Contenuto sponsorizzato
Itinerari | 18 ottobre 2026 | 19:00

La mulattiera lastricata realizzata per costruire una diga sospesa tra le cime della Valchiavenna. Viaggio in mondo di vita alpestre, di alpeggi e di contrabbando.

Un piccolo gioiello di ingegneria: da San Bernardo, sopra Chiavenna, una storica mulattiera, costruita per i cantieri degli impianti idroelettrici, sale per mille metri fino al bacino del Truzzo, in un angolo remoto di queste montagne, tra Mesolcina e Bregaglia

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
L'itinerario
Lombardia
Difficoltà: E (escursionistico)
1100 m
3/4 h
San Bernardo (1099 m), frazione di San Giacomo Filippo
Lago del Truzzo (2080 m) e rifugio Carlo Emilio (2153 m)

da Chiavenna si prosegue verso il Passo dello Spluga sulla SS36 fino a San Giacomo Filippo, dove si devia a sinistra per una stradina (indicazioni) che sale alle frazioni di Olmo e San Bernardo

La Valle Spluga è sempre stata una strada: lo raccontano le fonti romane, i traffici medievali, la carrozzabile aperta tra il 1818 e il 1822, molto usata almeno fino all'apertura del traforo del Gottardo che, nel 1882, svuotò i passi e impoverì la valle. Basta però lasciare la statale a San Giacomo Filippo, pochi chilometri sopra Chiavenna, per entrare in un altro mondo, quello della Valle del Drogo, un incavo a mezzaluna chiuso dal Pizzo Quadro, dal Pizzo Forato e dalle Camoscere, dove sale soltanto chi ci va apposta. In autunno, con le baite chiuse e i villeggianti – pochi – tornati in pianura, il silenzio è quasi totale. Il nome "drogo" significa forra, orrido, ma si riferisce solo al tratto terminale, dove il torrente si apre faticosamente la strada verso il Liro; per il resto, la valle regala scorci gentili e una vegetazione rigogliosa, grazie a un clima umido e temperato. Il toponimo non può non richiamare alla memoria il tenente Giovanni Drogo del Deserto dei Tartari di Buzzati, un nome che sa di attesa e di confine, e che qui, d'autunno, non stona. Per raggiungere questa bella valle sospesa, da San Giacomo, oltre Chiavenna verso lo Spluga, si sale per una ventina di tornanti fino ai prati di Olmo (1056 m) e si prosegue per San Bernardo (1099 m), poche case, una chiesetta, l'edificio di una piccola scuola elementare, che il Comune ha convertito nell'accogliente rifugio-locanda Convivio San Bernardo. Qui la valle mostra la sua doppia storia: sotto, la grande centrale idroelettrica, completata nel 1928 e alimentata dalle acque del Lago del Truzzo, che portò cantieri e operai; intorno, le borgate sui pendii tra i boschi, Scanabecco, Sant'Antonio, Caurga, con il loro mondo di vita alpestre, di alpeggi e di contrabbando.


Autunno in Valle del Drogo, presso Sant'Antonio. © Luigi Settala

Mulattiera di cantiere

Si può lasciare l'auto alla centrale idroelettrica, come anche più sopra, a San Bernardo, o ancora più in alto verso Scanabecco, ma la direzione è la stessa, l'evidente solco della Valle del Drogo, porta di accesso verso il Lago del Truzzo. Dalla diga si segue la mulattiera nel bosco lungo la stretta valle, quasi sul fondo, mentre partendo più in alto si può seguire la mulattiera che taglia i prati verso Scanabecco, con la chiesetta di San Rocco che domina il nucleo di baite, o la strada che si stacca all'ultimo tornante. In tutti i casi, si raggiunge Sant'Antonio (1213 m), anche questo con la sua chiesetta, e con alcune croci che ricordano i contrabbandieri caduti sul Passo di Lendine, al confine con la Mesolcina svizzera. Poco prima di Caurga una mulattiera si stacca a destra e comincia la salita vera: quasi 800 metri di tornanti, in un bosco dove i larici, d'autunno dorati, superano i 20 metri di altezza. Tra un grande monolito, rododendri, ginestre e frassini, un promontorio roccioso con una cavità inquietante, una cascatella e un costone con brevi tratti esposti (cavo), si supera l'Alpe Curt de Lavazz, con il bosco che si dirada e la mulattiera che diventa un piccolo gioiello di ingegneria alpina, ancora lastricata a blocchi, ben conservata, in geometrie che dall'alto quasi disegnano un ricamo sul pendio. Fu costruita negli anni Venti del Novecento per servire il cantiere della diga, ed è oggi, a tutto diritto, uno dei monumenti della valle. Si arriva poi all'Alpe Cornera (1920 m), quindi al complesso dei guardiani, qualche scaletta, e si giunge infine sul camminamento della diga.


