Un angolo appartato di Alpi, dove si sono conservate le tracce di una montagna diversa: un mondo antico, fatto di pascoli, baite, sentieri e stagioni trascorse in quota

Un itinerario ad anello dai Bagni di Masino alla scoperta di un versante poco frequentato della valle, nel cuore della Val Merdarola, tra antiche baite di alpeggio, una bocchetta tra le rocce e la spettacolare traversata verso il rifugio Omio, nel cuore della Valle dell'Oro. Un percorso per escursionisti esperti, dove alla bellezza dell'ambiente si accompagna il piacere, ormai raro, di seguire tracce poco battute

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
seguendo la SS36 si costeggia tutto il Lago di Como fino a Colico, dove si prende la SS38 che risale la Valtellina, si supera Morbegno e, poco prima di Ardenno, si svolta a sinistra, risalendo la Val Masino, oltre Cataeggio e San Martino, fino ai Bagni di Masino
La Val Masino è una terra di grandi montagne, di granito e di itinerari classici. La Val di Mello, la Val Porcellizzo e la Valle dell'Oro sono nomi conosciuti da escursionisti e alpinisti. Poco più in disparte, sopra i Bagni di Masino, si apre invece la Val Merdarola, un angolo appartato, raramente percorso, dove il bosco e i pascoli hanno conservato tracce di una montagna diversa. Laterale della Val Masino sul versante che guarda verso la Val di Mello e la Val Porcellizzo, qui il granito non ha assunto le forme celebri delle grandi pareti del Badile, del Cengalo o delle cime della Val di Zocca, ma già costruisce una montagna aspra, severa, profondamente modellata dall'acqua e dal ghiaccio. La Val Masino, del resto, è uno di quei territori alpini nei quali la dimensione paesaggistica e quella culturale finiscono inevitabilmente per sovrapporsi: le grandi montagne attirano alpinisti da oltre un secolo, ma sotto le pareti sopravvivono le tracce di un mondo molto più antico, fatto di pascoli, baite, sentieri e stagioni trascorse in quota.
L'anello qui proposto parte dai Bagni di Masino e segue il sentiero che sale nell'anfiteatro della Merdarola, più intimo rispetto ai suoi celebri vicini, ma sempre imponente, traversando infine nella Valle dell'Oro. È un itinerario per escursionisti esperti, allenati e che non si fanno spaventare dalle "ravanate", non tanto per difficoltà tecniche particolari, quanto per la natura del percorso. La traccia infatti, soprattutto nella parte mediana della Val Merdarola, può essere poco evidente, a volte quasi sparisce tra la vegetazione, mentre più in alto si devono affrontare brevi tratti ripidi o esposti, e la discesa dal valico richiede particolare cautela in presenza di neve, fino a stagione inoltrata, o terreno bagnato. Una buona visibilità e un minimo di esperienza nell'orientamento sono condizioni importanti per affrontarlo serenamente. La ricompensa? Un itinerario solitario, dove raramente si incontrano altri escursionisti (più facile trovare cavalli e asini al pascolo, da soli), che si snoda tra boschi e radure, cime severe e grandi spazi. In un angolo appartato del regno del granito.
La valle dimenticata
I Bagni di Masino sono il punto di partenza ideale per leggere questa storia. Le acque termali erano conosciute almeno dal Quattrocento, e già nel 1462 il podestà di Morbegno ne segnalava le proprietà salutari al duca di Milano. Nei secoli successivi la fama del luogo crebbe, tanto che vi soggiornò anche Matteo Bandello, mentre le descrizioni di Giovanni Guler von Weineck, all'inizio del Seicento, raccontano di un luogo ormai noto e raggiunto da viaggiatori provenienti anche dall'area del Lario. L'antico stabilimento, accanto all'edificio più recente costruito nel 1930, conserva così la memoria di quando arrivare fin quassù significava affrontare una lunga e disagevole strada attraverso la Costiera dei Cech e la Val Masino. Oggi, invece, i Bagni sono soprattutto una porta verso le montagne, e la maggior parte degli escursionisti che lascia l'auto al termine della strada prende il sentiero evidente diretto alla Valle dell'Oro e al rifugio Omio, oppure prosegue verso gli ambienti più celebri della Val Porcellizzo e il rifugio Gianetti. La Merdarola rimane quasi sempre ai margini. Eppure basta imboccare quella traccia per accorgersi di quanto poco basti, in Val Masino, ad allontanarsi dai percorsi principali per entrare in una montagna completamente diversa. Il sentiero sale dapprima nella pineta, poi si avvicina alla cascata della Merdarola e supera il grande gradino roccioso che chiude inferiormente la valle. È un passaggio significativo anche dal punto di vista paesaggistico: viste da valle, le lisce placche di granito sembrano quasi impedire qualsiasi accesso all'alta Merdarola, ma il sentiero dimostra che un passaggio esiste, stretto e tortuoso, nascosto tra rocce e vegetazione. Si sale nel bosco, passando nei pressi della cascata, poi il percorso guadagna quota con decisione sul fianco della valle. Già qui occorre prestare attenzione, perché il sentiero è poco frequentato e in alcuni punti la traccia si perde nella vegetazione o nei pascoli. Bisogna cercarla, seguendo i segnavia e mantenendo la direzione, senza lasciarsi guidare dalle numerose tracce degli animali. La fatica della salita è ripagata dall'ambiente: man mano che il bosco si dirada, compaiono i primi pascoli e, soprattutto, i ruderi di vecchie baite, costruzioni ormai abbandonate, in parte ridotte a muri e pietre, ma testimoniano l'importanza che questa valle ebbe per l'allevamento estivo.

