Il bivacco è stato realizzato in uno dei luoghi più difficili da raggiungere dell'Appennino: sulla vetta più alta della Maiella, tra paesaggi lunari, è tornato il Pelino

Prima il rifugio ottocentesco, poi la cupola rossa e la rinascita del 2026: è stato restituito al Monte Amaro uno dei suoi simboli più riconoscibili

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
A 2.793 metri di quota, sulla cima più alta della Maiella, c'è di nuovo una porta aperta. Non è soltanto quella di un bivacco. È una porta che appartiene alla storia di chi questa montagna l'ha attraversata, salita, studiata e amata.
Il 1° ottobre 2026 è stato inaugurato il nuovo Bivacco Cesare Mario Pelino, restituendo al Monte Amaro uno dei suoi simboli più riconoscibili. Lassù, dove arrivare richiede ore di cammino e dove il paesaggio cambia completamente dimensione, la presenza di un riparo assume un significato che va ben oltre quello di una semplice struttura. Il Pelino è un punto d'appoggio. Ma è anche memoria.
La mattina dell'inaugurazione sul Monte Amaro sono salite decine di persone. Escursionisti, rappresentanti delle istituzioni, uomini e donne del Club Alpino Italiano, del Soccorso Alpino, delle forze dell'ordine. Le fotografie raccontano un bivacco gremito e una cima insolitamente affollata. Una partecipazione che dice molto del rapporto costruito nel tempo tra questo piccolo ricovero e chi frequenta la Maiella. Alla cerimonia erano presenti, tra gli altri, il sottosegretario regionale con delega al Turismo Daniele D'Amario, i sindaci di Pacentro Giuseppe Silvestri, di Fara San Martino Antonio Tavani e di Taranta Peligna Francesco Piccone. Con loro il presidente del CAI Sulmona Nino Restaino, il presidente del CAI Abruzzo Francesco Sulpizio, il presidente del Soccorso Alpino e Speleologico Abruzzo Daniele Perilli, il comandante del Reparto Carabinieri Parco Nazionale Maiella, tenente colonnello Enrica Rapposelli, e la squadra del Soccorso Alpino della Guardia di Finanza di Roccaraso. Ma al di là delle presenze istituzionali, ciò che rimane è soprattutto l'immagine di tante persone riunite in uno dei luoghi più severi dell'Appennino.
Una delle notizie più importanti arrivate durante l'inaugurazione riguarda il futuro utilizzo della struttura. Il direttore del Parco Nazionale della Maiella, Luciano Di Martino, ha confermato che il Pelino resterà sempre aperto. Un particolare fondamentale per chi frequenta il Monte Amaro. In alta montagna un bivacco non è un albergo e nemmeno una destinazione turistica nel senso classico del termine. È prima di tutto un ricovero. Un luogo capace di fare la differenza quando il vento aumenta, quando arriva improvvisamente la nebbia, quando la temperatura crolla oppure quando una giornata iniziata normalmente si trasforma in qualcosa di diverso. Proprio per questo Di Martino ha rivolto anche un appello semplice ma essenziale: lasciarlo pulito e ordinato. Perché una porta sempre aperta presuppone una responsabilità altrettanto continua da parte di chi quella porta attraverserà.
Raggiungere i 2.793 metri del Monte Amaro significa entrare in una dimensione particolare della Maiella. Qui gli spazi diventano enormi. Le distanze si allungano, i riferimenti diminuiscono e il terreno carsico costruisce un paesaggio quasi lunare fatto di pietra, altopiani, valloni e improvvisi cambiamenti meteorologici. Il Monte Amaro è la vetta più alta della Maiella e la seconda dell'intero Appennino. Qualunque itinerario si scelga per raggiungerlo richiede preparazione, tempo e capacità di leggere la montagna. La presenza del Pelino non modifica questa realtà. La rende semplicemente un po' più sicura. E sarebbe un errore pensare che l'esistenza di un nuovo bivacco possa trasformare una lunga salita d'alta quota in un'escursione ordinaria. Il meteo va controllato, i tempi devono essere valutati con attenzione e l'equipaggiamento deve essere adeguato. Il bivacco rimane un aiuto, non una garanzia.
Quella del Pelino è soltanto l'ultima pagina di una storia molto più lunga. Già il 14 luglio 1890 sulla vetta del Monte Amaro venne inaugurato il Rifugio Vittorio Emanuele II, realizzato in pietrame con copertura in legno e lamiera. Resistette per oltre mezzo secolo, prima di essere distrutto nel 1944 durante la ritirata delle truppe tedesche. Bisognò aspettare il luglio del 1966 perché il CAI di Sulmona riuscisse a riportare un ricovero sulla cima. Il nuovo bivacco venne dedicato a Falco Maiorano, figura storica dell'alpinismo sulla Maiella. Anche quella struttura, però, ebbe vita breve. Una violenta tempesta invernale la distrusse nel 1974. La montagna, ancora una volta, aveva ricordato quanto fosse difficile costruire e mantenere qualcosa a quasi 2.800 metri.
Negli anni successivi nacque un progetto differente. Una cupola geodetica composta da elementi triangolari, capace di resistere maggiormente alle condizioni meteorologiche estreme della vetta. I lavori iniziarono nel 1981 e il nuovo bivacco venne inaugurato il 18 luglio 1982. Fu dedicato a Cesare Mario Pelino, socio del CAI di Sulmona prematuramente scomparso. Quella piccola cupola rossa sarebbe diventata una delle immagini più conosciute della Maiella. Per oltre quarant'anni è comparsa nelle fotografie di migliaia di escursionisti. Per qualcuno rappresentava il punto d'arrivo di una lunga giornata iniziata molte ore prima; per altri un riparo durante il vento o una sosta prima della discesa.
Con il tempo il Pelino è diventato quasi parte del paesaggio stesso. Come la croce di vetta. Come le pietraie. Come quella sensazione di immensità che si avverte guardando dalla sommità della Maiella verso l'Adriatico o verso le montagne dell'interno.
Nel 2025 è iniziata una nuova fase della sua storia. La vecchia struttura venne smontata e dal 19 agosto 2025 il bivacco fu ufficialmente chiuso per permettere la realizzazione del nuovo ricovero. I lavori di installazione sono poi ripresi dal 15 giugno 2026. Costruire a quasi 2.800 metri significa affrontare problemi che a valle difficilmente esistono. Materiali e maestranze devono essere trasportati in quota, le finestre meteorologiche favorevoli sono limitate e perfino le operazioni apparentemente più semplici diventano complesse. Per il trasporto dei materiali è stato fondamentale anche il contributo di Eliabruzzo, impegnata nelle operazioni con elicottero. Poco più di un anno dopo la chiusura del vecchio bivacco, il Pelino è così tornato operativo.
L'intervento denominato "Recupero e valorizzazione Bivacco Pelino – Monte Amaro, Maiella" ha previsto un finanziamento di 120 mila euro oltre IVA, suddiviso tra Regione Abruzzo e Parco Nazionale della Maiella. A queste risorse si è aggiunto un contributo proveniente dai fondi regionali FSC 2021-2027 attraverso il CAI centrale, con il coinvolgimento nella fase finale dell'Ufficio Speciale per la Ricostruzione dei Comuni del Cratere. Il Parco Nazionale della Maiella ha svolto il ruolo di stazione appaltante, mentre Luciano Di Martino è stato responsabile unico del procedimento. La progettazione, la direzione dei lavori e il coordinamento della sicurezza sono stati affidati allo studio dell'ingegnere Andrea Giampietro, con l'ingegnere Maria Di Rocco e l'architetto Melania Lucci. L'impresa esecutrice è stata la Zappa Benedetto srl di Sulmona. Dietro quella piccola struttura visibile oggi sulla vetta esiste dunque una macchina organizzativa molto più grande, necessaria per lavorare in uno dei luoghi più difficili da raggiungere dell'Appennino.

