspetto politico inaccettabile", dice Failoni. "Tornare in commissione sarebbe stata una perdita di tempo. Ieri, al termine dell’incontro con le minoranze, avevo lasciato l’aula con un moderato ottimismo. Avevo percepito la volontà di collaborare, di lavorare insieme per trovare soluzioni condivise a un disegno di legge che, ribadisco con forza, nasce con una finalità esclusivamente tecnica e non politica. Questa mattina (mercoledì 4 giugno), però, mi sono dovuto ricredere. Evidentemente, la notte non ha portato consiglio. Le minoranze hanno scelto la strada dell’ostruzionismo, un ostruzionismo che definisco pretestuoso e ingiustificato, soprattutto considerando la natura di questo provvedimento. La richiesta di rinviare il disegno di legge all’autunno è, a mio avviso, irricevibile. Non solo perché si tratta di un testo di adeguamento tecnico, necessario per garantire la sicurezza, la modernizzazione e la continuità di un comparto strategico per il nostro territorio, ma anche perché questo atteggiamento rischia di bloccare un settore che rappresenta un pilastro dell’economia trentina". 

 

Un provvedimento che aveva portato a un duro confronto tra Failoni e i Comuni sulla modifica della legge 7 del 21 aprile 1987. Il Consiglio delle autonomie locali aveva condiviso alcuni aspetti della revisione ma aveva espresso un forte timore di perdere potere rispetto agli impiantisti e la richiesta messa sul tavolo era di una riforma. Il "No" alla modifica, secondo la Provincia, avrebbe comportato una serie di problemi. 

 

"Addio a piste blu, motoslitte per i rifugi e scialpinismo", aveva spiegato l'assessore. "Se non viene approvata questa nuova legge saremo obbligati all'attuazione del Decreto legislativo sulla sicurezza delle piste. Si rischierebbe di creare danni enormi per l’economia turistica e il movimento sportivo del Trentino: non possiamo permettercelo"

 

Il disegno di legge, di natura tecnica, era stato predisposto per aggiornare la normativa provinciale, ferma al 1987, in linea con la recente sentenza della Corte Costituzionale e il Decreto legislativo n. 40/2021 sulla sicurezza degli sport invernali.

 

Tra le novità sul piatto del provvedimento c'era il passaggio dalla concessione di servizio pubblico al sistema dell’autorizzazione unica per la realizzazione di impianti a fune e piste da sci, un adeguamento che recepisce la recente sentenza della Corte Costituzionale. Il disegno di legge puntava a mantenere la classificazione europea delle piste, preservando le piste blu tanto apprezzate dai principianti e dalle famiglie e consente l’utilizzo delle motoslitte per l’approvvigionamento dei rifugi. Inoltre erano previste anche disposizioni specifiche per favorire la pratica dello scialpinismo in determinate aree e fasce orarie, bilanciando le esigenze di sicurezza con la popolarità di questa disciplina.

 

"Il testo è stato emendato raccogliendo numerose osservazioni emerse in Commissione e durante le audizioni, migliorando la definizione dei Servizi di interesse economico generale, introducendo relazioni dettagliate sugli impatti per la comunità locale, chiarendo i soggetti coinvolti nelle procedure autorizzative e tutelando anche i domini collettivi", evidenzia Failoni. "Nonostante questo lavoro di apertura e miglioramento, l’ostruzionismo ha raggiunto livelli senza precedenti: sono stati presentati circa 2000 emendamenti e 369 proposte di ordine del giorno, una mole che ha di fatto paralizzato i lavori e reso impossibile ogni avanzamento del provvedimento. E' una scelta politica e di responsabilità: non intendo prestarmi a giochi di palazzo che rischiano di danneggiare il Trentino, la sua economia turistica e la sua reputazione di territorio capace di innovare e governare il cambiamento. Non posso accettare che, per mere logiche politiche, si metta a rischio il lavoro di migliaia di operatori, la sicurezza degli impianti e la competitività del nostro sistema turistico. Il Trentino merita responsabilità, visione e concretezza, non giochi di palazzo. Di fronte a questa chiusura, ho scelto con amarezza di ritirare il disegno di legge".

 

L’assessore spiega inoltre le conseguenze pratiche della mancata approvazione: "Senza questa legge, il Trentino è costretto ad applicare direttamente la normativa statale, con effetti immediati e negativi: molte piste blu diventano rosse, l’uso delle motoslitte per i rifugi viene fortemente limitato e, soprattutto, tutto il lavoro fatto per regolamentare e valorizzare lo sci alpinismo va letteralmente in fumo". 

 

E sui rapporti con i Comuni. "Abbiamo evidenziato l'apertura per migliorare la norma e aspettiamo le elezioni all'interno del Consorzio per poter avviare la discussione. Ora rivedremo la norma nella sua completezza ma questo richiede tempo. Verificherò sui territori se è vero che c'è tutta questa contrarietà alla ddl ritirato. A ogni modo oggi è stato brutto segnale per il sistema turismo del Trentino. Ringrazio gli uffici provinciali per la professionalità e la dedizione dimostrate in questi mesi di lavoro intenso", conclude Failoni che ribadisce l’amarezza per un’occasione persa. "Il mio impegno per il settore degli impianti a fune non si ferma qui: continuerò a lavorare per trovare soluzioni e portare avanti le istanze di chi, ogni giorno, contribuisce a rendere il Trentino un’eccellenza".

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