Un equipaggio coordinato ha permesso a una persona di vivere la montagna dopo anni in cui l'aveva solo immaginata: dal Gran Sasso al Cusna con la "joëlette"

Massimo Prosperococco è tornato al Rifugio Duca degli Abruzzi, a 2.388 metri, dopo quasi quarantotto anni di assenza. Una settimana dopo Michelangela Montanari, per tutti Miki, ha raggiunto la vetta del Cusna, seconda cima dell'Appennino tosco-emiliano. A oltre 300 chilometri di distanza, due squadre si sono date da fare per portare in alto due persone speciali

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Dal Rifugio Duca degli Abruzzi, sul massiccio del Gran Sasso, alla cima del Cusna, la seconda più alta dell'Appennino tosco-emiliano.
Nell'arco di una settimana, la stessa emozione che si ripete in due luoghi lontani ma sulla medesima catena montuosa: un equipaggio che si coordina per trasportare su una joëlette una persona che torna a vivere la montagna dopo anni in cui l'aveva potuta solo immaginare o guardare da lontano.
È una coincidenza che sorprende, certo, ma che al contempo racconta qualcosa di più grande: le terre alte come luogo di relazione e di nuove opportunità.
Sul Gran Sasso, Massimo Prosperococco è tornato a 2.388 metri dopo quasi quarantotto anni. Lo ha raccontato con tatto e sensibilità Emanuele Valeri qui.
A distanza di sette giorni – il 12 settembre – a circa 300 chilometri in linea d'aria più a nord, la scena si è replicata con altri volti e altre voci. Sul Cusna, a 2.121 metri, Michelangela Montanari – per tutti Miki – ha raggiunto anche lei la sua cima a bordo della joëlette, la carrozzina monoruota pensata per permettere alle persone con disabilità motoria di partecipare ad escursioni su terreni dove una normale carrozzina non potrebbe arrivare.
Intorno a lei si è mossa una rete ampia di persone e competenze: il Gast - Giochiamo anche se triboliamo, impresa sociale che da anni costruisce percorsi inclusivi a Reggio Emilia, il Soccorso Alpino e Speleologico Emilia-Romagna, il Parco Nazionale dell'Appennino Tosco-Emiliano, il Cai reggiano e alcune realtà del territorio come Valorugby Emilia, Motori Ruggenti e Transcoop.
La salita è iniziata alle 9 del mattino e la vetta del Cusna è stata raggiunta dopo circa un'ora e mezza, intorno alle 10.30. Da lì il gruppo ha proseguito la traversata verso il rifugio Battisti, dove è arrivato alle 13.59, con un minuto di anticipo sulla previsione più ottimistica. In totale, l'azione principale – salita e traversata – ha richiesto quasi cinque ore di lavoro continuo, con cambi alla guida, interventi tecnici nei passaggi più complessi e una gestione impeccabile dei tempi.
"Sono felice", ha detto Miki. Niente di più, niente di meno.
La montagna che emerge dalle storie di Massimo e Michelangela non porta qualcuno da qualche parte, ma mette in gioco fatica, responsabilità e competenze diverse per trasformarle in un gesto collettivo di amore e solidarietà.
Dal Gran Sasso al Cusna, l'Appennino ha raccontato la stessa cosa: quando una "comunità" si muove in un'unica direzione, nessuno resta indietro e anche la salita più difficile può essere affrontata.












