Il contadino rischiò la fucilazione perché portava cibo e acqua all'uomo ferito e nascosto nell'anfratto: così continuò la figlia. Il Monte Caio, un rilievo che racconta

Una salita breve ma sorprendentemente ricca, tra boschi e praterie, rocce nate in un antico mare, panorami sul crinale tosco-emiliano, un eremo e le tracce della Resistenza. Un cammino nel cuore del Parco dei Cento Laghi, dove la cima è solo l'apice di un racconto

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
da Parma, sulla Tangenziale Sud, si prende la Statale 665 per Langhirano, proseguendo fino alla località di Boschetto, dove si devia a destra per salire a Tizzano Val Parma e proseguire per Schia
Il Monte Caio è una di quelle montagne che, viste dalla pianura, sembrano appartenere a un Appennino lontano, che sono invece sorprendentemente vicine. Da Parma si risale la Val Parma fino alle faggete, ai pascoli e alle dorsali dell'Appennino Parmense. Il Caio separa i bacini del Parma e dell'Enza, e le valli del Bratica e del Cedra. Punta Bocchialini raggiunge i 1584 metri ed è uno dei migliori balconi dell'Appennino Parmense, ma la sua importanza non è soltanto panoramica. Il massiccio è infatti un geosito di rilevanza regionale, caratterizzato dal Flysch di Monte Caio, una successione di calcari marnosi e marne formatasi fra circa 80 e 65 milioni di anni fa in profondi bacini marini del paleo-Oceano Ligure. Gli strati conservano anche tracce fossili degli organismi che percorrevano gli antichi fondali, una montagna che racconta una storia iniziata quando qui c'era il mare. Sopra queste rocce si alternano faggete, radure e pascoli, con il Grande Faggio, verso Agna, alto oltre 33 metri, che ne rappresenta uno degli elementi più riconoscibili, e testimonia anche il rapporto secolare fra le comunità e il bosco. L'alternanza fra bosco e spazi aperti dà al Caio un carattere accessibile ma non banale. Anche per questo, arrivando a Schia, si ha la sensazione di entrare in una montagna completa: non soltanto una cima, ma un sistema di dorsali, vallate e ambienti diversi che si incontrano in uno spazio relativamente ristretto.
Una montagna che racconta
Il paesaggio del Caio è anche il risultato di una lunga presenza. Poco distante dalla cima, sul versante meridionale, l'Eremo di San Matteo, a 1344 metri di quota, testimonia una frequentazione religiosa antichissima. Identificato con il medievale Monastero de Caliis, è ricordato già nel 1015 e nuovamente nel 1230 fra le dipendenze dell'abbazia di San Giovanni Evangelista di Parma. Ancora oggi, il 21 settembre, la festa di San Matteo richiama abitanti e frequentatori della montagna. La sorgente sotto l'eremo ricorda il rapporto antico con l'acqua. Schia racconta invece la trasformazione del Caio in montagna turistica. La località si è sviluppata nel secondo dopoguerra, con il rifugio del Cai e i primi sciatori; sotto la vocazione sportiva è però rimasto il paesaggio di una montagna vissuta per secoli, dove resistono sentieri, pascoli, boschi e luoghi di culto. C'è poi una memoria ancora più recente e dolorosa. Nel 1944 questa montagna divenne una delle aree operative della Resistenza parmense. Le faggete e le numerose pieghe del terreno offrivano riparo alle formazioni partigiane, ma rendevano anche possibile la caccia e il rastrellamento. Nel luglio 1944, durante l'operazione Wallenstein, proprio nei pressi della cima si verificarono scontri e vicende che restituiscono con particolare concretezza cosa significasse vivere la montagna in quegli anni. Il progetto Resistenza mAPPe ricorda, tra le altre, la storia di Bruno Schianchi, nome di battaglia Topo, partigiano ferito all'anca da un proiettile tedesco il 7 luglio. Trasportato e nascosto in un anfratto, venne assistito da Francesco Ferrari, un contadino del luogo che rischiò la fucilazione per continuare a portargli cibo e acqua. Quando le minacce resero troppo rischiosi i suoi spostamenti, fu la figlia Rita a proseguire quell'opera clandestina. La vicenda, singolare anche per il suo epilogo sentimentale, racconta qualcosa di importante sulla Resistenza del territorio: non soltanto scontri e formazioni armate, ma una rete quotidiana di aiuti, silenzi e responsabilità assunte dalla popolazione locale. Non è un caso che proprio questo luogo sia diventato uno dei punti del percorso dedicato alla memoria della Resistenza sul Monte Caio. È così che la montagna diventa una geografia della memoria. Anche in vetta, con il monumento dedicato a Fabio Bocchialini (un'opera di Renato Brozzi, inaugurata nel 1933) che aggiunge un ultimo capitolo, ricordando l'importante agronomo e patriota parmense, caduto al fronte nel 1915. Arrivare qui significa quindi raggiungere un luogo dove le storie e la Storia si sovrappongono, dialogano, rimandano echi di un tempo che fu, e che – almeno in parte – in parte è ancora oggi.