La rinascita del bivacco rientra inoltre in un progetto più ampio portato avanti dal Parco Nazionale della Maiella. Sono previsti interventi su cinque rifugi e bivacchi. Dopo l'inaugurazione del Rifugio Martellese, avvenuta nel luglio 2026, il Pelino rappresenta la seconda struttura completata. Sono programmati lavori anche al Rifugio Capoposto sul Monte Morrone, al Rifugio Manzini in Valle Cannella e al Rifugio Fonte Tarì. Un sistema di punti d'appoggio che potrebbe assumere un'importanza sempre maggiore per chi percorre le Alte Vie e i Cammini del Parco.
Ma la questione non riguarda soltanto il turismo. Riguarda soprattutto il modo in cui vogliamo frequentare la montagna. Forse è proprio questo l'aspetto più rilevante della nuova vita del Pelino. Hanno costruito una struttura più moderna, investito risorse e portato materiali con gli elicotteri fino a quasi 2.800 metri. Adesso il futuro di quel luogo dipenderà anche dalle migliaia di persone che negli anni entreranno al suo interno. Lasciarlo pulito. Non abbandonare rifiuti. Non danneggiare gli spazi. Utilizzarlo per ciò per cui è stato costruito. Sembrano indicazioni banali, ma in montagna spesso la conservazione di un bene comune passa proprio attraverso piccoli comportamenti individuali.
Il Pelino non appartiene a chi lo raggiunge per primo. Appartiene anche a chi arriverà qualche ora dopo, il giorno successivo o tra dieci anni. Durante l'inaugurazione del 1° ottobre, le fotografie scattate sulla vetta hanno raccontato qualcosa che va oltre il semplice taglio di un nastro. Gruppi di escursionisti davanti al bivacco. Persone raccolte all'interno. La croce del Monte Amaro. La nuova struttura sullo sfondo. E tutt'intorno uno dei paesaggi più grandi e selvaggi dell'Appennino.
Ci sono luoghi che diventano parte della memoria di una montagna perché generazioni di persone continuano a passarci accanto. Il Bivacco Pelino è uno di questi. Dal vecchio rifugio ottocentesco alla cupola rossa del 1982, fino alla nuova struttura inaugurata nel 2026, cambia il materiale, cambia la forma, cambiano gli escursionisti. La funzione, in fondo, rimane la stessa. Offrire un riparo in uno dei luoghi più alti e isolati dell'Appennino. Sul Monte Amaro, da oggi, quella porta è tornata aperta. E sarebbe bello riuscire a lasciarla così, idealmente e materialmente, anche alle generazioni che verranno.
Fotografie di Andrea Di Gregorio, Flavio Salce e Luciano Di Martino












