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Storie | 25 settembre 2026 | 12:00

Un equipaggio coordinato ha permesso a una persona di vivere la montagna dopo anni in cui l'aveva solo immaginata: dal Gran Sasso al Cusna con la "joëlette"

Massimo Prosperococco è tornato al Rifugio Duca degli Abruzzi, a 2.388 metri, dopo quasi quarantotto anni di assenza. Una settimana dopo Michelangela Montanari, per tutti Miki, ha raggiunto la vetta del Cusna, seconda cima dell'Appennino tosco-emiliano. A oltre 300 chilometri di distanza, due squadre si sono date da fare per portare in alto due persone speciali

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Dal Rifugio Duca degli Abruzzi, sul massiccio del Gran Sasso, alla cima del Cusna, la seconda più alta dell'Appennino tosco-emiliano.

 

Nell'arco di una settimana, la stessa emozione che si ripete in due luoghi lontani ma sulla medesima catena montuosa: un equipaggio che si coordina per trasportare su una joëlette una persona che torna a vivere la montagna dopo anni in cui l'aveva potuta solo immaginare o guardare da lontano.

 

È una coincidenza che sorprende, certo, ma che al contempo racconta qualcosa di più grande: le terre alte come luogo di relazione e di nuove opportunità.

 

Sul Gran Sasso, Massimo Prosperococco è tornato a 2.388 metri dopo quasi quarantotto anni. Lo ha raccontato con tatto e sensibilità Emanuele Valeri qui.

 

A distanza di sette giorni – il 12 settembre – a circa 300 chilometri in linea d'aria più a nord, la scena si è replicata con altri volti e altre voci. Sul Cusna, a 2.121 metri, Michelangela Montanari – per tutti Miki – ha raggiunto anche lei la sua cima a bordo della joëlette, la carrozzina monoruota pensata per permettere alle persone con disabilità motoria di partecipare ad escursioni su terreni dove una normale carrozzina non potrebbe arrivare.

 

Intorno a lei si è mossa una rete ampia di persone e competenze: il Gast - Giochiamo anche se triboliamo, impresa sociale che da anni costruisce percorsi inclusivi a Reggio Emilia, il Soccorso Alpino e Speleologico Emilia-Romagna, il Parco Nazionale dell'Appennino Tosco-Emiliano, il Cai reggiano e alcune realtà del territorio come Valorugby Emilia, Motori Ruggenti e Transcoop.

 

La salita è iniziata alle 9 del mattino e la vetta del Cusna è stata raggiunta dopo circa un'ora e mezza, intorno alle 10.30. Da lì il gruppo ha proseguito la traversata verso il rifugio Battisti, dove è arrivato alle 13.59, con un minuto di anticipo sulla previsione più ottimistica. In totale, l'azione principale – salita e traversata – ha richiesto quasi cinque ore di lavoro continuo, con cambi alla guida, interventi tecnici nei passaggi più complessi e una gestione impeccabile dei tempi.

 

"Sono felice", ha detto Miki. Niente di più, niente di meno.

 

La montagna che emerge dalle storie di Massimo e Michelangela non porta qualcuno da qualche parte, ma mette in gioco fatica, responsabilità e competenze diverse per trasformarle in un gesto collettivo di amore e solidarietà.

 

Dal Gran Sasso al Cusna, l'Appennino ha raccontato la stessa cosa: quando una "comunità" si muove in un'unica direzione, nessuno resta indietro e anche la salita più difficile può essere affrontata.

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