Sui crinali appenninici
Da Schia alla cima esistono più possibilità, compresi i percorsi che salgono da Agna e quelli collegati all'Eremo di San Matteo. La salita classica segue il sentiero n° 737, lungo la dorsale orientale. La difficoltà è prettamente escursionistica, circa 370 metri di dislivello e due ore e mezza complessive, ma i numeri non devono far pensare a una passeggiata banale: il fondo può diventare impegnativo con pioggia, neve o ghiaccio. Si parte dalla zona di Schia e si sale gradualmente attraverso boschi e radure fino a raggiungere il crinale. Qui il carattere del percorso cambia: gli alberi si diradano, il sentiero segue lo spartiacque e il panorama si apre sui due lati. Il sentiero percorre infatti la dorsale che divide Parma ed Enza, con la valle del Bratica a occidente e quella del Cedra a oriente, mantenendo verso sud il profilo del crinale principale. È questo a rendere la salita più interessante, perché non si guadagna soltanto quota, ma si cammina fra due sistemi di valli. La parte finale, quando la faggeta lascia spazio ai prati e agli affioramenti del flysch, restituisce il carattere del Monte Caio. La Punta Bocchialini arriva quasi naturalmente, con il monumento a segnarla. Il panorama è davvero ampio, con le valli parmensi e reggiane, le colline, il crinale dell'Appennino Tosco-Emiliano e, nelle giornate limpide, profili molto più lontani. Non è un panorama di grandi pareti, ma di vastità, dove si comprende l'Appennino di dorsali, boschi e vallate.
La salita da Schia è breve e facile, e proprio per questo si presta anche a essere ampliata. Per chi non vuole semplicemente tornare sui propri passi, la rete dei sentieri permette infatti di costruire diversi anelli attorno al massiccio. Una possibilità è proseguire dalla zona del Caio verso i passi di Zigana e del Ticchiano e collegarsi, con la deviazione del sentiero n° 753, all'Eremo di San Matteo; un'altra consiste nel rientrare verso Schia utilizzando i sentieri n° 737A e 730. Più ampio è l'itinerario che comprende il Grande Faggio e utilizza i sentieri n° 730, 732 e 737, trasformando la salita alla cima in un vero giro attorno al Monte Caio. Sono quindi molte le possibilità per prolungare una salita che, da sola, è piuttosto breve. Ed è forse questa la caratteristica più interessante del Monte Caio: non impone un solo modo di essere attraversato. Si può salire rapidamente alla vetta e tornare a Schia, oppure dedicargli una giornata intera, passando dal Grande Faggio, dall'eremo, dalle dorsali e dai boschi. In ogni caso, la Punta Bocchialini resta il punto in cui le diverse anime della montagna sembrano incontrarsi: la roccia dell'antico mare, il bosco modellato dall'uomo, le vie della fede, la memoria della guerra e il grande spazio aperto dell'Appennino Parmense. Una cima modesta per quota, ma capace di raccontare molto. E in montagna, spesso, è proprio questo che rende un sentiero degno di essere percorso.
IL PERCORSO
Regione: Emilia-Romagna
Partenza: Schia, frazione di Tizzano Val Parma (1250 m)
Arrivo: Monte Caio (1584 m)
Accesso: da Parma, sulla Tangenziale Sud, si prende la Statale 665 per Langhirano, proseguendo fino alla località di Boschetto, dove si devia a destra per salire a Tizzano Val Parma e proseguire per Schia
Dislivello: 400 m
Durata: 1 h e 30 min
Difficoltà: E (escursionistico)
Immagine di apertura: la cima del Monte Caio (1584 m), con il monumento dedicato a Fabio Bocchialini. © Ramsete