Verso nuovi mondi
Intorno ai 1600 metri compare ancora qualche vecchia costruzione e, più in alto, i resti delle strutture dell'alpeggio della Merdarola, presenze discrete, quasi inghiottite dalla vegetazione. L'alpe della Merdarola era una delle più ampie della Val Masino e poteva ospitare in passato oltre un centinaio di capi di bestiame. I muri a secco, i ruderi dei caléc’ e le baite non sono dunque semplici rovine sparse nel bosco, ma i resti di un'organizzazione economica e sociale che per generazioni portò uomini e animali a trascorrere qui l'estate. Superata la zona più intricata (attenzione a non farsi tentare da tracce e ometti che puntano a destra, verso una lontana baita diroccata: si deve tenere a sinistra, verso una fascia rocciosa con due cascate, separate da una sorta di grossa cengia ascendente ricoperta di vegetazione), intorno ai 1900 metri la valle finalmente si apre. È uno dei momenti più belli dell'intero percorso: alle spalle si apre un panorama sempre più ampio sulla Val Porcellizzo e sulle sue grandi cime di granito del Masino, mentre davanti compaiono le affilate Punta Medaccio e Punta Fiorelli. Il senso di isolamento è notevole, soprattutto se si considera che, poche centinaia di metri più in là, si sviluppano alcuni degli itinerari più frequentati della Val Masino.
La Bocchetta di Medaccio è ora evidente e il percorso, pur rimanendo poco battuto, diventa più leggibile. Si sale attraverso la fascia di massi e si raggiunge il passo a 2303 metri, il punto più alto dell'anello. È anche il luogo in cui il paesaggio cambia improvvisamente. Fino a un istante prima lo sguardo era rivolto soprattutto verso la Merdarola e la Val Porcellizzo, ma oltre il valico si apre la Valle dell'Oro e il suo grande anfiteatro granitico. La discesa iniziale richiede attenzione: il canalino è ripido e presenta terreno mobile, con sassi e terriccio, e non è raro trovarlo ancora intasato di neve, soprattutto a inizio stagione o dopo nevicate tardive. Non è un passaggio alpinistico, ma la combinazione fra pendenza, neve e terreno friabile impone di procedere con cautela e di valutare le condizioni reali prima di affrontare il tratto. Superato questo breve tratto, l'itinerario torna progressivamente più tranquillo e si traversa il versante seguendo i segnavia, aggirando le grandi e caratteristiche placche di granito del Masino e attraversando piccoli corsi d'acqua. La Valle dell'Oro appare in tutta la sua ampiezza e il rifugio Omio, ancora lontano, diventa il riferimento naturale del cammino. Il nome della valle, curiosamente, non avrebbe a che fare con il prezioso metallo, ma con la radice or, legata all'idea di orlo o terrazzo, una denominazione particolarmente appropriata per questo grande ripiano sospeso nel cuore del granito. Camminando verso il rifugio, il paesaggio assume un carattere completamente diverso da quello incontrato poche ore prima. La Merdarola era una valle più stretta, verde, invasa dalla vegetazione e dalle tracce di antichi alpeggi, mentre qui dominano lastroni di roccia, grandi blocchi e pascoli aperti. L'arrivo alla Omio ha quindi qualcosa di diverso dalla semplice soddisfazione per aver raggiunto un rifugio. Dopo ore trascorse su una traccia poco evidente, tra ruderi e vegetazione, ritrovarsi al centro dell'ampio anfiteatro della Valle dell'Oro significa rientrare improvvisamente nella geografia più conosciuta della Val Masino. Il rifugio Omio, a 2100 metri, non è soltanto una meta escursionistica, ma uno dei luoghi storici dell'alpinismo locale. Fu costruito nel 1937 dalla Società escursionisti milanesi (Sem) e dedicato ad Antonio Omio, uno dei sei alpinisti morti nella tragica vicenda della Punta Rasica del 1935. Nel 1944 venne incendiato dalle forze nazifasciste perché utilizzato come punto d'appoggio dai partigiani, poi ricostruito nel dopoguerra e successivamente ristrutturato. Da qui il rientro ai Bagni segue il percorso classico: si scende verso est tra pascoli e lastroni, si passa accanto ai ruderi dell'Alpe dell'Oro e si raggiunge il panoramico Pian del Fango, a circa 1590 metri. Il sentiero entra quindi nel bosco, attraversa una faggeta e continua con una discesa regolare fino al fondovalle e ai Bagni di Masino. Dove è scontato dare ancora un'occhiata verso l'alto, con le luci ormai basse del tramonto, per riassaporare quella dimensione un po' ruvida che ci ha accompagnato per tante ore, durante una delle traversate più interessanti e meno scontate del Masino: non soltanto un itinerario tra due valli, ma un viaggio attraverso diversi volti della montagna valtellinese.
IL PERCORSO
Regione: Lombardia
Partenza: Bagni di Masino (1172 m)
Arrivo: Bocchetta di Medaccio (2303 m)
Accesso: seguendo la SS36 si costeggia tutto il Lago di Como fino a Colico, dove si prende la SS38 che risale la Valtellina, si supera Morbegno e, poco prima di Ardenno, si svolta a sinistra, risalendo la Val Masino, oltre Cataeggio e San Martino, fino ai Bagni di Masino
Dislivello: 1200 m
Durata: 6/7 h
Difficoltà: EE (escursionisti esperti)
Immagine di apertura: antichi alpeggi in alta Val Merdarola. © Stefano Dettori