Salendo verso il Lago del Truzzo. © Oloap

Acqua sotto le cime

I lavori per lo sbarramento del Truzzo (2080 m) iniziarono nel 1924, con il bacino del volume di circa 18 milioni e mezzo di metri cubi di acqua: scendono per oltre mille metri di dislivello fino alla centrale di San Bernardo, dove furono poi convogliate anche le acque del Lago Nero, del Forato e della Valle della Sancia. Il lago, specchio per i severi versanti rocciosi che lo racchiudono, è più scenografico che ridente, con la sua corona di cime che lo sorvegliano dall'alto. Di fronte, a est e sudest, si allungano le cime della Bregaglia, dalle Sciore a Badile e Cengalo, fino al Pizzo di Prata. Attraversato il camminamento, un sentiero tra rocce montonate porta in breve al piccolo Lago Nero (2150 m, anch'esso con un piccolo sbarramento artificiale) e, superato un passaggino esposto, al rifugio Carlo Emilio (2153 m). Eretto nel 1911, è del Cai di Como e non è gestito, per utilizzarlo bisogna prenotare e ritirare le chiavi, lasciando a questa conca rocciosa il silenzio che forse merita. Da qui partono salite alpinistiche avventurose sulle cime circostanti, oltre i 2900 metri di quota e fino ai 3013 del Pizzo Quadro, o impegnative traversate verso il bivacco e l'Alpe del Servizio o la Valle della Sancia.
In alternativa al ritorno per la stessa via, si può traversare all'Alpe Lendine, un percorso riservato però ai più esperti: poco sopra la diga, sul suo versante occidentale, si prende il sentiero (scritta "Lendine" su un masso) che sale a una selletta e scende a sud su pietraia, con traccia a tratti incerta e faticosa (seguire gli ometti e i bolli bianco-rossi). Una traversata in una pecceta, sul bordo di un ripido versante, conduce ai prati dell'Alpe Prosto e infine al bel villaggio di Lendine (1710 m), altro luogo denso di storie e immerso nei silenzi dell'alta quota. Un'ultima sosta, poi la rilassante discesa nel bosco sul fondo della Valle del Drogo.

 

 

IL PERCORSO
Regione: Lombardia
Partenza: San Bernardo (1099 m), frazione di San Giacomo Filippo
Arrivo: Lago del Truzzo (2080 m) e rifugio Carlo Emilio (2153 m)
Accesso: da Chiavenna si prosegue verso il Passo dello Spluga sulla SS36 fino a San Giacomo Filippo, dove si devia a sinistra per una stradina (indicazioni) che sale alle frazioni di Olmo e San Bernardo
Dislivello: 1100 m
Durata: 3/4 h
Difficoltà: E (escursionistico)

 

Immagine di apertura: la diga del Truzzo affacciata verso la Valchiavenna. © Energy Bis

SOSTIENICI CON
UNA DONAZIONE
Contenuto sponsorizzato
recenti
Attualità
| 18 ottobre | 18:00
La testimonianza di una guida italiana in vacanza nel Sol Levante ci porta storie di overtourism gestito in maniera [...]
Idee
| 18 ottobre | 13:00
I contadini e gli allevatori di montagna presidiano il territorio e rappresentano "uno degli ultimi presidi per [...]
Cultura
| 18 ottobre | 12:00
Il 18 ottobre 2011 ci lasciava Andrea Zanzotto: partigiano, insegnante e poeta fra i maggiori del nostro secondo [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato