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Attualità | 18 agosto 2026 | 06:00

Camminando mi sono imbattuta nella carcassa di un agnello proprio dentro un ruscello: ennesima prova che nell'acqua "pura" di montagna può esserci di tutto

La prossima volta che qualcuno vi dirà: "Tranquillo, è acqua di montagna e io l'ho sempre bevuta", ricordategli che la montagna non fa recensioni sulla qualità dell'acqua: si limita a farla scorrere, con tutto quello che ci trova dentro

scritto da Paola Barducci

In questa calda e torrida estate c'è una scena che si ripete più facilmente sui sentieri d'alta quota: qualcuno si inginocchia accanto a un torrente, immerge le mani a coppa e beve, con l'aria soddisfatta di chi sta compiendo un gesto ancestrale e sano. In effetti, un ruscello di montagna sembra la quintessenza della purezza: acqua che scende dalla roccia, lontana da fabbriche e città, accompagnata da un gorgoglio quasi rassicurante. Peccato che la natura non abbia mai firmato alcun certificato di potabilità!

 

La dimostrazione? Qualche giorno fa, durante un rilievo in quota, mi sono imbattuta nella carcassa di un agnello proprio dentro un ruscello. Nessun cartello, nessun avviso: solo l'ennesima prova che a monte di quell'acqua "pura" può esserci di tutto: una carcassa in decomposizione, il pascolo di vacche in alpeggio, feci di animali al pascolo o selvatici, la tana di un animale.

 

Il torrente non fa distinzioni: raccoglie e trasporta tutto verso valle, compreso ciò che preferiremmo non bere. Ma cosa si può nascondere in un sorso d'acqua d'alta quota?

 

In primis batteri fecali (escherichia coli, salmonella) provenienti da bestiame o fauna selvatica al pascolo a monte, ma anche protozoi, resistenti e capaci di causare disturbi gastrointestinali anche settimane dopo. Possiamo trovare materiale organico in decomposizione, come nel caso della carcassa che ho trovato io ma anche contaminanti chimici, se a monte insistono attività zootecniche o turistiche.

 

Il risultato, nella migliore delle ipotesi, è qualche giorno scomodo passato vicino a un bagno. Nella peggiore, un problema serio.

 

La buona notizia è che evitare il problema è semplice, e non richiede rinunce eroiche: prima di tutto portare acqua a sufficienza. Vale la pena calcolare il fabbisogno in base a durata e dislivello del percorso, piuttosto che affidarsi alla fortuna. Senza considerare che in montagna è molto facile disidratarsi per il sudore.

 

Possiamo anche valutare la lunghezza e la difficoltà del percorso e cercare di razionare l'acqua, senza terminarla dopo mezz'ora dalla partenza. Meglio bere spesso e in piccole quantità che tutto assieme, così si mantiene l'idratazione senza dover contare sui rifornimenti "di fortuna" lungo il tragitto.

 

Se lungo il percorso poi non ci sono rifugi o strutture ricettive dove poter comprare acqua (ricordatevi che siamo sempre in alta montagna e quindi il costo è giustamente maggiorato) in caso di reale necessità, usare un filtro o un sistema di purificazione portatile come filtri meccanici, pastiglie, sistemi UV.

 

Il ruscello resta uno degli spettacoli più belli della montagna da guardare, fotografare, ascoltare. Da bere, molto meno. La prossima volta che qualcuno vi dirà: "Tranquillo, è acqua di montagna e io l'ho sempre bevuta", ricordategli che la montagna non fa recensioni sulla qualità dell'acqua: si limita a farla scorrere, con tutto quello che ci trova dentro.

il blog
Imparare a guardare il bosco

Mi chiamo Paola Barducci, ma tutti mi chiamano Forestpaola. Sono una dottoressa forestale e Imparare a guardare il bosco è l'invito che rivolgo a chiunque desideri trasformare una semplice escursione in un'esperienza di scoperta profonda. Spesso, infatti, attraversiamo i paesaggi alpini percependo i boschi come uno sfondo statico, sempre uguale. Ma la montagna in cui si inseriscono è in realtà un organismo vivo, un insieme di dinamiche invisibili e storie scritte nel tempo.

In questo blog vi invito idealmente a camminare al mio fianco, lungo i versanti e tra i boschi di abete, larice o rovere, per decifrare insieme i segni della natura e l'evoluzione del paesaggio montano: dalla semplice definizione di bosco al riconoscimento degli alberi quando non hanno le foglie, faremo divulgazione scientifica "con gli scarponi ai piedi", imparando a leggere la complessità della foresta con occhi nuovi e consapevolezza tecnica, ma senza mai perdere lo stupore di chi sa ancora ascoltare il respiro della montagna.

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